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SE NE PARLA IN UNA CONFERENZA MARTEDÌ PROSSIMO AL POLO INFERMIERISTICO DI IVREA, ALLE ORE 18

San Francesco a Ivrea attraverso i suoi frati

Minori conventuali, dell’Osservanza e Cappuccini, una presenza in tutto il Canavese

(di Francesco Mosetto)

Riscoprire il carisma di Francesco d’Assisi. *** Si parla molto, in questi giorni, di Francesco...

EDITORIALE – L’altro 2 Giugno, quello dell’impegno civile

Foto generata con IA
C’è chi si è chiesto perché non immaginare, accanto al doveroso omaggio a chi ha dato la vita per la libertà e al giusto riconoscimento a chi garantisce sicurezza e difesa, una grande sfilata delle energie civili che hanno contribuito a costruire la Repubblica e continuano a tenerla viva.
La Festa della Repubblica deve raccontare qualcosa di più; è molto più ampia delle sole sue istituzioni di difesa e sicurezza, più articolata, più vicina alla quotidianità dei cittadini. È fatta di persone che ogni giorno tengono insieme e fanno andare avanti il Paese: insegnanti, operatori sanitari, volontari, amministratori locali, ricercatori, educatori, magistrati, lavoratori sociali, giovani, donne e uomini del Terzo settore che intervengono dove emergono fragilità, bisogni e nuove povertà, costruiscono inclusione e opportunità… la lista è lunga quanto volete.
Esiste un “altro 2 Giugno” che non trova spazio nell’immaginario collettivo. È il volto di una Repubblica che aggiunge qualcosa al tema della difesa e della sicurezza e genera coesione, fiducia e solidarietà. Nessuna volontà di cancellare la memoria militare della Nazione, ma quando in giro per il mondo il Ministero della Difesa diventa Ministero della Guerra qualcosa, anche in una festa repubblicana, deve forse cambiare. E la società civile rappresenta una risorsa strategica per il Paese.
Nel principio di sussidiarietà, associazioni, fondazioni, organizzazioni di volontariato e reti civiche non sostituiscono lo Stato, ma lo affiancano, lo integrano, ne rafforzano la capacità di risposta. Là dove le istituzioni faticano ad arrivare, spesso sono queste realtà a mantenere viva la trama delle relazioni e della solidarietà.
Il 2 Giugno potrebbe diventare la festa di tutte le energie che sostengono la Repubblica, senza contrapporre il valore delle une alle altre, senza cancellare tradizioni e simboli, ma allargando lo sguardo, perché la forza di una Nazione non si misura solo nella capacità di difendersi e di proteggersi, ma anche in quella di prendersi cura di sé stessa. È una storia vera che merita di essere raccontata; non sarebbe una festa meno solenne, ma più repubblicana.

Assemblea di fine anno pastorale

CHIVASSO – Sabato 6 giugno il Teatro dell’Oratorio Carletti di Chivasso ha ospitato l’Assemblea diocesana di fine anno pastorale, convocata dal vescovo Daniele Salera e rivolta ai Consigli pastorali parrocchiali, sacerdoti e laici di movimenti e associazioni ecclesiali. L’incontro è stato dedicato alla verifica del cammino compiuto durante l’anno e alla raccolta delle riflessioni maturate nelle comunità, nel quadro di una pastorale fondata sul discernimento comunitario e sulla capacità di leggere le sfide della vita quotidiana alla luce del Vangelo.
Numerosa la partecipazione dei delegati delle vicarie della diocesi, chiamate a condividere esperienze, valutazioni e proposte a partire dalla Lettera pastorale del settembre 2025. I contributi raccolti costituiranno una base importante per la programmazione del prossimo anno pastorale, che sarà inaugurato sabato 26 settembre in Cattedrale a Ivrea.
Nel corso dell’assemblea sono stati inoltre ricordati alcuni appuntamenti diocesani dei prossimi mesi: a partire da quello di sabato prossimo, 13 giugno, a Vische la presentazione dell’enciclica di Papa Leone XIV, Magnifica humanitas, con l’intervento di don Andrea Cavallini e una meditazione del vescovo Daniele Salera; la celebrazione il 15 agosto della solennità dell’Assunta, patrona della diocesi; e il tradizionale pellegrinaggio diocesano a Oropa, che da quest’anno anziché ad agosto si svolgerà nel mese di settembre, precisamente sabato 5.
L’Assemblea diocesana si è aperta con un momento di preghiera e di silenzio meditativo, secondo il metodo del discernimento comunitario. Introducendo i lavori, il vescovo Daniele ha ricordato il significato dell’incontro: “Un momento di sintesi, di verifica e di condivisione sul cammino che abbiamo vissuto insieme, ponendoci in ascolto gli uni gli altri”. L’assemblea è stata anche l’occasione per rileggere la Lettera pastorale alla luce dell’esperienza maturata. “I passi compiuti – ha osservato il vescovo – sembrano aver seguito in gran parte quelle indicazioni, trasformando in vita ciò che ci eravamo detti all’inizio del percorso”.
La testimonianza delle sette vicarie
Le sette vicarie della diocesi hanno preso la parola attraverso i loro rappresentanti, offrendo testimonianze, riflessioni e proposte. Ne è emerso un quadro ricco di luci e con qualche criticità da superare, poi soddisfazioni e fatiche, ma soprattutto la consapevolezza di un cammino che continua a generare crescita e confronto. Riconosciuto il valore della Lettera pastorale come strumento capace di orientare il percorso delle comunità; sono rinati i Consigli pastorali parrocchiali e anche quello diocesano. Si sono rafforzati il dialogo e la collaborazione tra le diverse realtà ecclesiali, è cresciuta l’attenzione verso le persone più fragili e si è sviluppata una maggiore sensibilità nei confronti della formazione delle nuove generazioni.
Accanto ai segni di speranza, non sono mancate le difficoltà. Costruire una Chiesa realmente sinodale richiede infatti di superare abitudini consolidate: la tendenza ad affermare le proprie posizioni più che ad ascoltare, a difendere le proprie ragioni più che a ricercare la comunione, a restare fermi nelle proprie convinzioni invece di muoversi incontro agli altri.
Le comunità hanno evidenziato il peso di risorse umane sempre più limitate. Molti operatori pastorali sono chiamati a conciliare il servizio ecclesiale con gli impegni del lavoro e della famiglia, mentre le richieste e le necessità continuano ad aumentare. Da qui emerge l’esigenza di individuare priorità chiare, concentrare le energie sugli obiettivi essenziali e sostenersi reciprocamente attraverso proposte semplici, concrete e realmente praticabili.
In riferimento alla dimensione missionaria della Chiesa è emersa la necessità di evitare che l’organizzazione di attività assorba gran parte delle energie, facendo perdere di vista la finalità originaria dell’azione pastorale: l’annuncio del Vangelo e l’incontro con le persone, soprattutto con coloro che vivono ai margini della vita ecclesiale. È stata sottolineata l’importanza di fondare ogni percorso pastorale sulla relazione con il Signore, testimoniando la fede con maggiore coerenza nella vita quotidiana. È stata ribadita l’urgenza di superare divisioni e incomprensioni, favorire l’accoglienza reciproca e valorizzare quei piccoli gesti di attenzione e vicinanza che costruiscono autentiche relazioni comunitarie.
Guardando al futuro, l’assemblea ha indicato di rafforzare il legame tra fede e vita; curare maggiormente la liturgia; creare nuove occasioni di incontro, servizio e collaborazione; sviluppare una Chiesa capace di uscire dai propri confini per incontrare le persone nei luoghi della vita quotidiana e condividere con loro la speranza del Vangelo. In questa prospettiva è stata sottolineata anche l’importanza di superare la logica della parrocchia isolata, valorizzando il cammino delle unità pastorali e il lavoro di rete tra le comunità. Se dei vuoti permangono, l’assemblea li ha individuati nella fragilità della testimonianza personale, nelle difficoltà a costruire concordia e nella persistenza di una mentalità che si rifugia ancora nel consueto “si è sempre fatto così”. Proprio da queste consapevolezze nasce però la sfida del prossimo futuro: continuare il cammino con fiducia, custodendo quanto di buono è germogliato e aprendosi con coraggio alle conversioni che il Vangelo continua a chiedere alle comunità cristiane.
 

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Il Pd perde pezzi, Vannacci incombe sul destra-centro I 2 poli tra scissioni, paure e leadership incerte

Quattro dimissioni “pesanti” hanno scosso la leadership della Schlein nel Pd: hanno lasciato le deputate Furlan e Madia e le europarlamentari Gualmini e Picierno in dissenso con la linea della segreteria, ritenuta radicale di sinistra, poco attenta alla storia plurale del partito, nato dalla fusione tra i Ds e la Margherita. Le “dimissionarie”, tutte provenienti dall’area riformista della Margherita, segnalano la scarsa attenzione per la cultura popolare e liberaldemocratica: il “tiepido” europeismo per l’alleanza con i Pentastellati, “neutrali” sull’Ucraina, la scelta prioritaria della Cgil a scapito di Cisl, Uil e Autonomi, il limitato dibattito interno con la voce “unica” della segreteria… Le onorevoli Furlan e Madia scelgono Italia Viva di Renzi, la Gualmini Azione di Calenda, la Picierno, vice-presidente del Parlamento europeo, fonda il movimento “Spazio pubblico”; a livello europeo tutte collocate nel gruppo liberal-democratico guidato da Macron.
Questa non è l’unica tensione nell’area riformista, come ha sottolineato il presidente dei Popolari, Castagnetti, che ha chiesto alla Schlein il rispetto dei valori dei due partiti fondatori; secondo il Corriere Romano Prodi, critico sulla segreteria Schlein, si riserverebbe un’iniziativa per la quarta gamba del “campo largo”; indispensabile per battere il destra-centro. In realtà anche l’area riformista appare divisa in quattro posizioni: la componente guidata dal presidente del Pd Bonaccini appoggia la segreteria, la corrente catto-dem guidata dall’ex ministro Delrio, in minoranza, è orientata alla battaglia interna; sono per la nuova Margherita i Renziani con Casa riformista, i Prodiani, il Movimento “Più Uno” del professor Ruffini; infine una quarta componente sta con Azione, fuori dai due Poli.
Un panorama politico complesso che sembra dar ragione, a posteriori, alla previsione dell’onorevole Bodrato, già collaboratore di Moro e Zaccagnini: meglio la federazione Ds-Margherita, anziché la fusione di due partiti, vicini ma diversi.
Intanto nel “campo largo” resta aperta la questione della leadership tra Schlein e Conte. Con quali primarie: aperte a tutti o riservate ai segretari?
Se il centro-sinistra ha il problema della frammentazione, il destra-centro teme la bomba Vannacci e la crisi irreversibile della Lega. Salvini, ridotto al 6%, cerca un salvagente dai leader del Nord, Zaja, Fedriga, Fontana; ma questi chiedono un cambio della linea nazionale, di destra, ed un ritorno alla “Lega del Nord”. Soprattutto porte chiuse al generale Vannacci, come ha dichiarato in tv l’onorevole Molinari, capogruppo alla Camera.
Sul generale, tuttavia, la porta è lasciata aperta dalla Meloni, colpita dai sondaggi che collocano l’ultra-destra al 5%. Qui si apre un grave problema politico perché Futuro Nazionale è incompatibile con qualsiasi coalizione di governo: anti-Europa, filo-Putin, sovranista come i Maga di Trump, anti-palestinese e pro-Netanyahu, contro gli immigrati, al limite del razzismo… La sua presenza al Governo romperebbe ottant’anni di vita democratica e ci collocherebbe fuori dall’Europa.
Nel destra-centro sono contro Futuro Nazionale non solo i leghisti, ma soprattutto Forza Italia, sotto la spinta di Marina Berlusconi, impegnata sulla linea europeista dei Popolari. Secondo alcuni media, la Berlusconi potrebbe anche spingere gli Azzurri su una posizione autonoma neo-centrista, contro l’estrema destra.
Le fratture (e la confusione) nei Poli sono state registrate dai sondaggisti, con due note: cresce l’incertezza e l’astensione, permane l’ipotesi del “pareggio” anche nell’ipotesi della nuova legge elettorale “Stabilicum”.
In un panorama politico così complesso (a partire dalle guerre infinite), appare semplicistico voler risolvere i nodi parlamentari con artifici legislativi; sarebbe preferibile dedicare i mesi che ci separano dal voto ad un impegno comune sui molti temi aperti: politica estera, stagnazione, lavoro, immigrazione…

EDITORIALE – È stato un buon anno…

… e pare strano dirlo adesso che siamo solo a metà del 2026. Ma le “cose della Chiesa” non sempre coincidono con quelle civili. Qui parliamo dell’anno pastorale che inizia a settembre e si chiude a giugno. Non un anno privo di fatiche, limiti o criticità. Ma un anno nel quale la nostra Chiesa locale ha cercato sinceramente di mettersi in ascolto dello Spirito e delle persone, provando a trasformare in scelte concrete le indicazioni contenute nella Lettera pastorale del settembre scorso del vescovo Daniele Salera.
Dire che è stato un buon anno non è azzardato, nel tempo in cui le comunità cristiane fanno i conti con la diminuzione delle presenze, con il progressivo invecchiamento di molti operatori pastorali, con la fatica di coinvolgere le nuove generazioni e con una società che pare avere sempre meno familiarità con il linguaggio della fede. Per questo è importante riconoscere i segni di bene che spesso crescono lontano dai riflettori. Un buon anno non è quello in cui tutto funziona; non è quello in cui non emergono problemi. È piuttosto quello in cui una comunità trova il coraggio di guardare con sincerità le proprie fragilità senza lasciarsene paralizzare.
È quello in cui si smette di rimpiangere il passato e si inizia a costruire il futuro di piccoli (e grandi) passi che, sommati, costruiscono una presenza credibile nel territorio, concentrata sull’essenziale e prodiga di relazioni più profonde e incontri autentici. Un buon anno anche davanti ai nodi che restano da affrontare; la comunione non si improvvisa, l’ascolto reciproco è spesso più difficile delle dichiarazioni di principio, la collaborazione tra comunità richiede di superare campanilismi e abitudini radicate e il vecchio rifugio del “si è sempre fatto così” continua a esercitare il suo fascino rassicurante.
Ma forse proprio qui si gioca la sfida dei prossimi anni. Non nel difendere ciò che eravamo, ma nel discernere ciò che siamo chiamati a diventare; meno preoccupati di conservare e più disponibili a testimoniare. Se questo cammino continuerà – e continuerà –, allora si potrà davvero dire che quello appena concluso non è stato soltanto un buon anno, ma l’inizio di una stagione nuova.

Edizione 11 Giugno 2026

ANNO CVI – N° 23
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