Peregrinatio Mariae: irripetibile

(Pier Giuseppe Accornero)

TORINO – La “Peregrinatio Mariae” di settant’anni fa in tutta Italia – a Torino e in Piemonte avvenne dal 27 maggio 1948 al 30 ottobre 1950, all’immediata vigilia della proclamazione del dogma dell’Assunta – fu una spettacolare esperienza religiosa, probabilmente oggi non più proponibile.

Pur conoscendo antecedenti storici remoti, il viaggio della “Madonna Pellegrina” – ovvero la traslazione di un’effigie mariana lungo un itinerario che tocca le varie località di una diocesi o di un territorio più ampio, a volte rappresentato da un intero Paese o addirittura esteso oltre gli stessi confini nazionali – si sviluppò in Europa negli anni 1940, sulla scia di un grande risveglio del culto mariano tra XIX e XX secolo.

In Italia rivestirono particolare importanza i pellegrinaggi dell’immediato dopoguerra (1946-1951): fu un fenomeno assolutamente tipico di quei tempi e di quella Chiesa, dopo la catastrofe della Seconda guerra mondiale e le elezioni politiche del 18 aprile 1948, da cui uscì sconfitto il fronte socialcomunista e vincenti i democristiani (grazie anche all’opera dei Comitati civici di Luigi Gedda).

La partecipazione popolare

L’esito delle consultazioni politiche aveva deluso e irritato tanti operai, sicuri della vittoria comunista. L’allora cardinale arcivescovo di Torino Maurilio Fossati – scrive lo storico don Giuseppe Tuninetti – “è attento a evitare il più possibile le confusioni tra religione, Chiesa e politica”.
Nel giugno 1948 la statua raggiunge Cuorgnè, dove i socialcomunisti sono sconfitti nelle amministrative. E “l’Unità” scrive falsità e insulti: “Cappellani e madonne gettati a corpo morto nella battaglia sindacale. Un giorno le fanno muovere un dito, un altro un braccio, un altro le fanno volgere in giro gli occhi. Nelle grandi occasioni mettono in movimento tutto il corpo. Durante le elezioni politiche hanno portato in giro la statua di villaggio in villaggio, di città in città (cosa falsa, almeno a Torino, n. d. r.). Oggi tentano di ripeterne l’esperimento per le elezioni sindacali. Alle fonderie Trione la richiesta è stata respinta all’unanimità, meno uno”.
Secca la risposta de “La Voce del Popolo”: “Trionfo della Madonna pellegrina. Sulle spalle degli operai passa benedicente. I socialcomunisti avevano organizzato una certa ostilità. Alla Metalmeccanica Trione la maestranza non solo osannò la Madonna, ma volle trattenerla per due ore, durante le quali si raddoppiano le preghiere e le invocazioni che permisero a quei pochissimi operai riottosi, che si erano tenuti in disparte, di unirsi alla generale esaltazione”. Tra gli operai delle Officine Meccaniche Botto Federico c’è Domenico Peradotto, papà di don Franco Peradotto, che sarà indimenticato vicario generale dell’arcidiocesi torinese.

La Peregrinatio nelle fabbriche

Nella lettera pastorale per la Quaresima 1949 il cardinal Fossati, particolarmente sensibile al mondo operaio, fa il punto sulla “peregrinatio” nella sua arcidiocesi: “Dappertutto consolantissimo il numero delle Comunioni. Ci furono uomini che da 30-40 anni non si comunicavano, che ritornarono alla pratica cristiana. E che dire delle accoglienze degli operai nelle fabbriche?”.
Da maggio a novembre 1949 la statua visita 121 fabbriche (ovviamente senza nessuna imposizione) e solo tre chiudono le porte. La “Guida della peregrinatio” raccomanda: “Se la Madonna va nelle fabbriche fate in modo che siano le commissioni interne e le maestranze a richiederla”.

“La voce del Popolo” racconta cosa accade nelle periferie torinesi: “Masse imponenti di operai e di umili donne di casa si sono affollate lungo il percorso nei quartieri popolari della periferia”. A Barriera di Milano, Regio Parco, Barca e Bertolla “è un succedersi di consolanti trionfi. Assoluta-mente imprevisto il successo registrato a Borgo San Paolo, cittadella del comunismo, borgo rosso per eccellenza, che ha accolto la Madonna con entusiasmo senza precedenti, con adesione totalitaria significata dalle migliaia di luci multicolori alle finestre, dagli addobbi e dalle ghirlande che abbellivano ogni balcone, dall’ammassarsi nelle vie e nelle piazze di migliaia di persone che gridavano nei disparati dialetti il loro evviva alla Vergine”.
Versioni opposte

Il segretario del Pci Palmiro Togliatti è a Torino il 24 e 25 aprile 1949 e parla all’Università, al teatro Alfieri e in piazza San Carlo. “l’Unità” riferisce: “C’è l’ipocrisia clericale, fatta di untuosità da una parte, e dall’altra parte di minacce alla nostra coscienza di uomini liberi e moderni, che prendono gli aspetti più diversi, giungendo fino al vergognoso passeggiare di Madonne e organizzazioni di miracoli a scopo elettorale”. Il giornale dedica un trafiletto alla visita a Mirafiori, fabbrica simbolo di Torino e dell’Italia: “I lavoratori hanno accolto con notevole indifferenza la visita della cosiddetta ‘Madonna pellegrina’ che ci si è accontentati di far rimanere all’esterno mentre gli operai continuavano a lavorare. Né poteva essere altrimenti: simili iniziative hanno troppo chiaramente un significato ‘aclista’, sono troppo apertamente politiche e troppo poco cristiane per incontrare le simpatie dei lavoratori e delle lavoratrici”.

Una ricostruzione che il quotidiano democristiano “Il Popolo nuovo” smentisce: “Ebbe inizio il corteo attorno a tutto lo stabilimento e sul percorso gli operai fecero ala alla Madonna battendo le mani, segnandosi o guardando con rispettosa curiosità la grande statua che procedeva lentamente”. Anche “La Voce del Popolo” contesta la descrizione comunista: “Ci vuole una buona faccia tosta a parlare d’indifferenza e ‘notevole’, per giunta! Ma tant’è: lo stile vuole così. Quello stile che nominando la Madonna la definisce ‘la cosiddetta Madonna pellegrina’. Anche la Madonna diventa un surrogato”.

Trionfo finale

Nei mesi successivi il pellegrinaggio raggiunge gli stabilimenti industriali, l’Ospedale militare, lo Stadio comunale dove la statua è portata a braccia dai giocatori juventini, le Molinette, il liceo classico Massimo d’Azeglio. Il “Popolo Nuovo” racconta la visita a San Gioachino: “Il venerato simulacro è stato accompagnato ai Molini Dora dei Molassi, alla vetreria Picco e Martin e fece il suo ingresso nel vecchio Arsenale, raggiungendo così il numero di 33 stabilimenti visitati in quella parrocchia”.

Dopo 330 parrocchie, le celebrazioni conclusive in Duomo il 28-29 ottobre 1950. Fossati annuncia che nel Seminario di Rivoli sorgerà il santuario della Madonna pellegrina (progetto restato sulla carta, dopo il trasferimento del seminario in viale Thovez). La statua, collocata su un camioncino infiorato, seguito da un corteo di auto viaggia verso tra due ali di folla: Duomo, piazza Castello, via Garibaldi, piazza Statuto, corso Francia, Rivoli. Un trionfale corteo di 300 mila torinesi, dicono i giornali. La statua è collocata nell’atrio del Seminario e il bollettino si intitola “Dove la Madonna pellegrina attende”.

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