Tenuta Roletto
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venerdì 17 Luglio 2026

Reale mutua
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SECONDA PUNTATA DELLA STORIA DELLA CASA GINO PISTONI DI GRESSONEY CHE FESTEGGIA 75 ANNI

Mille avversità la resero più forte

Ha rischiato di essere venduta, ora coniuga con successo accoglienza e sostenibilità

(di Severino Morgando)

Come ricordato in conclusione della prima parte di questa breve “storia” della Casa Alpina,...

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MA ANCHE IL TRISTE RACCONTO DI UGOLINA CHE PERSE IL FUTURO MARITO IN UN NAUFRAGIO IN MARE

Vendette mancate e tradimenti sfumati

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L’attento lettore ricorderà la storia del giovane Remo, il quale essendo stato allontanato da un...

DIETRO LO SCHERMO di GRAZIELLA CORTESE

Disclosure day

Era il 1977 quando nelle sale uscì “Incontri ravvicinati del terzo tipo”, e Steven Spielberg ci...

EDITORIALE – Imparare la cultura… (della pace)

Ai microfoni dell’Ansa il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, ha detto che “di cultura della pace in giro, in questi tempi, ce n’è poca”. Accostando le parole pace e cultura, il cardinale sposta l’attenzione da un termine troppo spesso ridotto a slogan a una realtà che richiede impegno, educazione e perseveranza.
La pace, infatti, non nasce soltanto dalla fine di una guerra o dalla firma di un accordo. Nasce da un modo di pensare, di educare e di vivere le relazioni. Oggi la parola “pace” risuona ovunque: nei media, nei discorsi politici, nelle preghiere. Ma c’è una differenza profonda tra pronunciare una parola e costruire una cultura che cresce nel tempo, attraverso gesti, scelte e comportamenti quotidiani.
La cultura della pace è tutt’altro che un concetto astratto; è il modo in cui impariamo a guardare gli altri, il linguaggio che scegliamo, i valori che trasmettiamo. Se una società alimenta il sospetto, la contrapposizione e l’idea dell’altro come nemico, difficilmente potrà costruire una pace duratura.
Se, al contrario, educa al dialogo, al rispetto, all’ascolto e alla ricerca della verità, allora la pace smette di essere un’aspirazione e diventa uno stile di vita, cioè, cultura. È una responsabilità che non riguarda soltanto la politica o la diplomazia. Si costruisce nelle famiglie, nelle scuole, nelle parrocchie, nei mezzi di comunicazione e nelle conversazioni di ogni giorno. Ogni volta che scegliamo il dialogo invece dell’insulto, l’ascolto invece del pregiudizio, il confronto invece dello scontro, contribuiamo a diffondere quella cultura della pace che oggi, come osserva Pizzaballa, appare così fragile.
Quello del cardinale è un invito a cambiare prospettiva. La pace è un patrimonio culturale da coltivare, far crescere, diffondere ogni giorno; perché le armi possano scomparire dai campi di battaglia, devono prima perdere spazio nelle nostre coscienze.

La leadership di Meloni vacilla, Conte rompe il campo largo: il vero voto è sulla scelta dell’Europa

Terza sconfitta politica per la Meloni in pochi mesi: dopo il no popolare nel referendum sulla Giustizia, la rottura traumatica con Trump, già proposto per il Nobel per la pace, ora la premier subisce lo stop parlamentare alla nuova legge elettorale per l’azione “segreta” di una trentina di deputati della maggioranza. La questione “vera” non riguarda l’emendamento bocciato sull’introduzione delle preferenze (con i capilista bloccati e i candidati da scegliere indicati dai partiti), ma l’intero impianto della legge, poco gradito a Lega e Forza Italia. Non apprezzato il nome della premier sulla scheda, soprattutto contestato il tetto del 42 per cento dei voti popolari per ottenere una larga maggioranza in Parlamento (e per il Quirinale).
Qui s’innesta il nodo Vannacci, il leader secessionista dell’estrema destra: secondo i sondaggi senza il generale non c’è maggioranza per il destra-centro; la Meloni cerca il dialogo, la Lega e Forza Italia (soprattutto Marina Berlusconi) sono nettamente contrari. Per Salvini il generale è un “traditore”, per i Berlusconiani la sua linea politica filo-Putin, filo-Trump, contro gli immigrati è all’opposto del programma politico del Partito Popolare Europeo.
A Marina Berlusconi molti media attribuiscono il disegno neocentrista di favorire un “pareggio” nelle urne (possibile per i sondaggisti con la legge elettorale vigente), per superare il binomio Meloni-Schlein e puntare su governi istituzionali indicati dal Quirinale (ultimo caso Mario Draghi).
Dopo la sconfitta parlamentare la Meloni ha chiesto una pausa di riflessione; ne ha bisogno perché, per la prima volta in quattro anni, una parte della coalizione di governo, le ha negato la leadership. Ma è l’opinione pubblica ad attendere chiarezza: non è la stessa cosa la scelta europea e la ricerca dei voti di Vannacci.
L’opposizione, soddisfatta dalla caduta della Meloni, ha chiesto nuove elezioni. Ma è pronta sul piano delle alleanze e dei programmi? Un grave episodio di questi giorni suscita forti dubbi.
L’ex premier Conte ha spaccato il centro-sinistra sul conflitto russo-ucraino: nel comizio del campo largo a Napoli ha negato che Mosca sia una minaccia per l’Europa. Ma Kiev dov’è? Al Polo Nord? Sulla Luna?
Da quattro anni e mezzo le Forze Armate di Putin aggrediscono l’Ucraina, nel cuore dell’Europa, con un bilancio drammatico di due milioni di vittime; tutti gli appelli alla tregua sono stati respinti dallo Zar, incoraggiato nell’incontro in Alaska con Trump.
Il presidente Mattarella ha più volte ricordato che la pace in Europa, dopo ottant’anni, è stata rotta dalla scelta unilaterale di Putin, contro lo Stato di diritto, contro la Carta dell’ONU che rifiuta la forza per risolvere i conflitti tra le Nazioni. Sull’esempio del Cremlino, altri Autocrati, hanno applicato la logica del più forte nel Medio Oriente e in altre parti del mondo, con i risultati drammatici che vediamo ogni giorno, con una sfiducia crescente della pubblica opinione (i sondaggi per Trump sono impietosi, dagli USA all’Italia).
A sostegno di Conte il capogruppo al Senato Patuanelli (M5S) ha chiesto a Kiev la cessione di territori a Mosca, esattamente l’obiettivo che la Russia persegue dall’avvio della guerra. Contestualmente i Pentastellati, a Strasburgo, si sono espressi contro l’ingresso di Kiev nella UE, insieme ad AVS e all’estrema destra di Salvini e Vannacci.
Il Pd e i Centristi, sorpresi dall’attacco pubblico pentastellato, hanno ribadito la linea Mattarella, sottolineando in particolare il diritto alla libertà e all’autonomia del popolo ucraino, ricordando che la Carta dell’ONU prevede la legittima difesa di fronte ad un’aggressione. Altrimenti i prepotenti l’avrebbero sempre vinta.
Resta la frattura tra M5S e Pd: ed è la terza volta che “i grillini” si sfilano: nel 2013 con Bersani, nel 2022 con Letta, ora con “l’unitaria” Elly Schlein.
L’ex premier Gentiloni (Pd) ha proposto a Schlein e Meloni di difendere l’Europa, tenendosi stretti Conte e AVS da un lato, Salvini e Vannacci dall’altro. Ma le divergenze sono troppo profonde; si possono stabilire accordi elettorali di facciata; ma dopo il voto come si governa? Con Kiev o con Mosca, con l’Europa o con gli Autocrati?

Edizione 16 Luglio 2026

ANNO CVI – N° 28
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Mille avversità la resero più forte (di Severino Morgando)

Come ricordato in conclusione della prima parte di questa breve “storia” della Casa Alpina, esaurita la spinta iniziale che aveva portato alla “Gino Pistoni” migliaia di giovani, il numero di gruppi che soggiornavano a Gressoney si diradò. Nel 1971, per esempio, fu organizzato un unico turno dal 30 giugno al 19 luglio per tutti i ragazzi dalla terza elementare fino a 13 anni. Non è ovviamente questa la sede per approfondire le cause di tale situazione anche se appare evidente che contribuirono la diminuita rilevanza dell’Azione Cattolica in Diocesi, la crescente difficoltà di gestione della struttura e, certamente, anche un calo di interesse da parte delle parrocchie per questo tipo di esperienza. Lo ricorda don Arnaldo Bigio, che fu direttore della Casa Alpina dal 1978 al 1986, in un’intervista pubblicata sul numero de Il Risveglio popolare del 31 agosto 2001, in occasione del cinquantesimo anniversario dell’inaugurazione. “…nel ’78 la Casa stava per essere messa in vendita e, per evitare di perderla, il Vescovo (mons. Bettazzi ndr) mi affidò il compito di risollevarne le sorti. Io, quasi per scommessa, accettai e, con convinzione e determinazione, me la presi sulle spalle fino al 1986…”.
Lo stesso don Arnaldo ci ricorda il primo impatto che ebbe con la Casa quando salì per la prima volta a Gressoney con le chiavi avute dal Vescovo. “Era il giovedì grasso del 1978, il 2 febbraio, la neve era alta, tanto da coprire per oltre la metà i pali delle porte del campo da calcio. Per poter raggiungere il portone mi dovetti far prestare una pala dal vicino. Raggiunta la porta, una volta aperta ed entrato, però, fui avvolto da un senso di calore… quasi un segno di benvenuto”. Don Arnaldo si mette subito all’opera. Il Risveglio popolare del 25 maggio 1978 lancia la campagna di adesione ai soggiorni estivi a Gressoney per l’estate ormai alle porte; lo slogan è “Vacanzincontri”, una proposta rivolta a tutti i ragazzi della Diocesi con un programma orientato su quattro punti cardinali: Incontro con te stesso, Incontro con la natura, Incontro con gli altri, Incontro con Dio.
L’attenzione venne focalizzata sui ragazzi della scuola media; vennero proposti turni estivi ed invernali brevi, al fine di contenere i costi per le famiglie e favorire l’avvicendamento delle presenze. Particolare cura venne posta anche nella preparazione degli animatori, che si iniziò ad attuare durante l’intero anno sperimentando forme di catechesi innovative. La gestione, in particolare quella della mensa, presentava, come già detto, le maggiori criticità. Poi, finalmente, questo aspetto trovò una soluzione: comparve sulla scena, quasi per miracolo, il cuoco Giacomo Sardella, dalla provincia di Varese, con il fratello e famiglia che divennero ben presto una istituzione per la “Gino Pistoni” e contribuirono in maniera significativa al successo dei soggiorni per molti anni.
La Casa ebbe un nuovo decollo e, nel 1986, don Arnaldo ne lasciò la direzione per assumere, su incarico del Vescovo, la guida della Casa dell’Ospitalità, lasciandosi, però, alle spalle una struttura solida sia dal punto di vista organizzativo sia sotto l’aspetto economico. I problemi, però, erano ancora una volta dietro l’angolo. Nel febbraio del 1983, un incendio nel cinema Statuto di Torino provocò la morte di 64 persone. A partire da quella data tutta la normativa italiana sulla sicurezza nei luoghi pubblici venne rivista in senso molto restrittivo e, quindi, anche nella “Gino Pistoni” si dovettero programmare significativi interventi. Sotto l’attenta guida di Giancarlo Burzio cominciarono i lavori di adeguamento alle normative e, dopo una prima fase, dal 1987 al 1991, già piuttosto impegnativa dal punto di vista economico, il Nulla Osta provvisorio alla continuazione dell’attività venne rilasciato dal Comune di Gressoney in data 22 ottobre 1991, ma con una scadenza inderogabile: 31 ottobre 1994.
Entro quella data dovevano essere terminati tutti i lavori al fine di ottenere le certificazioni necessarie. E l’ammontare totale delle spese previste per questi interventi era tale da far tremare i polsi: oltre 500 milioni di lire, con l’isolamento della scala interna, la realizzazione della scala antincendio esterna e il rifacimento dell’impianto di riscaldamento a farla da padroni. Sembra veramente una missione impossibile, tanto che in alcuni ambienti comincia a circolare il pensiero che forse la soluzione migliore potrebbe essere la vendita della Casa.
Fortunatamente fioriscono iniziative di ogni genere finalizzate alla raccolta di fondi e, ancora una volta, il miracolo si ripete. Il Risveglio popolare del 25 maggio 1995 pubblica il fittissimo calendario di “Vacanzincontri” previsti per l’estate; l’anno successivo si apre anche ai “cuccioli”, tra 5 e 7 anni, grazie all’aiuto di alcune “mamme volontarie”. La Casa Alpina ha ripreso a volare e si prepara a festeggiare i 50 anni di attività. Esattamente il 9 settembre 2001, infatti, l’anniversario viene celebrato con la festa “Buon compleanno GP” alla presenza del vescovo monsignor Miglio e del vescovo emerito mons. Bettazzi.
Ed è proprio monsignor Miglio, che all’inizio della Messa, sintetizza il significato della giornata: “…oggi è una giornata di gratitudine, di ricordo, di memoria e di speranza…”. Gli stessi sentimenti, anche se espressi con parole diverse, che animeranno la festa dei 60 anni della Casa, il 28 agosto 2011. E intanto in tutti questi anni la Casa si riempie di bambini e ragazzi di tutte le età che con l’aiuto di animatori e volontari trascorrono un periodo di vacanza davvero speciale. Tutto sembra correre rapidamente verso il settantesimo compleanno, previsto nel 2021, ma ancora una volta nubi scure si addensano all’orizzonte.
Questa volta si tratta della pandemia da Covid che determina, ovviamente, la chiusura della struttura e impone altresì una profonda riflessione sul futuro. Nel 2020 Mons. Cerrato nomina direttore della Casa don Davide Rossetto, responsabile della Pastorale Giovanile della diocesi, anche con il compito di ipotizzare modalità diverse di gestione della “Gino Pistoni”. Ed è così che martedì 15 giugno 2021 ad Ivrea, in Vescovado, viene firmata la convenzione in base alla quale la gestione della Casa Alpina “Gino Pistoni” viene affidata alla Coo-perativa Coompany2, emanazione della Cooperativa Coompany& nata ad Alessandria nel 1983, su ispirazione del vescovo Fernando Charrier, come tentativo concreto di coniugare solidarietà e mercato. Seppure a capienza ridotta per le misure anticovid la Casa riaprì i battenti il 1° luglio di quello stesso anno.
Il nuovo inizio di un cammino che prosegue, e sicuramente proseguirà, nel solco di una tradizione consolidata atta a garantire vacanze veramente alternative a ragazzi, ragazze e famiglie della Diocesi, e non solo.
Un particolare ringraziamento a Don Arnaldo Bigio per l’intatto entusiasmo e la preziosa collaborazione.
Anno 2021, don Davide Rossetto consegna le chiavi della Casa Alpina al nuovo gestore (immagine elaborata con IA).Il campo ragazzi nel 2006

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