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Il castello di Ivrea fa il pieno di visitatori. Prolungate le aperture
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Regionale Piemonte, Trenitalia: cerimonia di giuramento per 41 nuovi capitreno
Mercoledì pomeriggio, nella Sala Colonne di Palazzo di Città di Torino, 41 nuovi capitreno hanno...
Rapporto Oti Piemonte 2026, più luci che ombre sulle infrastrutture strategiche
Prevalgono le luci nel Rapporto Oti Piemonte 2026, il monitoraggio sulle 71 infrastrutture...
Fermati i tre giovani autori della violenta rapina di Corso Nigra a Ivrea lo scorso 21 febbraio
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RAEE, quasi 3mila tonnellate raccolte nel 2025: Piemonte terzo tra le regioni più virtuose
Si chiude con numeri solidi il 2025 di Consorzio Ecolamp: sono 2.947 le tonnellate di RAEE...
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La tradizione cristiana parla di “giustizia” e “pace” come realtà inseparabili; ma noi decliniamo...
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II DOMENICA, ANNO A - Il Vangelo della Quaresima
CAMMINO DI RINASCITA
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PAROLA DI DIO - Letture dalla Liturgia nella II Domenica di Quaresima - "Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo" - Commento a cura della Prof.ssa Acide Elisabetta
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EDITORIALE
Esequie
La preghiera come la conosciamo e pratichiamo nelle sue diverse forme e formulazioni, ha...
Edizione 26 Febbraio 2026
ANNO CVI – N° 8 Devi eseguire l'accesso per visualizzare il resto del contenuto. Si prega Log...
Libertà religiosa. approvata la Legge Regionale che istituisce una giornata in memoria dei fatti del 1848
Il nostro territorio nel 1848 fu apripista del riconoscimento dei diritti civili alle minoranze...
Lunedì rientrano da Israele i 17 sacerdoti piemontesi rimasti bloccati dal conflitto
Rientrerà lunedi mattina con un volo della compagnia israeliana El Al in partenza da Tel Aviv alle 5 del mattino su Milano Malpensa il gruppo di 17 sacerdoti piemontesi (in maggioranza della diocesi di Torino ma anche da Biella, Acqui e Susa). Tutti Sono in buone condizioni fisiche, hanno vissuto delle ovvie limitazioni dei movimenti per l’evolversi del conflitto, ma hanno anche potuto visitare dei luoghi significativi di Gerusalemme. Ecco cosa raccontavano in un messaggio di domenica scorsa: “Noi siamo tranquilli e al sicuro in albergo dai Maroniti, vicino alla Cittadella di Davide. Spesso si sentono gli aerei e anche colpi sordi in lontananza, suonano le sirene di allarme e arrivano messaggi di allarme anche sul telefonino. La città vecchia è deserta. Attendiamo fiduciosi”.
In un altro messaggio della settimana: “il nostro gruppo di Sacerdoti ha potuto incontrare la Comunità Salesiana che in Gerusalemme ha una facoltà teologica frequentata da oltre 50 chierici provenienti da 27 paesi”.
L’ultimo messaggio con l’annuncio del rientro è di venerdì pomeriggio: “abbiamo visitato il museo francescano sotto la guida di padre Eugenio Alliata, noto archeologo e altre comunità con intensi momenti di preghiera”. E quindi la notizia del rientro lunedì 9 marzo.
I primi cento anni della Casa della Musica (di Severino Morgando)
“Il loro sogno, come al tocco di una magica bacchetta, era fatto realtà e realtà superiore a ogni più ottimistica aspettativa”. L’arciprete don Bronzini benedisse l’edificio progettato dal perito Giovanni Poletto alla presenza del Cavalier Mario Romana, del Conte Pinchia, dell’on. Olivetti, del giudice Otello, dei Commendatori Perolin e dell’eroico garibaldino Bertola… dei rappresentanti di 12 società bandistiche consorelle… Si racconta che i lavori proseguirono febbrili fino al giorno stesso dell’inaugurazione e il portoncino d’ingresso venne posizionato mentre i primi ospiti già stavano arrivando in sede. Per l’occasione il maestro Pierino Guglielmino compose la marcia “A la Maison”. Per lungo tempo sui giornali del territorio riecheggiò il ritornello “Quel che parve sogno un dì … finalmente si compì… “.
Questi sono alcuni passi del verbale del 4 novembre 1925 della Filarmonica di Castellamonte in occasione dell’inaugurazione della sua Casa della Musica. Il battesimo artistico avvenne l’8 novembre 1925 con un concerto che vide, tra l’altro, l’utilizzo di un pianoforte gran coda “Rud Iback Sohn” della ditta Felice Chiappo che custodisce ancora oggi le firme autografe di Giacomo Puccini, Mecio Horszowski e Luigi Gallino. L’edificio, dopo gli interventi di restauro del 2010 e del 2012 è oggi al suo massimo splendore ed ha così ottenuto il riconoscimento del vincolo paesaggistico da parte della Soprintendenza ed è stato inserito nel percorso delle ville liberty piemontesi. Al suo interno si trovano una ricchissima biblioteca storica musicale, una sala insonorizzata, numerose aule studio, un salone per i concerti classici ed un salone moderno attrezzato, intitolato a Michele Romana. Sono numerosi i corsi di musica attivati (fino a 15 insegnanti attivi). Come ovvio nei suoi locali si tengono le prove della banda maggiore diretta da Dino Domatti, della Junior Band AC e della Strange Band AFC dirette da Emanuele Fontan. Non mancano le scuole di ballo (classica e moderna) nonché numerose attività “esterne” ospitate nelle sue sale, a dimostrazione della perfetta integrazione della scuola nel tessuto culturale e sociale castellamontese.
Ma facciamo un passo indietro. Come recita il titolo del volume “Correva l’anno 1822…” scritto da Michele Romana e Giacomo Spiller, edito nel 2006, e consultabile sul sito della Filarmonica (www. bandacastellamonte.it), in quell’anno avvenne la fondazione dell’“Accademia Filarmonica” di Castellamonte, con la stesura dello Statuto e l’elezione del Consiglio Direttivo alla cui presidenza venne nominato Giacomo Meuta mentre come Direttore fu chiamato il maestro Pietro Gallo da San Giorgio. Nel Salone dei Concerti della Casa della Musica è ancora oggi visibile una Tavola lignea che riporta i nomi di tutti i costituenti. Ad onore del vero va però precisato che presso la Biblioteca Nazionale di Torino esiste documentazione del fatto che già nel 1798, a Castellamonte, esistesse un corpo musicale, finanziato dal Municipio e da alcuni privati, composto da 33 elementi e diretto da un certo Bartolomeo Felizzatti.
Tornando alla nostra Filarmonica, tra le curiosità e gli eventi più significativi che caratterizzarono i suoi primi cinquant’anni di attività possiamo ricordare la visita pastorale a Castellamonte del Vescovo di Ivrea Mons. Moreno, avvenuta il 25 ottobre del 1841 e, in occasione della quale, l’Associazione ricevette un contributo di 193 lire dal Comune e, nel 1875, la partecipazione alla cerimonia di inaugurazione della Chiesa Parrocchiale di Castellamonte, come noto costruita ad inizio anni ’70 dopo l’abbandono, nel 1846, del faraonico progetto di Alessandro Antonelli.
Questo lungo periodo, certamente caratterizzato da crescenti successi, è altresì segnato da un momento di sbandamento: nel 1857 avviene, infatti, la scissione della banda musicale di Spineto ed un tentativo operato nel maggio del 1864 dal consigliere della Filarmonica castellamontese Sig. Pianetti di arrivare ad una fusione delle due società fallisce miseramente.
Anche durante i primi anni del Novecento si alternano eventi positivi e negativi: accanto alla definitiva consacrazione di un validissimo coro e di un’orchestra d’archi, infatti, la Filarmonica subisce una solenne deplorazione ecclesiastica per aver prestato servizio durante un funerale civile, mentre vanno citati i dissapori con il parroco a causa della partecipazione della Filarmonica al carnevale di Castellamonte che, come tradizione, si svolge il mercoledì delle ceneri, primo giorno di Quaresima. In occasione dei festeggiamenti per il centenario dell’Associazione, nel 1922, cominciò a farsi strada l’idea di costruire una casa della musica. L’iniziativa si concretizza il 20 febbraio del 1923, quando il consiglio della Filarmonica prospetta ai sottoscrittori le difficoltà di reperire i fondi e di individuare un’area sulla quale costruire la Casa; pochi giorni dopo il colpo di scena: durante la seduta del 3 marzo, viene data lettura della lettera inviata dal Commendator Camillo Romana che recita, tra l’altro… “ed io sarò felice se con il mio concorso renderò più facile l’esecuzione del progetto”… Nel ringraziare il Commendatore per il nobile gesto il presidente, Lodovico Mattioda, gli comunica, a nome di tutta l’associazione, la nomina a presidente onorario e l’intitolazione della Casa della Filarmonica al padre Francesco Romana. Dopo alcune vicissitudini il terreno sul quale realizzare l’opera viene donato dal Comune di Castellamonte: si tratta di un’area situata in Piazza Umberto I, attuale Piazza della Repubblica, e la progettazione e costruzione, grazie al consistente contributo economico del Commendator Romana, vengono portate avanti molto rapidamente, arrivando all’inaugurazione, come già detto, il 4 ottobre 1925.
Nel frattempo, nell’assemblea del 7 marzo 1925 viene ufficializzata la nuova denominazione “Società Filarmonica Castellamonte – Scuola di Musica “Francesco Romana” e viene approvato il nuovo statuto. Nella riunione il Presidente evidenzia anche l’esigenza che all’Associazione venga attribuita personalità giuridica. Tale desiderio si concretizza con l’emanazione del Regio Decreto n. 1707 del 1° settembre 1925 a firma del Re Vittorio Emanuele III con il quale la Società Filarmonica Castellamonte – Scuola di Musica “Francesco Romana” è istituita in Ente Morale e se ne approva lo Statuto che rimarrà immodificato fino al 2000. Dopo i danni subiti a seguito dell’occupazione dei suoi locali durante la II Guerra mondiale, l’entusiasmo dei musici riporta rapidamente la Casa alla piena operatività: tra di essi si distingue il nuovo direttore, Mario Nubola, che manterrà l’incarico fino al 1986, per essere poi eletto presidente nel 1987 segnando, in modo indelebile, la storia della Filarmonica nel XX secolo.
In tempi più recenti la Filarmonica raggiunge nuovi traguardi: ad aprile del 2004 la “prima volta” all’estero con una cinque giorni in Repubblica Ceca e nel 2006 il pieno coinvolgimento nelle Olimpiadi invernali di Torino con l’apoteosi del 25 febbraio, a Torino, ad aprire la sfilata delle bande lungo via Garibaldi e via Roma in occasione della festa per la chiusura dei giochi. Ed ecco che i festeggiamenti per i primi 100 anni della Casa della Musica diventano momento di riflessione su quanto è stato fatto, ma anche trampolino di lancio verso traguardi sempre più ambiziosi.
Tavola lignea con i nomi dei costituenti
La “Roma” del Pakistan (di Filippo Ciantia)
Immagine generata con IA
Con 127 milioni di abitanti, il Punjab è la regione più popolosa del Pakistan. Nel cuore della pianura alluvionale dell’Indo, si trova il più numeroso villaggio cattolico del paese, che conta circa 6.500 anime!
Il 9 febbraio scorso il villaggio di Khushpur ha festeggiato il suo 125° anno della sua fondazione. Nacque intorno al 1900. Nella vasta pianura vivevano migliaia di uomini e donne senza terra né dignità sociale. Erano chiamati Chuhra: relegati ai margini del sistema delle caste, vivevano ai confini dei villaggi, svolgevano i lavori più umili e non potevano condividere i pozzi o gli spazi comuni con le caste considerate superiori. I francescani portarono una nuova fede, la promessa che davanti a Dio non esistevano caste.
Khushpur, letteralmente “terra della felicità”, ha dato origine a tre vescovi, più di 60 sacerdoti, oltre 200 suore e ad almeno 250 catechisti, tra attuali e passati. Infatti, il cardinale Joseph Coutts, già arcivescovo di Karachi, proviene da questa comunità, a testimonianza della vitalità ecclesiale del villaggio. Qui nacquero John Joseph (il vescovo che nel 1998 offrì la propria vita in un gesto estremo di protesta contro le ingiustizie subite dai cristiani) e Shahbaz Bhatti, ministro federale per gli Affari delle Minoranze, assassinato nel 2011 per aver difeso con coraggio Asia Bibi, condannata a morte in base alla legge sulla blasfemia.
In quel giorno di festa del 9 febbraio scorso tutta la comunità si è ritrovata nel cimitero dove, di fianco alle tombe del vescovo Joseph e del ministro Bhatti, giace anche il sacerdote George Ibrahim, ucciso a colpi d’arma da fuoco nella sua residenza nel luglio 2003.
Arrivando a Khushpur, nella grande pianura del Punjab, si entra in un villaggio nato dalla missione, dove famiglie cristiane un tempo emarginate hanno trovato dignità nella fede, nella cura della terra e nella vita comunitaria. Qui, tra la chiesa di San Raffaele Arcangelo e i campi irrigati, si respira ancora oggi la serenità dignitosa di una comunità che, pur colpita dalla violenza e dal martirio dei suoi figli, continua ad essere il cuore vocazionale, “la Roma” della Chiesa cattolica pakistana.
“… il regno dei cieli è capace di cambiare il mondo, come il lievito nascosto nella pasta; è piccolo ed umile come un granello di senape, che tuttavia diventerà grande come un albero” (Papa Francesco)
CAMMINO DI RINASCITA – Commento al Vangelo di domenica 8 marzo
È mezzogiorno. Il sole picchia forte. Gesù è affaticato, seduto sul bordo di un pozzo, e aspetta. La donna arriva all’ora più calda, quando nessuno va al pozzo. Vuole evitare gli sguardi, i giudizi, i sussurri. Ognuno di noi poco o tanto le assomiglia: portiamo zone d’ombra che speriamo nessuno veda. C’è qualcosa in noi che teniamo nascosto, temendo che, se qualcuno lo vedesse davvero, ci rifiuterebbe?
Gesù sa tutto di lei. Eppure non condanna, non umilia. La svela con la tenerezza di uno specchio illuminato dall’amore. Davanti a Lui possiamo essere completamente veri, nelle fragilità, nei fallimenti, e scoprire di essere ancora amati.
Poi fa una distinzione immensa: c’è differenza tra il pozzo e la sorgente. All’acqua del pozzo bisogna tornare ogni giorno, e la sete ritorna sempre. La sorgente che Gesù promette zampilla dall’interno, non si esaurisce. E noi a quali “pozzi” continuiamo a tornare, pur sapendo che quella sete ritorna sempre?
Il miracolo più grande è questo: la donna arriva assetata e riparte sorgente. Lascia persino la sua anfora e corre ad annunciare. Gesù non ci incontra per assoggettarci, ci incontra per restituirci la dignità di figli, per fare di noi, con tutta la nostra storia, canali della sua acqua viva. E noi, nella nostra vita, abbiamo qualcuno a cui possiamo portare l’acqua viva che abbiamo ricevuto?
Gv 4,5-42 (Forma breve)
In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere!, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua. Vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». Molti Samaritani di quella città credettero in lui. E quando giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».
Nuovo Presidente nuovo CdA per l’associazione Oratori Noi Torino
Passaggio di testimone per l’associazione Oratori Noi Torino guidata per oltre 12 anni da don Stefano Votta. Gli succede Mauro Tonello. La sera di martedì 3 marzo, nel complesso della Basilica di Maria Ausiliatrice a Torino, è stato eletto il nuovo Consiglio di Amministrazione per il quadriennio 2026-2030. Si tratta dell’associazione che segue per tutto il piemonte la legge regionale sugli oratori e ha sedi anche in altre zone del Piemonte oltre che Torino
Mauro Tonello, 62 anni, pediatra di libera scelta a Saluzzo, è stato tra i fondatori dell’oratorio «L’Isola che c’è» di Druento di cui è stato presidente per un mandato. Per oltre 20 anni si è speso per l’oratorio di Druento con la mission di creare spazi di fraternità e condivisione. Affinché si traducano in occasioni per i giovani di crescita spirituale e umana, di socializzazione e servizio. «Gli Oratori», sottolinea il neo presidente, «sono ponte tra la strada e la Chiesa. Luoghi privilegiati di aggregazione e impegno per i giovani nella società. Con l’attenzione a tutti in modo che nessuno resti tagliato fuori».
«Il nuovo Consiglio», ha evidenziato Tonello subito dopo l’elezione, «è formato in prevalenza da giovani competenti con la passione per l’oratorio. Cercheremo di fare bene. Di imparare subito. Di farci aiutare e consigliare. Ma anche di sperimentare nuovi progetti insieme. Perché siamo convinti che solo insieme, in spirito di fraternità e con l’aiuto di Dio, potremo fare cose belle per gli oratori. Soprattutto per i ragazzi che li abitano e le nostre comunità parrocchiali e civili».
Ha preso parte all’Assemblea, moderata dal segretario uscente Alberto Fissore, anche il presidente di Noi Associazione Nazionale don Luca Ramello.



