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domenica 15 Febbraio 2026

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DIETRO LO SCHERMO di GRAZIELLA CORTESE

Hamnet

Abbiamo di fronte due nomi: Hamnet e Hamlet, che indicano una persona sola Amleto, che è...

NATO A CIRIE’, ABITO’ QUASI STABILMENTE AD ANDRATE, AFFASCINATO DALLA BELLEZZA DI QUEI LUOGHI

Romano Gazzera, il pittore dei “fiori giganti”

Costretto a studiare giurisprudenza, divenne caposcuola della pittura neo floreale

(di Doriano Felletti)

Foto: Da sinistra: Romano Gazzera, Giorgio De Chirico, Sergio Vacchi, Corrado Cagli, Renato...

VALENTINA CAMPESATO IN MANTOVANI È LA VEZZOSA MUGNAIA 2026

È nata a Ivrea il 18 giugno 1992. Il papà Bruno fu uno dei fondatori della Fagiolata Cuj dij Vigne, che proprio quest’anno festeggia 50 anni. Diplomata al Cena e oggi impiegata amministrativa in un’azienda locale. La mamma è Lucia Prelle, ha un fratello di nome Simone. Il marito è Manuel Mantovani, per tutti “Manzo”, commercialista e capocarro de “I Seguaci di Re Arduino”, da quest’anno pariglia (carro, su cui anche Valentina salì per tre Carnevali: nel 2020, nel 2023 e nel 2024.
Manuel e Valentina si sposano il 31 agosto 2024.
Per lei il Carnevale è innanzitutto famiglia, tradizione e festa affermando che “Voglio essere di tutti e vivere le emozioni insieme al popolo di cui mi sento parte. Mi aspetto di essere accolta e di ricevere e di ricambiare tutto l’entusiasmo e l’energia della gente. Ho avuto un’educazione rigida, e forse proprio per questo amo la libertà prima di tutto, anche se questo può voler dire fare talvolta delle scelte sbagliate. Sono fiera di rappresentare la Mugnaia, un sogno inarrivabile fin da bambina e per me il massimo simbolo di libertà”.
Sarà accompagnata sul cocchio dalle Damine Camilla Biondi, 9 anni, figlia dell’amica Vittoria Brunasso, e Teresa Getto, anch’essa 9 anni. A ricoprire il ruolo di Pagge saranno invece Linda Bertollo e Giulia Seghezzi, entrambe 19 anni.

Olimpiadi di “Speranza” (di Filippo Ciantia)

La cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026, in formato “diffuso”, ha coinvolto San Siro a Milano e le sedi di gara a Cortina, Livigno e Predazzo. Le delegazioni di 92 paesi, gli artisti italiani e internazionali e l’accensione di due bracieri olimpici – a Milano e a Cortina – hanno celebrato l’unità dell’Italia con uno spettacolo di musica, arte e colore. I Giochi hanno richiesto nuove strutture sportive, riqualificazioni di impianti esistenti e importanti interventi su trasporti e servizi per garantire standard e accessibilità.
15 atleti arrivano da 8 Paesi africani: Benin, Guinea-Bissau, Kenya, Madagascar, Marocco, Nigeria, Eritrea e Sudafrica. Eppure un nono paese subsahariano ha dato un contributo speciale.
La responsabile dei lavori per lo Sliding Centre di Cortina (pista bob, skeleton e slittino) e altre opere è infatti l’ingegnere Maria Lucia Ageno Samorani. Pochi si sono chiesti l’origine di quello strano nome, Ageno – si legge “agheno” – che significa speranza.
Maria Ageno è nata il 1° aprile 1984 a Kitgum, nel nord Uganda, figlia di un chirurgo e di un’insegnante impegnati in una missione umanitaria nell’Uganda prostrata dalla dittatura di Amin. Ha vissuto i primi anni in un’area segnata da povertà, malattie e conflitti. Nata nell’ospedale governativo e battezzata nella chiesa di Cristo Re, ebbe come padrini il chirurgo Antonio Aloi e mia moglie Luciana (medico internista).
I genitori erano venuti da un Paese lontano per aiutare la popolazione a risollevarsi dalla miseria e dalla violenza. Per questo la comunità suggerì ai genitori il nome Ageno. Le nonne Giovanna e Cecilia, arrivate dalla Romagna, trasformarono per un periodo la casa di famiglia in una piccola cucina romagnola nella savana, coinvolgendo medici e missionari per trovare farina e olio. Le uova scomparvero dal mercato per tutta la loro permanenza.
Poi arrivò la guerra. Donne e bambini italiani furono evacuati dall’Ambasciata con un volo speciale nel gennaio 1986, dopo un trasferimento scortato fino a Gulu e quindi in Italia. Ageno non tornò più indietro e ha proseguito il suo cammino fino a diventare una figura chiave nelle infrastrutture olimpiche.
Un piccolo grande contributo dell’Uganda ai Giochi. Anche per questo, per me queste sono le Olimpiadi di Ageno: di Speranza.

Ivrea detenuto devasta il carcere, agenti in pericolo

Ivrea detenuto devasta il carcere, agenti in pericolo.

Lo fa sapere il sindacato OSAPP della polizia penitenziaria. Dalla mattina di venerdì 13 febbraio, un detenuto italiano ha messo a soqquadro il carcere di Ivrea. Nel pomeriggio dello stesso giorno è andato in escandescenza, demolendo completamente una cella nel reparto osservazione: dopo aver sradicato un termosifone, ha creato un buco nel muro e distrutto finestre e arredi.

Nella medesima giornata il detenuto è stato trasportato in ospedale, dove ha continuato a manifestare comportamenti violenti, per poi essere dimesso. Al rientro in istituto è stato trasferito al quarto piano.

Anche nella giornata di sabato 14 febbraio, intorno alle 14 ha devastato un’altra cella, sradicando finestre e seminando caos e confusione nella sezione detentiva. Successivamente, accompagnato nella sala d’attesa, ha provocato ancora gravi danni, creando un varco per raggiungere la rotonda del piano terra.

Gli uffici superiori sono stati informati per i provvedimenti di competenza e, nonostante le continue sollecitazioni da parte della Direzione, al momento non risultano interventi concreti, denuncia ancora OSAPP.

“La situazione è pericolosissima”, ha dichiarato il Segretario Generale OSAPP, Leo Beneduci. “Il silenzio delle autorità è assordante. A rimetterci sono gli agenti di polizia penitenziaria, costretti a intervenire senza strumenti adeguati, senza risorse e con organici insufficienti, improvvisando ogni intervento”. Uno di loro è stato ferito, riportando sette giorni di prognosi.

Il fine di ogni norma è liberare l’amore di Dio – Commento al Vangelo di domenica 15 febbraio

Le parole del Maestro che meditiamo questa domenica ci pongono davanti a una delle sfide più radicali del Vangelo: il passaggio dalla religiosità esteriore alla conversione del cuore. Gesù non è venuto a cancellare la Legge, ma a condurci nel suo significato più profondo, là dove la lettera incontra lo Spirito e la norma si trasforma in amore.
Quante volte anche noi, come gli scribi e i farisei, ci accontentiamo di una giustizia formale? Osserviamo precetti, compiamo gesti religiosi, rispettiamo le regole… ma il nostro cuore dov’è? Dove si trova oggi il nostro cuore? Nelle forme esteriori della religione o nella conversione profonda? La vera sequela di Cristo inizia quando permettiamo al Vangelo di penetrare nelle profondità del nostro essere, trasformando non solo le azioni, ma le intenzioni, i pensieri, i desideri più nascosti.
Il Signore ci porta attraverso un cammino esigente ma liberante. Non basta non uccidere: dobbiamo estirpare l’ira, il rancore, il disprezzo. Quante volte abbiamo cancellato un fratello o una sorella dal nostro cuore, escludendolo con l’indifferenza, uccidendolo con il giudizio, seppellendolo nel silenzio del risentimento? L’insulto, lo sprezzo, persino quel sottile disprezzo che alberga nei pensieri: tutto questo è già morte, è violenza spirituale che ferisce la dignità dell’altro, immagine di Dio.
Ed ecco l’invito radicale alla riconciliazione: lasciare l’offerta sull’altare e andare prima a fare pace. Quale rivoluzione! Cerchiamo di fare uno sforzo di conversione quotidiano e chiediamoci: c’è qualcuno con cui dobbiamo riconciliarci prima di presentarci all’altare del Signore? Non è l’altro che deve venire da noi; siamo noi chiamati a muovere il primo passo, a costruire ponti, a tendere mani. La nostra offerta a Dio è autentica solo se nasce da un cuore riconciliato, capace di relazioni vere, non inquinate da rancori nascosti.
E poi il tema dello sguardo, della purezza interiore. Gesù ci chiede di custodire non solo il corpo ma il cuore, di non ridurre mai l’altro – uomo o donna – a oggetto del nostro egoismo. In altri termini: mai considerare l’altro come strumento per i miei fini, ma sempre come il fine ultimo delle nostre azioni e dei nostri pensieri. Che grazia è riconoscere in ogni persona la sua sacralità!
Infine, la verità nel parlare. Il nostro “sì” sia sì, il nostro “no” sia no. Quanta falsità si annida nelle nostre parole! Mezze verità, esagerazioni, promesse non mantenute, giudizi affrettati. La nostra vita intera deve essere trasparenza, coerenza, autenticità.
Siamo disposti a lasciare che il Vangelo trasformi non solo le nostre azioni, ma anche i nostri desideri più profondi?
Mt 5,17-37 (Forma breve)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi:
“Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».

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