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venerdì 20 Febbraio 2026

Reale mutua
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Scarlet (di Graziella Cortese)

Abbiamo seguito le avventure di Hamnet poco tempo fa, e uno spettro si aggira ancora nelle notti più buie; ma il protagonista della storia di Shakespeare così dubbioso e affascinante ha colpito anche la fantasia degli scrittori e dei cineasti orientali.
Quest’oggi ci spostiamo dal famoso studio Ghibli di Myazaki verso lo studio Chizu situato a Suginami (Tokio), fondato dal regista Mamoru Hosoda (il film di questa settimana è suo), nell’aprile del 2011 insieme al produttore Yuichiro Saito. Secondo Hosoda uno studio cinematografico di questo tipo era assolutamente necessario per poter realizzare le pellicole che aveva in mente.
La trama di “Scarlet” è in parte originale e visionaria: Medioevo in Danimarca. La principessa Scarlet è una guerriera coraggiosa e non ha paura di ciò che le accade intorno, anche se nubi nere si stagliano all’orizzonte. Suo padre, il re (che di nome fa Amleto), viene brutalmente assassinato dal fratello Claudio deciso a usurparne il trono e a sposarne la vedova. Ma la giovane principessa è decisa alla vendetta e, dopo essere stata quasi avvelenata dai suoi nemici, si risveglia all’interno di un aldilà deserto e inquietante.
È una sorta di limbo, un universo sospeso… E qui incontra un giovane, un ragazzo che proviene dal nostro mondo e che come lavoro sulla Terra fa l’infermiere, dimostrando a volte una generosità fuori del comune. La bontà e la determinazione del giovane fanno tentennare i propositi di vendetta di Scarlet; ma quando si troverà nuovamente di fronte allo zio assassino, deve decidere: avvinghiarsi nuovamente all’odio e al desiderio di vendetta, o scoprire l’esistenza di una nuova vita?
Come riporta la Commissione Cei, nel riassunto dell’opera: ”Mentre assistiamo a conflitti strazianti in tutto il mondo, crediamo che trovare l’amore e scegliere di vivere insieme, uniti, sia ciò che ci porterà verso un mondo migliore”.
SCARLET
di Mamoru Hosoda
paese: Giappone 2025
genere: animazione
voci originali: Hana Ashida, Masaki Okada, Koji Yakusho, Tokio Emoto, Munetaka Aoki
durata: 1 ora e 52 minuti
giudizio Cei: consigliabile, problematico, per dibattiti

Sequestro milionario nei confronti di un commerciante di opere d’arte di rinomati autori.

La Guardia di finanza di Torino, coordinata dalla Procura della Repubblica del capoluogo piemontese, ha eseguito un sequestro preventivo emesso dal Gip a disponibilità finanziarie per circa 1,5 milioni di euro nei confronti di un commerciante di opere d’arte torinese, indagato per i reati di “dichiarazione infedele” e “autoriciclaggio”.
L’attività d’indagine, svolta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria Torino, si è concentrata sulla ricostruzione dell’effettiva operatività dell’indagato, in particolare attraverso accertamenti bancari e finanziari, individuando conti correnti intestati ai genitori del commerciante ma dallo stesso gestiti in forza di procure speciali rilasciategli sia dal padre, residente da tempo in un altro Paese europeo, dove era peraltro deceduto nel 2020, che dalla madre (classe 1936).
Sui conti correnti in questione sono state riscontrate movimentazioni di denaro per entità incompatibili con gli esigui redditi ufficialmente dichiarati dal commerciante, che sono risultate, in ultima istanza, riferite a vendite non dichiarate di opere d’arte (soprattutto quadri di arte contemporanea, taluni dei quali di rinomati autori), avvenute anche attraverso note case d’asta.
I profitti complessivamente ottenuti mediante tale attività occultata al Fisco sono risultati pari a 3,4 milioni di euro, da cui un’IRPEF evasa di circa 1,5 milioni di euro, corrispondente al profitto del reato di “dichiarazione infedele” contestato.
È stato appurato, inoltre, che parte dell’illecito risparmio d’imposta conseguito è stato successivamente autoriciclato nella sottoscrizione presso un intermediario finanziario di polizze vita dal valore di 1 milione di euro nonché in un investimento immobiliare da 160 mila euro in una località della riviera di ponente ligure.
Il provvedimento assunto a carico dell’indagato è stato emesso durante le indagini preliminari e, pertanto, vige la presunzione di non colpevolezza sino a compiuto accertamento delle responsabilità.

Confartigianato imprese Piemonte indagine congiunturale 1° trimestre 2026. Una situazione di peggioramento

Le previsioni circa l’andamento occupazionale registrano un calo di circa quattro punti percentuali passando da -4,62%a -8,74%.
Il dato relativo all’ipotesi di assunzione di apprendisti registra un importante calo percentuale, passando da -17,34% al -24,12%.
Rimane sempre negativo il dato relativo alle previsioni di produzione totale, che peggiora ulteriormente passando dal -16,65% al -22,45%.
Il saldo relativo all’acquisizione di nuovi ordini mantiene un valore negativo, calando significativamente da -11,27% a -22,72%.
Diminuisce la percentuale di imprese che non hanno programmato investimenti: da 73,22% a 71,64%.
Aumenta in negativo la percentuale di previsione di acquisizione di nuovi ordini per esportazioni passando dall’attuale valore -47,31% a -50,12%.
Diminuisce ancora la previsione di regolarità negli incassi: da 64,22% al 61,33%, aumenta la stima dei ritardi, passando dal 35,22% al 38,45%; le previsioni di anticipi negli incassi continuano a rimanere minimi, passando dallo 0,56% all’0,22%.
Commenta Giorgio Felici, Presidente di Confartigianato Imprese Piemonte: “La congiuntura economica piemontese dell’artigianato relativa al primo trimestre del 2026 peggiora rispetto all’ultimo trimestre 2025. La crisi morde ancora”.
Lo scrive l’indagine congiunturale trimestrale realizzata dall’ufficio studi di Confartigianato Imprese Piemonte.

Matrimonio: solo con Dio quel “per sempre” non fa paura (di Lorenzo Iorfino)

Parlare del matrimonio oggi è cosa difficilissima: è un dato di fatto. La prima difficoltà è per me: giovane, fidanzato da tempo, ma ancora senza quella stabilità che mi permetterebbe di prenderlo seriamente in considerazione. Eppure è da anni il mio sogno, quel desiderio insieme di compimento e di inizio, quel futuro che attendo e preparo. Il cuore non chiederebbe di vivere secondo i tempi del mondo; ma il mondo è troppo ingombrante per permettersi di non fare i conti con i suoi tempi.
Se parlare di matrimonio tra fidanzati può essere complesso, lo è ancor di più sulla pubblica piazza. Il primo motivo è quasi filosofico: l’ampio ventaglio polisemico della parola. Oggi per matrimonio si intende di tutto: il contratto davanti all’autorità civile (e i mille modi già pronti per scioglierlo), l’assecondamento del desiderio di mamma, la festa pomposa e interminabile, l’inizio di una storia o il coronamento di un’altra, talvolta perfino la fine delle passioni; e, solo per ultimo, il Sacramento.
Proprio su quest’ultimo si allunga l’ombra condannante della società moderna, che lo trasforma in qualcosa di spaventoso da desiderare, senza però conoscerlo. Comunicativamente, del matrimonio sacramentale si opera spesso un continuo re-framing: si insiste quasi esclusivamente sulla dimensione morale, soprattutto su ciò che precede il sì, presentandone le implicazioni in chiave opprimente. Non si critica il soggetto, ma si isolano le conseguenze.
Sarebbe opportuno soffermarsi sulla bellezza che questo sacramento porta agli sposi, farne percepire il profumo. Una strada per la santità da costruire in coppia. Ecco perché non è il coronamento di una relazione, ma il suo inizio, il punto di partenza. Non decido di sposarmi perché “…è arrivato il momento”, ma perché non vedo l’ora di cominciare.
Poi c’è il tempo, quello della vita. Il “per sempre” oggi spaventa, allontana, fa paura. Eppure l’uomo, per natura, è attratto da ciò che lo supera, da ciò che trascende i suoi limiti. Certo, il matrimonio è una scelta che chiede riflessione, coraggio, fiducia nell’altro e un serio affidamento alla Provvidenza. Dio non è fuori dal matrimonio: se lo si pone lontano, quel Sacramento si svuota. Tutto questo è facile sulla carta, molto meno nella vita… ma il matrimonio resta quel punto desiderabile a partire dal quale la storia della propria vita non si scrive più da soli, ma assieme alla persona amata, con l’aiuto di Dio. Così, forse, non fa più paura.

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