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Cattolico ecumenico e uomo di pace
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ASL TO4. Chivasso, al via il trasferimento dei servizi da via Marconi a Palazzo Einaudi
Da oggi, lunedì 23 marzo, i servizi dell’ASL TO4 attualmente situati in via Marconi a Chivasso inizieranno il trasferimento presso la sede comunale di Palazzo Einaudi (piazza D’Armi, 6). L’operazione coinvolgerà i Servizi Veterinari (Area A e Area C), il Servizio per la Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro (SPreSAL) e il Servizio Prevenzione e Protezione (SPP).
Lo spostamento si è reso necessario per liberare i locali di via Marconi, destinati a ospitare la Casa di Comunità, tassello fondamentale per il potenziamento della medicina territoriale nell’area chivassese.
Nella settimana del trasferimento, dal 23 al 27 marzo, per garantire la continuità delle prestazioni al pubblico dei Servizi Veterinari (unici sportelli aperti all’utenza tra quelli interessati), le attività saranno riorganizzate come segue. Per le urgenze: gli utenti potranno rivolgersi alla sede di Settimo Torinese (via Regio Parco, 64) contattando i numeri 011 8212328 o 011 8212310 (ore 9:00-12:00) o scrivendo a veta.settimo@aslto4.piemonte.it. Per le comunicazioni non urgenti: scrivere via e-mail all’indirizzo veta.chivasso@aslto4.piemonte.it; le richieste saranno prese in carico e gestite dal personale della sede di Settimo Torinese.
Canale di Caluso, “no alla centrale sull’orco, a rischio l’acqua per le aziende agricole”
“Il progetto della centrale idroelettrica a Spineto mette seriamente a rischio l’approvvigionamento idrico dell’agricoltura del territorio e per questo il Consorzio del Canale demaniale di Caluso esprime la propria netta opposizione”.
Lo dichiara Lodovico Actis Perinetto, presidente del Consorzio del Canale di Caluso ed ex presidente regionale di Cia Agricoltori italiani del Piemonte, intervenendo sul progetto che prevede la realizzazione di un impianto idroelettrico sul torrente Orco, in corrispondenza dello sbarramento della presa del Canale, in località Spineto, nel Comune di Castellamonte.
Una posizione che trova il pieno supporto del presidente provinciale di Cia Agricoltori delle Alpi, Stefano Rossotto: “Qui non si tratta di essere contrari allo sviluppo energetico, ma di difendere un bene primario come l’acqua, indispensabile per le aziende agricole. Il rischio concreto è quello di compromettere un sistema irriguo che da secoli sostiene il territorio, mettendone in difficoltà le imprese e filiere agricole. In un contesto già segnato dai cambiamenti climatici e da una crescente scarsità idrica, ogni scelta deve mettere al centro la tutela dell’agricoltura e garantire che l’uso della risorsa acqua resti prioritariamente destinato alla produzione alimentare”.
“Il Canale di Caluso – ricorda Actis Perinetto – è un’infrastruttura storica, attiva dal 1550, che da quasi cinque secoli garantisce l’irrigazione a un’ampia parte del Canavese. Lo sbarramento sull’Orco, realizzato all’inizio dell’Ottocento e successivamente adeguato nel 1940 con una struttura in cemento, è funzionale esclusivamente alla derivazione dell’acqua necessaria all’agricoltura. Alterarne il funzionamento significa mettere in discussione un equilibrio delicatissimo”.
L’azienda propositrice aveva inizialmente presentato un progetto di centrale sulla sponda sinistra dell’Orco, in prossimità della presa del Canale, ma, dopo le proteste del mondo agricolo, è stata avanzata una nuova ipotesi, paradossalmente ancora più critica, che prevede la realizzazione della centrale direttamente sullo sbarramento del Canale di Caluso.
“In questo modo – prosegue Actis Perinetto – l’acqua verrebbe “tirata” da due parti: da un lato per le esigenze irrigue, dall’altro per la produzione di energia, con la possibile turbinazione dell’acqua destinata al deflusso ecologico. Un’operazione che provocherebbe un grave danno all’agricoltura, rendendo impossibile garantire una corretta erogazione e una giusta ripartizione della risorsa idrica tra gli agricoltori”.
“Si arriverebbe al paradosso – conclude Actis Perinetto – che il Consorzio del Canale di Caluso, nato per servire l’agricoltura, si troverebbe nella condizione di dover garantire l’acqua a una centrale idroelettrica. Per questo ribadiamo la nostra opposizione al progetto così come concepito e chiediamo che si rinunci alla nuova centrale, oppure che si torni all’ipotesi iniziale sulla sponda sinistra del torrente, con tutte le garanzie necessarie a tutela degli agricoltori e del territorio”.
Lodovico Actis Perinetto,presidente del Consorzio del Canale di CalusoStefano Rossotto, presidente Cia Agricoltori delle Alpi 2
A Bajo dora il festival letterario piemontèis-figure dimenticate del Piemonte
Dal 27 al 29 marzo alla Cittadella della Cultura Canavesana in via dei Ribelli 19 a Bajo Dora torna il festival letterario “Piemontèis-Figure dimenticate del Piemonte”, organizzato dalla Cittadella e dal Coro Bajolese in collaborazione con le Edizioni Pedrini. Giunto alla quinta edizione, il festival promuove autrici e autori contemporanei del territorio e dà impulso alla riscoperta di scrittori piemontesi a torto dimenticati.
Quest’anno l’attenzione degli organizzatori si è concentrata su Nino Costa, nel 140° anniversario della nascita. Di colui che è stato uno dei più grandi poeti torinesi, il professor Dario Pasero, accompagnato dal Coro Bajolese, presenterà l’antologia “J’àutre bestie”.
L’appuntamento è per le 21,15 di venerdì 27 marzo. Nel corso della prima serata è anche prevista la presentazione del concorso “Poesia, canti, tradizioni popolari”, indetto in occasione del 60° di fondazione del Coro Bajolese. Sarà Giuliana Reano ad illustrare il bando e la finalità del concorso. Il Premio Cultura e Società 2026 verrà conferito al Sindaco di Castellamonte e Consigliere metropolitano delegato alla pianificazione territoriale e difesa del suolo, ai trasporti e alla Protezione Civile, Pasquale Mazza.
Numerose e di grande interesse le presentazioni librarie; ma ci saranno anche mostre, visite guidate alla Vecchia Latteria e ai Balmetti, degustazioni e momenti musicali e teatrali. Domenica 29 marzo, ad esempio, si potrà ammirare la collezione di cristalli provenienti dal massiccio del Monte Bianco raccolta dal valdostano Franco Lucianaz.
La serata di sabato 28 marzo sarà incentrata sulla presentazione del libro dedicato ad Amerigo Vigliermo, fondatore e anima del Coro Bajolese e del Centro Etnologico Canavesano. Il festival conta sul patrocinio del Comune di Borgofranco d’Ivrea, della Città metropolitana e di Cna Torino.
Regionale Piemonte, ritornano i treni del ponente
Foto generata con IA
Da giovedì 2 aprile, in occasione delle festività pasquali, e nei fine settimana e nei giorni festivi, fino al 13 settembre, tornano i collegamenti ferroviari Ponente Line tra Piemonte e Liguria messi a disposizione da Regione Piemonte e Regionale di Trenitalia (Gruppo FS).
18 treni aggiuntivi (2 il venerdì, 5 il sabato e 11 la domenica), oltre alla normale programmazione, viaggeranno tra Torino e la riviera ligure di Ponente, mettendo a disposizione dei piemontesi più di 23mila posti extra.
Per tutti i fine settimana estivi il finanziamento di Regione Piemonte consente al Regionale, d’intesa con l’Agenzia per la Mobilità Piemontese, di intensificare la programmazione ferroviaria tra Torino e Savona, Albenga e Imperia con fermate intermedie ad Asti e Alessandria per offrire ai passeggeri del basso Piemonte un’opportunità in più per raggiungere la riviera ligure.
I 18 Ponente Line, con i loro 23mila posti aggiuntivi, si affiancheranno ai 18 collegamenti giornalieri già attivi tra Torino e Savona (di cui 6 proseguono fino a Ventimiglia), garantendo ai viaggiatori piemontesi un servizio ancora più capillare verso le destinazioni liguri.
Cattolico ecumenico e uomo di pace (di Fabrizio Dassano)
Foto: Alessandro Favero
Alessandro Favero: un intellettuale canavesano dimenticato tra antifascismo e fede
Ho conosciuto incidentalmente questa figura da una lettera, che lui, cattolico e antifascista, indirizzò all’avversario politico Flavio Razetti, ex socialista confluito nel fascismo primigenio. Una lettera, pubblicata sul foglio fascista locale Corriere Canavesano, pregna di significato sul concetto di libertà intellettuale che si può leggere in: Adolfo Camusso, Flavio Razetti, canavesano, I Quaderni de “L’Escalina” N. 4 (Editore I Luoghi e la Storia – Ivrea 2025).
Il Canavese smembrato: quando il fascismo ridisegnò i confini
Ma veniamo ai fatti; nel 1926 il Canavese a livello amministrativo venne smembrato: Ivrea con l’eporediese e il Canavese fino a Mazzè, furono inglobati nella nuova grande Provincia d’Aosta provocando le ire (poi taciute e omologate) di una certa componente fascista locale, quella più “intellettuale” (Leydi, Gotta, Anselmo). Invece Cuorgné e circondario, confluirono nella Provincia di Torino, mentre per il restante Canavese, il nuovo centro amministrativo e burocratico divenne la scomodissima Aosta.
Razetti contro lo smembramento: una voce critica sul Corriere Canavesano
Razetti, giornalista e oratore politico, scrittore appassionato del Canavese, fu tra i più arrabbiati per lo smembramento voluto proprio dal fascismo e la sua posizione critica apparve anche nelle colonne de il Corriere Canavesano che provocarono una lunga lettera di Alessandro Favero, sempre pubblicata sul medesimo foglio. Favero, dopo una precisa connotazione storico-politica del concetto di Canavese, storico civile e storico ecclesiastica, così concludeva: «So che la carità patria le farà sanguinare il cuore; ma, questo a parte, Ella è il soldato che ha perduta la battaglia per colpa dei commilitoni. Recriminare? No. Unirci quanti abbiamo da Dio un po’ di intelligenza e in eredità: e i bestioni, mandarli in stalla… e manganellarli come si fa coi muli… È il loro analfabetismo che ci ha rovinati! Un affettuoso saluto dal suo vecchio amico.»
Razzetti sul medesimo foglio rispondeva ringraziandolo ma chiosando con la finale e sostanziale ubbidienza alle superiori volontà del regime.
Chi era Alessandro Favero: filosofo, giornalista e uomo di pace
Chi era Alessandro Favero? Era nato a Vistrorio il 14 agosto 1890 e vi morì il 3 marzo 1934 neanche quarantaquattrenne. In quel paese è ricordato nella toponomastica locale da una via. Fu un filosofo, scrittore e giornalista. Esponente del mondo cattolico d’inizio secolo, si occupò prevalentemente di temi quali la pace internazionale, l’ecumenismo e, più in generale la storia del movimento cattolico, specie nella fase tardiva della polemica modernista.
Formazione, ecumenismo e il quindicinale sotto censura
Compì gli studi al Liceo Classico “Carlo Botta” a Ivrea e quelli universitari a Torino, dove si laureò nel 1914 in diritto ecclesiastico. Con Attilio Begey pubblicò un’opera su monsignor Luigi Puecher Passavalli, opera che viene posta all’indice il 13 gennaio 1913. Nel 1912 prese parte al sinodo della Chiesa Valdese a Torre Pellice dove incontrò Ugo Janni. Con Janni e con don Brizio Casciola fondò la “Lega di preghiera per l’Unione delle Chiese cristiane”. Dal 1° ottobre 1915 al 16 agosto 1917 pubblicò a Torino il quindicinale Il Savonarola, pesantemente attaccato dalla censura.
Le leggi fascistissime e la fine del mandato da sindaco
Al termine della Prima guerra mondiale, alla quale fu riformato per gravi motivi di salute, visse per alcuni anni in isolamento. Fu eletto sindaco di Vistrorio Canavese, e una delle sue prime pubbliche manifestazioni avvenne a Castellamonte il 19 settembre 1926, quando organizzò il terzo convegno dell’Associazione Universitari Canavesani (AUC), convegno noto soprattutto per l’intervento dirompente del filosofo Piero Martinetti sul tema della libertà.
La cosa gli costò la costrizione alle dimissioni da sindaco per il suo pacifismo e antifascismo in concomitanza con l’entrata in vigore delle “leggi fascistissime”, un insieme di norme, ideate principalmente da Alfredo Rocco, che trasformarono il regno d’Italia in un regime totalitario, sancendo la fine della democrazia liberale, accentrando il potere su Mussolini, soppressa la libertà di stampa e sindacale, e sostituito gli organi elettivi locali con podestà nominati dal governo.
L’esilio in Romania e gli ultimi anni di attività
Alessandro Favero scelse la via dell’esilio e dal 1927 al 1932 fu lettore di italiano presso l’antica Università di Cluj in Romania. Nel 1929, conseguì la seconda laurea in filosofia presso l’Università di Milano. Collaborò a varie riviste e giornali come La Rivista dei Giovani di don Cojazzi, il settimanale dell’Azione Cattolica torinese L’Armonia e la rivista pancristiana di Ugo Janni Fede e Vita.
Le opere e la memoria: dove ritrovare Favero oggi
Tra le sue opere si ricordano: S.E. monsignor arcivescovo L. Puecher Passavalli dell’Ordine dei Cappuccini (1911, con A. Begey), Stato e Chiesa e loro rapporto nel pensiero giuridico-politico di A. Rosmini Serbati (Ivrea 1914), Paschale praeconium (Torino 1915), Di alcune interferenze platoniche nella scolastica di Dante (Ivrea 1921), Un épisode de fraternité entre un blanc et un nègre (Ivrea 1932) e alcune conferenze.
La sua opera è sintetizzata nel Dizionario storico del movimento cattolico in Italia, diretto da Francesco Traniello e Giorgio Campanini per la Marietti editore; le sue carte, che andrebbero studiate soprattutto oggi, sono conservate presso l’archivio storico della Fondazione Carlo Donat-Cattin di Torino, versate dall’importante figura canavesana Carlo Trabucco.
Il nostro Risveglio Popolare diede ampio resoconto della commemorazione di Alessandro Favero a Vistrorio nel numero del 30 maggio 1935 (foto sotto) .



