Tenuta Roletto
Risvegliopopolare.it

domenica 12 Luglio 2026

Reale mutua
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DIETRO LO SCHERMO di GRAZIELLA CORTESE

Toy Story 5

Ma i giocattoli veri ci sono ancora? Con queste domande sembra di essere un po’ trogloditi e...

PARTITI DA CALUSO PER FARE LA STORIA DEL JAZZ ITALIANO. PER OSCAR LA CITTADINANZA ONORARIA NEL 1978

Valdambrini, padre e figlio, pionieri della “musica moderna”

Dai locali sotto la Mole negli anni ‘20, le incisioni e le esibizioni della fine anni ‘70

(di Doriano Felletti)

Foto: Oscar Valdambrini con Gianni Basso. Torino giocò un ruolo fondamentale nello sviluppo del...

MA ANCHE IL TRISTE RACCONTO DI UGOLINA CHE PERSE IL FUTURO MARITO IN UN NAUFRAGIO IN MARE

Vendette mancate e tradimenti sfumati

Storie vere ed inverosimili delle rivalità tra Vico e Brosso in Valchiusella

(di Andrea Tiloca)

L’attento lettore ricorderà la storia del giovane Remo, il quale essendo stato allontanato da un...

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DIETRO LO SCHERMO di GRAZIELLA CORTESE

Disclosure day

Era il 1977 quando nelle sale uscì “Incontri ravvicinati del terzo tipo”, e Steven Spielberg ci...

Festa di San Savino – Processione con le reliquie del Santo verso la Cattedrale di Ivrea

Questa mattina la Chiesa di San Grato a Ivrea ha ospitato la celebrazione dell’Ora Terza, presieduta da Mons. Daniele Salera, Vescovo di Ivrea. Al termine del rito liturgico si è formato il corteo processionale che, portando le reliquie di San Savino, si è incamminato verso la Cattedrale di Ivrea, meta conclusiva della processione.

La cerimonia ha richiamato fedeli e devoti, in un momento di raccoglimento che ha unito preghiera comunitaria e tradizione religiosa cittadina, nel segno della devozione al Santo patrono.

Il seminatore non cambia campo: è il cuore che deve cambiare – Commento al Vangelo di domenica 12 luglio

Dio esce ancora oggi a seminare, e lo fa con la generosità di chi ama senza calcolare: getta il suo seme sulla strada, tra le pietre, in mezzo ai rovi e sulla terra buona, senza risparmiarsi, senza scegliere solo i campi migliori.
La Provvidenza non si stanca di offrirsi, anche quando sa che una parte del seme andrà perduta. Ma allora, se Dio semina con tanta abbondanza, perché la sua Parola può restare senza frutto? Il segreto non sta nella generosità del Seminatore, che è infinita, ma nella qualità del terreno che siamo noi. Che terra siamo noi oggi per il seme di Dio?
Se la Parola cade sulla strada del nostro cuore indurito da distrazioni e fretta, il maligno la porta via prima ancora che germogli: quante volte lasciamo che il rumore del mondo rubi ciò che di più prezioso ci è stato donato, senza nemmeno accorgercene? Se cade tra le pietre della nostra incostanza, fioriamo in un entusiasmo che dura un istante e poi appassisce alla prima prova: quanto è fragile la fede che non affonda le radici nell’umiltà e nella pazienza. Se cade tra i rovi delle preoccupazioni mondane, delle ricchezze, la Parola resta soffocata: cosa stiamo lasciando crescere, in questo momento, dentro il giardino della nostra anima?
Ma c’è anche la terra buona, quella di chi accoglie con gioia semplice e povera, come i piccoli di cui parla Gesù, quella di chi si fida anche senza comprendere tutto, perché l’obbedienza della fede supera ogni ragionamento. Chiediamoci allora: siamo facendo spazio, oggi, al seme che Dio getta nella nostra vita? Stiamo lasciando che la sua Parola diventi davvero bussola dei nostri passi, o la teniamo chiusa in un angolo, temendo che cambi troppo la nostra esistenza?
Il Signore non si stanca di seminare in noi. Sta a noi aprire il solco del cuore e lasciare che porti frutto: il trenta, il sessanta, il cento per uno.
Mt 13,1-23
(Forma breve)
Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».

La ludopatia distrugge anche chi non gioca: il dramma silenzioso dei famigliari (di Cristina Terribili)

Quando si parla di gioco d’azzardo patologico, l’attenzione si concentra quasi sempre sulla persona che gioca. Molto meno si parla, invece, dei famigliari che ogni giorno convivono con le conseguenze della dipendenza. Eppure la ludopatia non è mai un problema che riguarda soltanto il giocatore: coinvolge inevitabilmente coniugi, figli, genitori e tutte le persone che gli stanno accanto.
Dal 2017 l’Istat, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, monitora il fenomeno del gioco d’azzardo in Italia. I dati stimano in circa 1,5 milioni le persone che presentano comportamenti problematici legati al gioco, pari a circa il 3% della popolazione adulta. Numeri importanti, che tuttavia raccontano soltanto una parte del problema. Non esistono infatti stime altrettanto precise sul numero dei familiari coinvolti, ma è evidente che dietro ogni giocatore problematico ci sono relazioni, affetti e spesso interi nuclei familiari che subiscono le conseguenze della dipendenza.
La scoperta del problema arriva quasi sempre dopo una lunga serie di segnali ignorati o sottovalutati. I familiari si trovano a fare i conti con bugie, promesse mancate, tentativi di nascondere la reale entità delle perdite economiche. Col passare del tempo emergono debiti, conti svuotati, denaro sottratto alle spese quotidiane o destinato al pagamento di bollette, mutui e altre necessità della famiglia.
Ma il danno non è soltanto economico. A essere compromesso è l’intero equilibrio familiare. La fiducia si incrina, il dialogo diventa difficile, il sospetto prende il posto della serenità. La casa, che dovrebbe essere un luogo di protezione, può trasformarsi in uno spazio attraversato da tensioni continue. In questo contesto, anche i figli rischiano di pagare un prezzo molto alto, crescendo in un clima di instabilità e incertezza. Nei casi più gravi la dipendenza può essere accompagnata da episodi di aggressività. La frustrazione legata alle perdite o all’impossibilità di continuare a giocare può sfociare in comportamenti impulsivi e violenti. Allo stesso modo, familiari ormai esasperati dalla situazione possono reagire con rabbia e disperazione. Sono dinamiche che aumentano ulteriormente la sofferenza di tutti i soggetti coinvolti.
Le testimonianze raccolte dai servizi che si occupano di dipendenze restituiscono un quadro spesso drammatico. Ci sono famiglie che raccontano di non riuscire più a fare la spesa, persone che scoprono debiti accumulati all’insaputa di tutti, genitori e coniugi costretti a rinunciare a progetti, risparmi o beni costruiti in anni di lavoro. Accanto alle difficoltà economiche emerge quasi sempre un altro elemento: la vergogna. Molte persone faticano a chiedere aiuto perché temono il giudizio degli altri o vivono il problema come una colpa personale. Per questo è importante ricordare che il disturbo da gioco d’azzardo è una patologia riconosciuta e curabile. Chiedere aiuto non significa ammettere una sconfitta, ma compiere il primo passo verso la soluzione del problema.

CANAVESE – Al cinema nel weekend

Cuorgnè, Cinema Margherita
Dal 10 al 13 luglio
MINIONS & MONSTERS
Orario: venerdì 21.15; sabato 17.30-21.15; domenica 17-18.30-21.15; lunedì 18.30-21.15
Ivrea, Cinema Politeama
Dal 9 al 13 luglio
MINIONS & MONSTERS
Orario: 19-21; domenica 16-18.30-21
Martedì 14 luglio
GENTE DI ROMA
Orario: 18-21
Ivrea, Cinema Splendor Boaro
Dal 9 al 13 luglio
ELECTION DAY
Orario: giovedì 21; venerdì 21; sabato 18-19.45; domenica 18-21.30; lunedì 19.45
Dal 10 al 13 luglio
L’HANGAR ROSSO
Orario: venerdì e domenica 19.45; sabato e lunedì 21.30
Sabato 11 e domenica 12 luglio
TOY STORY 5
Orario: 16
Valperga, Cinema Ambra
Dal 9 al 13 luglio
MINIONS & MONSTERS
Orario: feriali 21; sabato 17.30-19.30-21.30; domenica 17.30-19.30-21.30
Dal 9 al 13 luglio
LA CASA – IL ROGO DEL MALE
Orario: 21
Sabato 11 e domenica 12 luglio
TOY STORY 5
Orario: 18.30

Piccolo miracolo (di Graziella Cortese)

Guido Chiesa, regista torinese classe 1959, ha lavorato spesso nella sua città e anche in provincia; si è inoltre dedicato alla sceneggiatura cinematografica ed è stato critico musicale per varie testate giornalistiche. “La musica ha sempre rivestito un ruolo centrale nel mio lavoro”. In un’intervista ha raccontato come “Piccolo miracolo” sia nato da un conflitto vissuto dai protagonisti e da lui stesso: il soggetto è stato liberamente tratto dal libro “La grazia del demolitore” di Fabio Bartolomei e narra di come l’amore (o più semplicemente una storia qualunque) possa nascere dal trovare la bellezza in luoghi inaspettati.
Davide Lancia è un ricco imprenditore romano quarantenne: uomo raffinato e “arrivato”, pare non dover più chiedere nulla al destino. Ma il destino non è della stessa opinione: il padre regala a Davide per il compleanno (tra l’altro sono nati lo stesso giorno) un nuovo progetto immobiliare: dovrà demolire una vecchia palazzina abbandonata, nella periferia romana, per costruirvi un complesso residenziale.
Ma nella palazzina c’è una sorpresa: ci vive qualcuno. È un’inquilina molto particolare, Ursula (Greta Scarano), giovane donna cieca dal carattere difficile: lavora come educatrice in un centro per ragazzi in difficoltà, nel quartiere è conosciuta, si dà da fare e, soprattutto, non ha alcuna intenzione di abbandonare la sua dimora fatiscente. Davide è ora confuso, non si aspettava un simile accadimento anche perché, piano piano, comincia a provare un sentimento vero per Ursula. In questo modo deve mettere in discussione molte delle sue certezze.
Qui storia e regia di Chiesa si incontrano: nuove inquadrature, elementi non scontati nella narrazione. Nella vicenda avviene, a tutti gli effetti, un piccolo miracolo, che cerca di rendere migliori i protagonisti e crea un’emozione nuova per il pubblico.
Piccolo Miracolo
di Guido Chiesa
paese: Italia 2026
genere: drammatico
interpreti: Marco D’Amore, Greta Scarano, Giorgio Colangeli, Mariangela D’Abbraccio, Laura Adriani
durata: 1 ora e 42 minuti
giudizio Cei: consigliabile, brillante-poetico

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