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sabato 20 Giugno 2026

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DIOCESI DI IVREA - CONFERENZA / RITIRO PER LA COMUNITà DIOCESANA

UNA MAGNIFICA UMANITÀ

(di Mons. Daniele Salera)

Preghiera – Invitatorio per il giorno di sabato (L. Andrewes) Signore, abbi pietà di noi...

PREVISTO PER FINE GIUGNO IL PELLEGRINAGGIO DIOCESANO AD ASSISI GUIDATO DAL VESCOVO DANIELE

I Francescani a Chivasso e a Rivarolo

Carletti, Bonifacio, la Parrocchia “dei Cappuccini”, una storia che ci accompagna

(di Francesco Mosetto)

Foto: Beato Angelo Carletti Il 26, 27 e 28 giugno si terrà il pellegrinaggio diocesano ad Assisi,...

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EDITORIALE – Assimilazione Processo alla parola

Immagine generata con IA
Assimilare significa “rendere simile a sé ciò che inizialmente è diverso; è l’abbandono progressivo delle caratteristiche culturali originarie a favore di quelle dominanti”; “equivale a incorporare un elemento esterno fino a farlo apparire parte naturale dell’insieme riconoscibile come proprio”. “Un individuo è assimilato quando la sua appartenenza precedente perde rilevanza nella vita pubblica”; “significa diventare socialmente indistinguibili dalla popolazione che accoglie; una minoranza adotta lingua, costumi e valori della maggioranza fino a confondersi con essa”. “L’assimilazione culturale si realizza quando usi, simboli e riferimenti identitari vengono sostituiti da quelli della società ospitante”; “rappresenta il grado massimo di adattamento di un gruppo minoritario”; “è il superamento delle differenze culturali attraverso la convergenza verso una cultura comune”; “richiede che il nuovo arrivato modifichi i propri comportamenti per adeguarsi alle aspettative della società di accoglienza”.
Dalle sue stesse definizioni, l’assimilazione appare meno come un percorso di cittadinanza e più come una progressiva evaporazione delle differenze.
Come si misura il momento in cui essa sarebbe compiuta? Attraverso la lingua, le abitudini alimentari, le convinzioni religiose, i riferimenti familiari, il nome, l’accento? La memoria delle proprie origini?
La storia insegna che nessuna società è mai stata culturalmente omogenea; le identità nazionali stesse sono il risultato di stratificazioni, contaminazioni, incontri e conflitti protratti nei secoli. Pretendere che una persona possa essere completamente assimilata significa immaginare una cultura statica, perfettamente definita e immutabile, alla quale conformarsi. Ma una simile cultura non esiste. Persino le definizioni più favorevoli all’assimilazione riconoscono che si tratta di un processo lungo, incompleto e raramente totale.
Quelle più critiche osservano invece che l’obiettivo è irrealistico, perché l’identità umana non è una lavagna da cancellare per riscriverla da capo. Alla fine, il problema non è soltanto etico o politico. È semantico. Se assimilare significa diventare uguali, allora l’assimilazione completa non è un progetto di convivenza: è una finzione teorica che nessuna definizione riesce davvero a rendere praticabile nella vita reale.

Vacanze sì, ma senza spegnere la curiosità, i bambini non devono smettere di imparare

Foto tratta da Freepik
Il caldo e la leggerezza dell’estate invitano al riposo e al dolce far niente. Tuttavia, la sospensione delle routine e il rifiuto di qualsiasi attività intellettuale, soprattutto da parte dei più piccoli, rischiano di amplificare un fenomeno sempre più osservato anche in Italia: il summer learning loss, ovvero la perdita di apprendimenti dovuta alla lunga pausa estiva.
Si tratta di una riduzione delle competenze che colpisce in misura maggiore i bambini provenienti da contesti socioeconomici più fragili. Un fenomeno che preoccupa, perché il contrasto alla povertà educativa passa anche attraverso la qualità delle proposte offerte durante l’estate, dai centri estivi alle iniziative culturali del territorio. Fondamentale è anche il ruolo dei genitori, chiamati a favorire esperienze che consentano ai figli di mantenere viva quella “consapevolezza del sapere” indispensabile per affrontare il nuovo anno scolastico.
L’apprendimento, infatti, non coincide soltanto con i compiti delle vacanze. Si impara anche attraverso esperienze strutturate vissute in contesti diversi da quelli scolastici, come un corso di cucina o di pittura. E si apprende in modo informale ogni volta che nasce il desiderio di conoscere qualcosa di nuovo; anche preparare una torta seguendo una ricetta può trasformarsi in un’occasione per acquisire competenze utili e trasferibili ad altre situazioni.
È proprio su questo terreno che emergono le differenze tra bambini con opportunità socioeconomiche diverse. Mentre chi appartiene a famiglie più agiate può accedere con facilità ad attività stimolanti e formative, altri rischiano di trascorrere l’estate senza occasioni significative di crescita, semplicemente aspettando che il tempo passi.
Saper cogliere le opportunità offerte dall’estate attraverso iniziative sociali e culturali, condividere hobby e attività in famiglia può fare la differenza; sono esperienze che permettono ai bambini di arricchire il proprio bagaglio di conoscenze e competenze, rendendo più sereno e consapevole il ritorno a scuola a settembre.

CANAVESE – Al cinema nel weekend

Cuorgnè, Cinema Margherita
Dal 18 al 22 giugno
TOY STORY 5
Orario: feriali 18.30-21.15; venerdì e sabato 16.30-21.15; domenica 15-16.45-18.30
Sabato 20, domenica 21 giugno, martedì 23 giugno
DISCLOSURE DAY
Orario: sabato 18.30; domenica 21; martedì 21.15
Ivrea, Cinema Politeama
Dal 19 al 22 giugno
DISCLOSURE DAY
Orario: feriali 20.45; sabato 18-20.45; domenica 16.30-20.30
Ivrea, Cinema Splendor Boaro
Dal 18 al 22 giugno
TOY STORY 5
Orario: giovedì 21; feriali 17-19.15-21.30; domenica 16.30-18.45-21; martedì 19-21.15
Valperga, Cinema Ambra
Dal 18 al 22 giugno
DISCLOSURE DAY
Orario: feriali 21; sabato 16,30-21,30; domenica 16-21
TOY STORY 5
Orario: giovedì 21; feriali 19-21.15; sabato 17-19.15-21.30; domenica 16.30-18.45-21
Dal 19 al 22 giugno
SCARY MOVIE 6
Orario: 19; sabato 19.30

Disclosure day (di Graziella Cortese)

Era il 1977 quando nelle sale uscì “Incontri ravvicinati del terzo tipo”, e Steven Spielberg ci raccontò come potessero esistere altri esseri più o meno simili a noi “terrestri”, in giro per l’Universo. Gli anni ’70 si erano dimostrati fecondi di avvistamenti e di incontri ravvicinati più o meno verosimili, secondo la classificazione ideata dall’astrofisico Joseph Allen Hynek; e oggi, mentre siamo sempre meno sprovveduti (si fa per dire), forse rimaniamo ancora in attesa della visita di abitanti di altri pianeti. Spielberg torna sull’argomento che gli è caro, e in questo film (orfani dello scienziato francese Lacombe, a quel tempo interpretato dal regista François Truffaut) attendiamo il giorno della rivelazione.
Kansas City, oggi. Margaret Fairchaild (una intensa e impegnata Emily Blunt) è una giovane meteorologa ed ex giornalista della città nel Missouri. Una mattina è testimone di un fenomeno strano: davanti a lei si materializza un uccello cardinale che la osserva qualche minuto per poi volare via. Dopo questo breve momento a contatto con la natura la protagonista scopre di avere facoltà psichiche notevoli e poter comprendere persone che parlano una lingua diversa dalla sua. Finché un giorno, invitata a una trasmissione televisiva, comincia a parlare un idioma sconosciuto che, secondo molti telespettatori, pare essere di origine lontana, forse addirittura extraterrestre.
Nella trama della pellicola si muovono anche altri personaggi, come Daniel che è amico di Margaret fin dall’infanzia… Ma ora il mondo sembra attendere ansiosamente il “giorno della rivelazione”, siamo pronti alla verità? E non sono solo questi i temi cruciali del film: ci si interroga sul giornalismo e sul saper discernere tra notizie vere e false, e tutto questo mentre l’occhio ingombrante dell’Intelligenza Artificiale ci osserva.
Disclosure day
di Steven Spielberg
paese: Usa 2026
genere: fantascienza
interpreti: Emily Blunt, Josh O’Connor,
Colin Firth, Eve Hewson, Colman Domingo
durata: 2 ore e 25 minuti
giudizio Cei: consigliabile, problematico, dibattiti

Spagna: energia dell’incontro, Papa Leone XIV accolto da una generazione in cammino (di Lorenzo Iorfino)

Immagine generata con IA
“The Pope battled with Bad Bunny for the attention of Spain’s youth and won”. In Spagna il Papa ha vinto la “battaglia” per l’attenzione dei giovani.
Bad Bunny è idolo pop perché riempie un vuoto generazionale. Nei testi affronta migrazione, neocolonialismo, corruzione, identità portoricana, diritti sociali. Il pubblico lo segue perché sa empatizzare con i breakdown emotivi delle giovani generazioni e perfino padre Guillerme, il celeberrimo DJ portoghese, ne ha fatto una traccia richiamando una canzone virale; “Por la manaña café, por la tarde oración, por la noche Dios con su protección.” La sua viralizzazione è costruita su esclusività: la Casita: lo spettacolo dentro lo spettacolo. Scout che selezionano i volti per il privé, VIP dal dimenticatoio alla riscossa, e un sistema di para-eventi degno dei più grandi concerti rock del secolo scorso.
Il Papa è virale per motivi opposti. Gesti, semplicità, autoironia, vicinanza umana. Tenerezza. O forse solo anche perché è il Papa. I due si incontrano, privatamente al Bernabéu. Niente video e foto, ma il cantante era emozionato. E credo anche il Pontefice.
Chi torna da un concerto di Bad Bunny porta in sé un’esperienza. Chi torna dopo aver visto il Papa torna arricchito. Anche il Papa in quanto a para-eventi non scherza. Ma nascono spontanei. La vera forza di incontrare il Papa è comunità che si crea, fede condivisa, speranza che si passa. Bad Bunny riempie il vuoto. Il Papa dà gli strumenti per colmarlo.

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