Tenuta Roletto
Risvegliopopolare.it

martedì 27 Gennaio 2026

Reale mutua
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EDITORIALE

Una domanda...

Una domanda è posta alla fine dell’articolo di pagina 11, circa l’arrivo di altri due centri...

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PRIMA DI FRUTTUARIA; INTENSO VIAGGIO TRA I MONASTERI DOVE LA VITA ERA CONSACRATA AL SERVIZIO DI DIO

Vita monastica in Piemonte tra VII e X secolo

Centri di spiritualità, aggregazione religiosa, animazione missionaria, sedi privilegiate di cultura e potenze economiche

(di Francesco Mosetto)

Foto: Abbazia di San Colombano, comune di Bobbio L’anno 969 il nobile svevo Roberto, miles al...

La crisi Konecta approda in Regione

13 gennaio manifestazione sotto il Grattacielo della Regione Piemonte a Torino dei lavoratori e lavoratrici di Konecta provenienti dalle sedi di Ivrea e Asti

Manifestazione, ieri mattina, martedì 13 gennaio sotto il Grattacielo della Regione Piemonte a...

Storico Carnevale di Ivrea – Tornano le Alzate degli Abbà: 1° e 8 febbraio 2026

Questa antica cerimonia celebra i bambini scelti ogni anno per rappresentare le cinque parrocchie storiche della città: San Grato, San Maurizio, Sant’Ulderico, San Lorenzo e San Salvatore.
Le Alzate si svolgono nel pomeriggio della Terzultima e della Penultima domenica prima di Carnevale. Nella prima alzata del 1° febbraio saranno protagonisti Celeste Bortolot per San Grato, Francesco Brucchietti per San Maurizio, Diletta Irma Pistoia per Sant’Ulderico, Nicolò Clemente per San Lorenzo e Matilda Caglioti per San Salvatore. La seconda alzata, prevista l’8 febbraio, vedrà protagonisti Viola Rossi per San Grato, Margherita Ganio per San Maurizio, Allegra Maria Bergantin per Sant’Ulderico, Lea Bessolo per San Lorenzo e Chiara Perotta per San Salvatore. Le cerimonie inizieranno alle 14:30 dalla Parrocchia di San Grato e proseguiranno poi nelle altre parrocchie, concludendosi alle 16:30 a San Salvatore.
A partire dal Giovedì Grasso, i bambini indosseranno i costumi rinascimentali, sfileranno a cavallo accompagnati da un palafreniere e, nella serata del Martedì Grasso, avranno l’onore di appiccare il fuoco agli Scarli nelle piazze delle proprie parrocchie, sancendo il loro ruolo di capi della festa.

Lupi, nuovi attacchi al bestiame

Il governo ha emanato il decreto che dispone definitivamente il declassamento del lupo a specie con protezione semplice. Sono quindi possibili interventi di contenimento rispettando precise quote ripartite tra le regioni. Intanto non si fermano gli attacchi al bestiame da parte di lupi.
Negli ultimi due mesi si sono moltiplicate le aggressioni agli animali al pascolo, soprattutto su ovini e caprini. Sono colpite un po’ tutte le zone della provincia di Torino.
Mancano ancora i dati per il 2025 ma nel corso del 2024 sono stati registrati dai Servizi Veterinari sul sistema informativo regionale ARVET, 534 eventi predatori al bestiame domestico, per un totale di 1.894 capi coinvolti (1.092 morti, 81 feriti e 721 dispersi).
Nell’anno 2023 è stato registrato dai Servizi Veterinari un totale di 1.501 capi coinvolti (1.009 morti, 88 feriti e 404 dispersi), segnala Coldiretti Torino. Anche gli ultimi dati dei censimenti del progetto di monitoraggio Life-Wolfalps registrano una presenza in aumento anche solo rispetto a due anni fa con una stima di 464 esemplari presenti in Piemonte.
“Regione e Città Metropolitana devono attuare programmi di riequilibrio delle popolazioni di lupo in provincia di Torino – chiede il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici – Ma accanto a questa strada i nostri allevatori chiedono risarcimenti congrui e soprattutto tempestivi oltre che maggiore sostegno per le pratiche di difesa passiva del bestiame”.

Storico Carnevale di Ivrea. Iscrizione dei carri da getto alla Battaglia delle Arance – Edizione 2026

Sono 51 i Carri da getto che prenderanno parte alla Battaglia delle Arance del Carnevale di Ivrea 2026. Nei giorni 15 e 16 gennaio 2026 sono pervenute 52 domande di iscrizione di carri da getto a fronte dei 54 carri aventi diritto in seguito alla fase di pre-iscrizione.
Come previsto dal regolamento, la Fondazione ha svolto le necessarie verifiche sulla documentazione presentata, operando alla presenza dei rappresentanti dell’Associazione Aranceri dei Carri e dell’Associazione Albo Conducenti Carri da Getto e tenendo conto delle indicazioni fornite in relazione ai rispettivi associati. Ove necessario, sono state richieste specifiche integrazioni e ulteriori verifiche documentali. Non è stata invece accolta la domanda di iscrizione del Carro n. 33. Dall’analisi della documentazione è infatti emersa la mancanza del requisito previsto dall’art. 6, primo comma, del vigente Regolamento che stabilisce l’obbligo di iscrizione all’Associazione Albo Conducenti Carri da Getto per lo svolgimento del ruolo di conducente. Nessuno dei conducenti indicati nella domanda risulta iscritto all’Associazione, come confermato dal Presidente della stessa.

BORGO REVEL – IN PREGHIERA PER LA GIORNATA DELLA MEMORIA

(elisabetta acide) – Durante il suo pellegrinaggio in Terra Santa, Paolo VI il 5 gennaio 1964  a Gerusalemme, ha incontrato il patriarca Antenagora in uno storico abbraccio, con quelle parole che entrambi hanno sussurrato,che avrebbero dovuto essere riservate, ma che per un disguido sono state pubblicate,e che ci fa molto bene rileggere: “Veramente penso che questo è un momento che viviamo in presenza di Dio… la Provvidenza ci ha scelto per intenderci…”, incontro ricordato da Papa Francesco nel 2014, durante la sua visita  a Yad Vashem, il memoriale della Shoah a Gerusalemme, con queste parole: “Voglio dire, con grande umiltà, che il terrorismo è male! E’ male nella sua origine ed è male nei suoi risultati. E’ male perché nasce dall’odio, è male nei suoi risultati perché non costruisce, distrugge! Che tutte le persone capiscano che il cammino del terrorismo non aiuta! Il cammino del terrorismo è fondamentalmente criminale! Io prego per tutte queste vittime e per tutte le vittime del terrorismo nel mondo. Per favore, non più terrorismo! E’ una strada senza uscita!”.
Tre sono i pontefici che si sono recati ad Auschwitz: San Giovanni Paolo II,papa polacco, nel 1979,Benedetto XVI, papa tedesco, nel 2006 e Papa Francesco 2016. Tutti ci hanno lasciato parole che devono sollecitare il nostro impegno per la memoria ed il ricordo, unito alla costante preghiera  che nasce dal cuore e ci aiuta a tenere lontano l’odio, terribile nelle sue opere.
“Vengo qui come pellegrino…Nel posto in cui orrendamente fu calpestata la dignità dell’uomo, in nome dell’odio razziale e del disprezzo, la grande vittoria finale è stata riportata dalla fede e dall’amore. ..Vengo per guardare ancora una volta negli occhi insieme a Voi, indipendentemente da quale sia la Vostra fede, la causa dell’uomo.Vengo per pregare insieme con voi tutti che oggi siete venuti qui…”(Giovanni Paolo II, Omelia S. Messa presso il campo di concentramento di Auschwitz –7 giugno 1979).
“Prendere la parola in questo luogo di orrore di crimini contro Dio e l’uomo che non ha confronti nella storia, è quasi impossibile…In questo atteggiamento di silenzio che ci inchiniamo profondamente nel nostro intimo davanti alla innumerevole schiera di coloro che qui hanno sofferto e sono stati messi a morte; questo silenzio, tuttavia, diventa poi domanda ad alta voce di perdono e di riconciliazione, un grido al Dio vivente di non permettere mai più una simile cosa” (Benedetto XVI, Discorso ad Auschwitz, Viaggio Apostolico in Polonia e Visita ad Auschwitz e Birkenau – 28 maggio 2006).
Papa Francesco volle condurre nel silenzio più assoluto la sua visita,in una  preghiera silenziosa, comunicando il dolore per l’orrore della Shoah solo attraverso simboli e gesti e una preghiera scritta nella sua lingua sul libro d’Onore del lager:  “Señor ten piedad de tu pueblo. Señor, perdón por tanta crueldad!”
Una preghiera che “grida” nel silenzio, che diventa la preghiera di tutti noi.
“Ogni ebreo che hanno ucciso è stato uno schiaffo in faccia al Dio vivente nel nome di idoli» (cfr. J.M. Bergoglio,Il cielo e la terra , 2013).
Se l’Italia con la legge del 211 del luglio 2000 ha istituito la “giornata della memoria” nella data –simbolo della liberazione del campo di Auschwitz, per ricordare le vittime della Shoah e tutti i deportati nei complessi concentrazionari,  l’ONU con la risoluzione 60/7 del 2005 ha sancito l’importanza di commemorare la data del 27 gennaio esortando gli Stati membri a educare le nuove generazioni per prevenire futuri genocidi, la riflessione e la preghiera è un momento per andare “oltre” la celebrazione”, è momento di riflessione e affidamento di tutte le vittime e per tutti chiamati ad adoperarsi per combattere ogni forma di intolleranza, di razzismo, di antisemitismo ed ogni forma di persecuzione.
La comunità parrocchiale è invitata a ritrovarsi alle ore 20.00 di lunedì 26 gennaio in Casa Parrocchiale, per la preghiera e ricordo delle vittime della Shoah e riflessione per uno dei maggiori drammi della storia.
Pregare è riconoscere l’importanza della memoria della tragedia della Shoah che, come ricordava Papa San Giovanni Paolo II: “La relazione della Chiesa con il popolo ebraico è diversa da quella che condivide con ogni altra religione. Non è soltanto questione di ritornare al passato. Il futuro comune di ebrei e cristiani esige che noi ricordiamo, perché non c’è futuro senza memoria” (Noi ricordiamo: una Riflessione sulla Shoah).
Pregare è   chiedere a Dio con fede di ispirarci relazioni fraterne, di infondere nei nostri cuori il desiderio di dialogo,  è chiedere perdono per quegli uomini che hanno causato “l’abisso ed il paradigma del male”, la terribile brutalità e atrocità che l’umanità ha conosciuto.
Pregare è ricordare “le tragedie che il popolo ebraico ha sofferto nel nostro secolo conduca a nuove relazioni con il popolo ebraico. Desideriamo trasformare la consapevolezza dei peccati del passato in fermo impegno per un nuovo futuro nel quale non ci sia più sentimento antigiudaico tra i cristiani e sentimento anticristiano tra gli ebrei, ma piuttosto un rispetto reciproco condiviso, come conviene a coloro che adorano l’unico Creatore e Signore ed hanno un comune padre nella fede, Abramo” (Noi ricordiamo: una Riflessione sulla Shoah).
Pregare è chiedere la pace anche per questo mondo dove ancora si combatte quelle “guerre a pezzi” che ci raccontano di un mondo ancora dominato da odio  e malato di crudeltà, di violenza, di sofferenza, di sopraffazione.
Pregare nel ricordo delle vittime della Shoah e di tanti uomini e donne uccisi nei complessi concentrazionari, è rivolgere la nostra supplica a Dio perché l’uomo non ripiombi mai più nell’oscurità del male, senza valori etici, senza rispetto della Persona e della sua dignità, per costruire quei valori condivisi che fondano la “civiltà dell’amore” e tramandarli ai giovani.
Ritrovarsi a pregare è dire quel “mai più” che deve nascere dalla consapevolezza e riveste l’impegno della “memoria” come dovere di tutti, per combattere l’indifferenza, che non può essere più ammissibile.
Pregare è chiedere a Dio di non stancarsi di donarci la sua misericordia,di aiutarci a camminare sui sentieri della giustizia e della pace.
Pregare è chiedere di rimanere “persone” per non consentire più all’uomo di vivere la “morte dell’umanità”, dei sentimenti umani, della capacità di essere uomini, di vivere la pietà e la compassione.
Nella consapevolezza che il Dio della Bibbia è un Dio vivente (Deuteronomio 5, 22; Geremia 10, 10), un Dio  che ama l’uomo e  vuole che l’umanità sostenga i principi della giustizia e della misericordia (Deuteronomio 30, 20), preghiamo perché l’uomo non si dimentichi mai della  sua “umanità” verso il mondo.
Sei milioni di vite perdute, spezzate, di sogni dissolti, di famiglie, di storia, di futuro, di nome, di identità… ma Dio è il Dio della vita e come uomini e donne di pace, invochiamo da Dio, pace e speranza per ogni uomo e per l’umanità intera.
Vogliamo “radicarci” nella Parola di Dio,rafforzare legami fraterni,preservare la nostra umanità, costruire speranza. Ciascuno di noi è chiamato a portare il Vangelo e dobbiamo farlo combattendo il male con il bene, con la vigilanza ed il rispetto che abbiamo imparato e che dobbiamo ancora vivere e diffondere, con la consapevolezza che il dialogo, il rispetto, la tolleranza, possono recidere odi e pregiudizi, stereotipi.
Faremo nostre le parole di Papa Francesco a conclusione della sua  lettera enciclica Fratelli tutti
“Signore e Padre dell’umanità,
che hai creato tutti gli esseri umani con la stessa dignità,
infondi nei nostri cuori uno spirito fraterno.
Ispiraci il sogno di un nuovo incontro, di dialogo, di giustizia e di pace.
Stimolaci a creare società più sane e un mondo più degno,
senza fame, senza povertà, senza violenza, senza guerre.
Il nostro cuore si apra
a tutti i popoli e le nazioni della terra,
per riconoscere il bene e la bellezza
che hai seminato in ciascuno di essi,
per stringere legami di unità, di progetti comuni,
di speranze condivise. Amen.”

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