L’IMPORTANTE EVENTO DEI GIOVANI DI AVIS E AIDO
La salute scende in piazza per incontrare i cittadini
Articolo completo su Il Risveglio Popolare di giovedì 14 maggio. Foto di Vincenzo...
L’ELETTRONICA, IL DESIGN, GLI STORE, LO SLOGAN PUBBLICITARIO E LE COINCIDENZE DELLA VITA... IN DUE THINK
Olivetti ed Apple, Adriano e Steve Jobs, visionari e innovatori. Un filo che lega le loro personalità
(di Doriano Felletti)
Foto: Il computer Apple iMac G3 La puntata di Correva l’anno del 21 giugno 2011, dal titolo...
PILLOLE DI MISSIONARIETA' di FILIPPO CIANTIA
Fede e martirio nel mondo in fiamme
Nel suo discorso al Corpo Diplomatico del 9 gennaio scorso, Papa Leone ha ricordato le parole di...
TESTA E CUORE di CRISTINA TERRIBILI
Alex Zanardi, oltre la pista, oltre il traguardo: una vita che ha trasformato il dolore in esempio
Foto: Di Brunhild Media – Opera propria, CC BY-SA 3.0,...
GIOVANE MONDO di LORENZO IORFINO
Non solo servizio: perché il volontariato oggi è scelta di crescita, fede e appartenenza
Il volontariato è sempre stato per me una dimensione centrale: ogni volta che intuivo un’occasione...
8xmille - INTERVISTA AL VICEPRESIDENTE CEI MONSIGNOR ERIO CASTELLUCCI
La firma è un gesto sinodale
8xmille alla Chiesa Cattolica: è più di quanto credi
ROMA – L’arcivescovo abate di Modena-Nonantola e vescovo di Carpi, monsignor Erio Castellucci, è...
APRILE 1866: L’INAUGURAZIONE DEL CANALE IRRIGUO LUNGO 85 CHILOMETRI, DA CHIVASSO A GALLIATE
Il “canale Cavour”… nonostante Cavour
160 anni fa entrava in servizio la grandiosa opera idraulica, realizzata in appena 3 anni (di Doriano Felletti e Fabrizio Dassano)
Con 320.000 euro, Regione Piemonte ha annunciato uno stanziamento per lavori di somma urgenza su...
Io non ti lascio solo (di Graziella Cortese)
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Foto di Vincenzo Demasi
Io non ti lascio solo (di Graziella Cortese)
È un tema ricorrente, bisogna ammetterlo. Si parla ogni tanto di giovani e scuola, anche in televisione… e forse è un bene, poiché se si chiede ai protagonisti di questa generazione l’aggettivo più corretto per definirla, quello che si usa più spesso è “dimenticata”. E poi, anche questo bisogna aggiungerlo, il racconto di questa settimana ha i contorni di una fiaba…
Si è deciso per una bella gita nei boschi: ma è stata un’idea saggia? Il tempo è incerto, a un certo punto sopraggiunge un forte temporale: le nuvole nere hanno deciso di rovesciare tutta l’acqua sui malcapitati protagonisti. Tutti ragazzi molto giovani, in alcuni casi neanche adolescenti. Filo, ragazzino ardimentoso, si ritrova ad affrontare eventi imprevisti: la pioggia sembra trasformare anche il paesaggio, e ora pare di essere in gita all’interno di una laguna.
Ma in quei minuti di pioggia intensa accade qualcosa che Filo non riesce a evitare: il suo cane Birillo scompare misteriosamente. Il cagnolino ha un importante valore affettivo anche per una precisa ragione, è stato l’ultimo regalo di sua madre prima di morire. Ad attivare la ricerca è Rullo, il migliore amico di Filo, che appare ancora più timoroso di lui. È qui che compare la figura di Guelfo Tabacci, montanaro burbero e solitario (interpretato da Mimmo Borrelli): dapprima l’uomo fa anche un po’ paura ai ragazzi.
La vicenda si trasforma così in un racconto di formazione in cui si cerca di vincere la propria paura e le proprie incertezze. Il soggetto è stato tratto dal romanzo di Gianluca Antoni e il film è stato presentato al 78° Locarno Film Festival. Anche i nomi dei protagonisti sembrano quelli di una fiaba; alla fine il piccolo Filo ci offre un importante insegnamento: “La vita di Birillo vale quanto la mia”.
Io non ti lascio solo
di Fabrizio Cattani
paese: Italia 2026
genere: drammatico
interpreti: Giorgio Pasotti, Valentina Cervi, Mimmo Borrelli, Andrea Matrone,
Michael D’Arma, Judith Schiaffino
durata: 1 ora e 38 minuti
giudizio Cei: consigliabile, poetico, dibattiti
Giovani e lavoro, credenti e non credenti a confronto: cambia il modo di affrontare crisi, felicità e futuro (di Lorenzo Iorfino)
Il gruppo di ricerca Footprints della Pontificia Università della Santa Croce torna a interrogare il rapporto tra giovani e lavoro in nove Paesi: Argentina, Brasile, Filippine, Italia, Kenya, Messico, Regno Unito, Spagna e Stati Uniti. Il sondaggio, condotto tra gennaio e febbraio 2026 su oltre novemila giovani tra i 18 e i 29 anni, restituisce un quadro articolato, nel quale il lavoro non appare più soltanto come fonte di reddito, ma come luogo di ricerca di senso, equilibrio e benessere personale.
Tra i dati più interessanti emerge la diversa geografia del supporto emotivo. La famiglia resta il principale punto di riferimento, indicata dal 62% del campione, ma le modalità con cui i giovani affrontano le difficoltà cambiano sensibilmente tra credenti e non credenti. Quasi la metà dei credenti dichiara infatti di rivolgersi a Dio nei momenti di crisi lavorativa, mentre tra i non credenti risultano più frequenti il ricorso agli amici, a internet e agli specialisti della salute mentale. Anche il rapporto evidenzia come la voce circa l’amicizia sia significativamente più alta tra i non credenti.
Sul fronte tecnologico prevale una posizione meno allarmistica del previsto. Meno della metà degli intervistati teme che l’intelligenza artificiale possa sostituire posti di lavoro nel proprio settore, mentre la maggioranza riconosce i vantaggi della flessibilità introdotta dal digitale: il 71% ha già sperimentato forme di lavoro da remoto e il 60% considera la flessibilità oraria il beneficio principale. L’IA viene dunque percepita soprattutto come una sfida formativa e organizzativa, più che come una minaccia imminente.
Il rapporto conferma inoltre un forte legame tra fede, vocazione professionale e benessere soggettivo. Chi percepisce il proprio lavoro come vocazione ha probabilità molto più alte di dichiararsi felice rispetto a chi non avverte questo senso di chiamata. I credenti registrano anche livelli medi di felicità superiori rispetto ai non credenti, con dati particolarmente elevati in Brasile e Messico. Per molti giovani la fede rappresenta una bussola concreta nelle decisioni quotidiane e attribuisce al lavoro un significato spirituale.
Ne emerge una generazione che domanda ambienti lavorativi sani, relazioni affidabili e un “salario emotivo” accanto a quello economico. Quasi la metà degli intervistati lascerebbe un impiego stabile se il contesto fosse percepito come tossico. La sfida per aziende, università e istituzioni appare quindi duplice: formare competenze adeguate alla trasformazione tecnologica e costruire contesti umani capaci di sostenere senso, appartenenza e benessere.
Dal veto europeo al caso Modena: il confronto politico italiano all’ombra del monito dell’ex premier
L’emarginazione dell’Europa sullo scenario mondiale, evidenziata apertamente dal G2 di Pechino Trump-Xi, è stata denunciata con forza ad Aquisgrana, davanti ai big di Bruxelles, dall’ex presidente della BCE ed ex premier Mario Draghi: un isolamento che non ha precedenti nel dopoguerra e che richiede scelte politiche urgenti per evitare il tracollo del Vecchio Continente.
Draghi chiede anzitutto due cose: schiena dritta verso gli USA di Trump (passati da alleati ad avversari); abolizione del diritto di veto per ognuna delle 27 nazioni della UE, per superare l’immobilismo di Bruxelles consentendo al Governo europeo scelte rapide ed efficaci. In altre parole: meno sovranismo, più solidarismo. Contestualmente indica i campi d’azione: finanza comunitaria, investimenti massicci nelle nuove tecnologie (IA), politica estera e di difesa comune.
Il rilancio europeista di Draghi tocca tutti: l’Esecutivo di Ursula von der Leyen, il Parlamento di Strasburgo, i 27 Paesi della UE. In Italia il governo Meloni ha sinora difeso il diritto di veto, anche per i forti rapporti con la destra sovranista di Fratelli d’Italia e Lega: questo è il tallone d’Achille della coalizione di destra-centro, nonostante la presenza nel PPE di Forza Italia. Anche il recente raffreddamento con Trump non ha cambiato il contesto geo-politico europeo di Palazzo Chigi.
Nel “campo largo” il Pd mantiene la tradizione europeista, ma con prudenza, per non rompere con il M5S (all’opposizione a Strasburgo e “neutralista” sul conflitto russo-ucraino). La segreteria Schlein coltiva soprattutto i rapporti con la sinistra mondiale, dallo spagnolo Sanchez agli americani Obama e Sanders.
Il monito di Draghi tocca indirettamente sia la Meloni sia la Schlein perché il governo comunitario europeo presuppone “larghe intese” (date le differenze tra i 27 Paesi); inoltre la sfida sulle tecnologie tocca anzitutto gli USA, dove gli oligarchi alla corte di Trump hanno avuto la spinta iniziale dalla presidenza Clinton-Gore, alfieri della sinistra liberale e capitalista.
Un sostegno “europeista” è giunto dal fondatore dell’Ulivo Romano Prodi, intervenuto all’assemblea di “Comunità democratica”, che raccoglie la componente di ispirazione cattolica nel centro-sinistra. L’ex premier ha confermato le sue critiche alla linea radicale della Schlein, auspicando una forte unità dell’area riformista, il cui contributo è essenziale per il governo del Paese. Nel dibattito sono emerse due tendenze: un ruolo maggiore nel Pd, la nascita di una nuova Margherita, come quarta gamba del centro-sinistra. Come punto d’unione l’intervista a “La Stampa” del presidente dei Popolari Castagnetti (“vicino” a Sergio Mattarella), che ha sottolineato il fallimento, con Trump, del primato del capitalismo illiberale e i nuovi spazi che si aprono alla politica di ispirazione cristiana, in primis con i temi della pace e del solidarismo tra i popoli. Ancora tra gli echi europei a Draghi, va segnalata l’intervista al “Corriere” dell’ex premier Mario Monti: auspica per la politica estera un tavolo comune maggioranza-opposizione.
Il clima sembra tuttavia già elettorale, sullo schema bipolare destra-sinistra, come nel 2022. Con una novità: una maggiore tensione entro i due Poli. Clamoroso il dissidio tra i due vice-premier Salvini e Tajani sulla tragedia di Modena; il leader leghista, scavalcato nell’odio agli immigrati dall’ex alleato Vannacci, ha proposto per l’attentatore il ritiro della cittadinanza, il capo di Forza Italia ha ricordato la malattia psichiatrica dell’aggressore e, soprattutto, la sua nascita in Italia e la laurea, sottolineando trattarsi di un cittadino come gli altri, con gli stessi diritti e doveri. La Lega ha portato avanti la sua campagna anti-immigrati anche a Strasburgo, dov’è stata giustamente respinta, in nome di un principio basilare di civiltà: la parità di tutte le persone, senza distinzione alcuna. Meglio sarebbe stata una discussione sui livelli garantiti di cure psichiatriche, per una prevenzione dei disastri.
La strumentalizzazione del grave fatto di Modena per fini elettorali preoccupa perché dal voto politico ci separano diciotto mesi. Occorre guardare in alto ed affrontare i nodi politici europei e italiani posti da tre leader diversi come Draghi, Prodi, Monti. Non una politica da bar, ma un progetto di servizio al Paese, nella logica del “bene comune” che abbraccia tutti, senza odiatori.
EDITORIALE – Investire è scegliere
Foto di Nattanan Kanchanaprat da Pixabay
La Cei pubblica le “Linee Guida in materia di investimenti etici e sostenibili”, il cui significato va oltre a un richiamo agli addetti ai lavori. Siamo di fronte a una presa di posizione culturale e, osiamo dire, persino spirituale: il denaro non è mai neutrale, perché orienta il mondo. Per anni abbiamo associato la “finanza”, nell’immaginario collettivo, a speculazione, disuguaglianze, profitti indefiniti.
La Chiesa italiana mette al centro una domanda essenziale: che cosa sostiene davvero un investimento? Quale modello di società alimenta? Dietro ogni scelta economica ci sono sempre conseguenze concrete sulle persone, il lavoro, l’ambiente, la pace. Il documento della Cei non indica solo cosa evitare – armi controverse, sfruttamento umano e dell’ambiente, attività incompatibili con la dignità della persona… –, ma invita a una responsabilità positiva.
Non basta “non fare il male”; occorre orientare le risorse verso ciò che genera inclusione, sviluppo sostenibile, tutela dei più fragili. È un cambio di prospettiva che interpella anche il mondo laico e produttivo. Il piccolo risparmiatore, cioè gran parte di noi, spesso inconsapevolmente partecipa a circuiti finanziari globali. I fondi pensione, gli investimenti bancari, le assicurazioni: tutto contribuisce a finanziare modelli economici e politici. Le Linee Guida ricordano che l’etica non può essere delegata soltanto alla beneficenza finale a fronte di lauti profitti, quasi fosse una compensazione morale; deve entrare nel cuore delle decisioni economiche. C’è il rischio che la finanza etica resti uno slogan? Sì, c’è! Può essere aggirabile? Sì, può esserlo!
La Cei insiste su trasparenza, monitoraggio, coerenza. La credibilità deve passare dalla capacità di trasformare i principi in pratiche verificabili; oggi la neutralità economica non esiste più perché investire vuol dire scegliere, e scegliere significa assumersi responsabilità verso le generazioni future. Pensare che il documento Cei non valga se non per gli ambienti ecclesiali, è probabilmente un errore davanti a una proposta di finanza non confessionale, ma umana, coscienti ormai che il valore di un capitale non si può (non si deve) più misurare solo dai rendimenti, ma dagli effetti che produce nella (nostra) società.



