La giornata di domenica 27 agosto 2023 resterà nella memoria di tutti coloro che hanno avuto il dono di potervi partecipare, come un giorno capace di lasciare insegnamenti e, più ancora, testimonianze che avranno durata, si dilateranno in echi e risonanze come il suono di una parola sincera.

Domenica 27 agosto, a Prascondù, dove la Madre di Dio apparve ad un ragazzo povero e invalido, Giovannino Berardi, per dare senso ad una speranza, quella di riacquistare il dono della parola.

Ha sempre colpito, in questa vicenda, l’assonanza con il brano del Vangelo di San Luca (Cap. 7, 11-15) che ci presenta il ragazzo, figlio della Vedova di Nain: chiamato nuovamente alla vita dal Salvatore, “incominciò a parlare”.

Giovani che riprendono a comunicare con il Mondo, perché nessun uomo può bastare a se stesso: ma la parola deve essere parola di verità.  

E’ chiaro l’insegnamento del Cardinale Arrigo Miglio, che ha presieduto la Santa Messa al Santuario, dettando una sapiente omelia.

Le Letture scelte per questa Liturgia hanno proposto il momento della caduta (Genesi 3, 1-14, prima Lettura) e quello in cui Maria preconizza la definitiva sconfitta del male (Vangelo di San Luca, Cap. 1, 39-56).

Il male – insegna il Cardinale – non vince: certo, fa danni, ma non è sua l’ultima parola.

Si insinua nei cuori con artifici mendaci e, tuttavia, suadenti “sarete come Dio”.

Il male non si presenta con il suo volto di morte, ma semmai con la sua capacità di seduzione, proprio come quel frutto dell’albero, piantato nel giardino in Eden, a oriente: buono, gradito agli occhi, desiderabile.

La Madre di Dio è Fonte sicura nell’indicarci che l’ultima parola sia quella di Dio “di generazione in generazione la sua misericordia
si stende su quelli che lo temono”
.

Il nostro video che – anche oltre i nostri programmi, ma davvero non abbiamo saputo rinunciare a riproporre tanti momenti belli della giornata – dura quasi un’ora offre, integrale, l’omelia del Cardinale, insieme ad altre sequenze di cui diremo tra poche righe.

Ed è ancora a proposito delle parole di Mons. Miglio che ci permettiamo di attirare l’attenzione del Lettore su un passaggio a noi parso di particolare significato: se è vero che molto, di questi tempi, può dare l’impressione di rappresentare derive preoccupanti, c’è qualcosa invece capace di suscitare speranza.

L’attenzione che oggi si pone, giustamente, alla centralità del rapporto tra uomo e natura, non va dissipata come fosse cosa mondana o di moda.

E’, al contrario, il segno di come sia sempre attuale ed oggi compreso forse meglio che in passato, il messaggio rivolto all’uomo ed alla donna di ogni tempo, del resto già chiaro nella Parola di Dio.

Laddove, ad esempio, (Genesi, 1, 4-7) il Creatore pensa alla creatura come ad un aiuto per dare compimento al proprio disegno:

Quando il Signore Dio fece la terra e il cielo, nessun cespuglio campestre era sulla terra, nessuna erba campestre era spuntata – perché il Signore Dio non aveva fatto piovere sulla terra e nessuno lavorava il suolo  e faceva salire dalla terra l’acqua dei canali per irrigare tutto il suolo -;allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente”.

Un aiuto per tutelare e dare compimento all’opera di Dio: non certo un salvacondotto per consumare, depredare, deturpare il creato.

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L’occasione di questa domenica al Santuario di Prascondù era stata immaginata da molti mesi anche come momento di festa per celebrare i 60 anni di ministero episcopale di Mons. Luigi Bettazzi.

Sappiamo che la Provvidenza ha disposto diversamente.

Ma, anche se il Festeggiato non è stato con noi in modo che i nostri sensi potessero avvertirne la presenza, certo avrà sorriso nel vedere quanta gente gli ha voluto ed ancora gli vuole bene.

Il Parroco don Sergio Noascone ha voluto fare un regalo grande ai presenti, che ci piace qui in qualche modo diffondere a beneficio anche di chi non c’era.

Ha stampato un opuscolo che riporta due testi molto significativi.

Il primo è la versione integrale dell’ultima omelia dettata dal compianto Mons. Luigi Bettazzi proprio qui a Prascondù, il 27 agosto 2022, l’anno scorso.

Quel giorno, come molti Lettori ricorderanno, tanti fedeli della Chiesa di Ivrea si trovavano a

Roma, perché vi si teneva il Concistoro nel corso del quale il Santo Padre avrebbe nominato Cardinale Mons. Miglio.

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Ma ora possiamo riproporre, di seguito, proprio questo testo:

Ultima omelia di Monsignor Luigi Bettazzi a Prascundù 28 agosto 2022

“Il Signore oggi è venuto a parlare a Prascundu con una parola che invita

ad essere semplici, umili, a non pensare solo all’io, ma pensare agli altri,

al “noi”… Perfino Dio è un “noi”: è infatti, Padre, Figlio e Spirito Santo.

Noi, quando nasciamo, non ragioniamo sull’io, appena nati sentiamo,

intuiamo che siamo nel mondo del noi: di chi ci ha generato, di chi ci

dato da mangiare…. Anche Gesù, se facciamo il conto che abbia

vissuto 33 anni, 30 li ha vissuti in mezzo agli altri, a Nazareth in una vita

semplice…. e lo stesso Padre Charles de Foucould, che era un militare

francese che hanno fatto santo poco tempo fa, quando si è convertito è

andato nel deserto ma ha cominciato da Nazareth a imparare a vivere

come Gesù, a vivere con gli altri, vivere bene con semplicità con gli

altri…. pensando non all’io ma agli altri….

E quando pensiamo agli altri, non dobbiamo subito pensare alle persone importanti che vediamo alla televisione ma, come diceva il Vangelo, a tutte le persone normali, a cominciare dai piccoli, dai poveri, dai disgraziati….

Pensiamo alla Madonna…. La Madonna mica è andata da un grande di Torino, è venuta da un ragazzino di Ribordone… anche a Lourdes, mica è andata da un “grande” della Francia, ma dalla povera Bernadette, figlia di un mugnaio… A Fatima mica è andata da un “grande” di Lisbona, ma da tre ragazzini di Fatima…

La Madonna ci fa capire che bisogna essere vicini agli altri, soprattutto ai più poveri. ai più sfortunati, ai più disgraziati… per fare famiglia, per fare comunità.

Anche noi oggi qui siamo in tanti, siamo venuti da tante parti diverse, eppure qui siamo come una sola famiglia, siamo qui a fare comunione, siamo qui a vivere nella solidarietà e nella pace. E quando la Messa sarà finita, la nostra missione sarà quella di andare a portare la solidarietà e la pace intorno a noi, nel mondo, dappertutto, a cominciare dalle nostre famiglie.

La Madonna ci insegni a vivere bene questa messa, e, con la grazia del

Signore, ci aiuti ora e sempre ad essere cristiane e cristiani di fraternità e di pace!”.

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Lo stesso don Sergio, peraltro, ha avuto in serbo un pensiero di riconoscenza, dedicando questa bella testimonianza a Mons. Luigi:

“Appassionato testimone del Concilio Vaticano ll e costruttore di pace.

Vescovo di Ivrea dal 1966 al 1999 e Vescovo Emerito fino al giorno della sua morte.

Per 17 anni Presidente di Pax Christi, di cui nel 1978 fu nomina to Presidente Internazionale.

Gran devoto della Madonna, per oltre cinquant’anni è venuto in questo santuario per onorarLa e celebrare la santa mes nei giorni della festa in ricordo dell’apparizione a Giovannino Berardi, avvenuta il 27 agosto 1619”.

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Don Sergio pone l’accento su di una particolare iridescenza del magistero del Vescovo scomparso, iridescenza sulla quale forse non ci soffermiamo abbastanza: “gran devoto della Madonna”.

Proprio così: spesso pensiamo a Mons. Bettazzi coma ad un profetico protagonista di una missione di pace capace di affascinare in tutto il Pianeta: ed è certamente vero.

Ma non va dimenticato che fosse, come ha ricordato proprio il Parroco, sinceramente devoto della Madre di Dio, che amava di amore filiale ed alla quale dedicava studi profondi e inesausti, sempre.

Chi scrive ebbe il privilegio di udire una catechesi di Mons. Bettazzi sulla Madonna, pronunciata in una delle sale dedicate alle conferenze che sono al Santuario di Lourdes, quando presiedette, in anni ormai lontani, un pellegrinaggio diocesano.

Capitò che in quei giorni fosse a Lourdes anche un altro pellegrinaggio diocesano, presieduto da Mons. Albino Mensa, suo predecessore sulla Cattedra di Sant’Eulogio e che fu sempre con lui in rapporti di grande amicizia.

Furono parole – quelle di Mons. Bettazzi su Maria – veramente illuminanti, che lasciarono una traccia.

Che la Chiesa di Ivrea lo ricordi anche per questo ed in un momento come questo, pare un segno della benevolenza della Madre di Dio per quel suo “servo buono e fedele”.

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Ma i regali di Don Sergio non sono ancora finiti.

Il Parroco ha voluto donare a tutti i presenti un’immaginetta del Vescovo Emerito scomparso, che lo ritrae ai piedi della sacra effige della Madonna, nel giorno dell’ultima sua visita – appunto, ad agosto 2022 – al Santuario.

Insieme alla fotografia, un prezioso e delicato pensiero personale dedicato al Presule, che qui di seguito riportiamo perchè possa diventare patrimonio di tutti:

“Carissimo Vescovo Luigi, hai consegnato il tuo cuore a Maria: Lei ha dato vigore ai tuoi passi.

Hai saputo cantare il tuo Magnificat, annunciando con grinta giovanile il Vangelo degli umili e dei piccoli.

Folgorato dai sogni del Concilio, hai gettato semi di speranza, con l’umorismo dello Spirito Santo.

Profeta della pace, hai aperto una breccia sul futuro.

Amico delle montagne, innamoraci delle vette di Dio!”

Prascundù 27 agosto 2023

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Ancora, ad ulteriore testimonianza dell’importanza della giornata di ieri a Prascondù, l’intervento di Mons. Pier Giorgio Debernardi, Vescovo emerito di Pinerolo, già Vicario Generale della Diocesi di Ivrea quando ne era Vescovo Mons. Bettazzi, ora Missionario nel martoriato Burkina Faso, l’ex Alto Volta.

Ultimo in ordine di tempo, ma non certo per importanza, l’intervento del Presule e, invece, nella scaletta del nostro video, in prima posizione e siamo fiduciosi che ci sarà perdonata l’inversione.

Sappiamo, infatti, che Mons. Debernardi non riuscì ad essere presente il 18 luglio scorso, in occasione delle esequie di Mons. Bettazzi: i gravi disordini che affliggevano ed affliggono quel Paese non permettevano il decollo degli aerei.

Per lo stesso motivo, non potè essere presente nemmeno i 15 agosto in Cattedrale ad Ivrea, quando si celebrò la Trigesima.

In quella occasione, peraltro, fu anticipato qualche scampolo di una lunga lettera che Mons. Debernardi idealmente indirizzò al Vescovo scomparso.

Il testo è qui, in questo opuscolo che è stato distribuito ai presenti e che sarà ancora diffuso nei prossimi giorni.

 

Come abbiamo anticipato già il 15 agosto, quando ne abbiamo pubblicato un breve stralcio,

il testo completo sarà pubblicato sul prossimo numero de “Il Risveglio Popolare” in edicola il 31 agosto e, subito dopo, giovedì, sarà diffuso anche in rete su www.risvegliopopolare.it .

Come si diceva poc’anzi, il nostro video ripropone, però, tutto l’intervento di Mons. Debernardi, che merita ascoltare e riascoltare.

Dapprima l’invito, dolente, realistico, sapiente, ma non privo di speranza, per la preghiera e per impetrare il dono della pace.

Soprattutto, ma non solo, in Burkina Faso dove i segni della guerra fratricida dicono di una ferocia senza limite.

Ma Mons. Debernardi non omette certamente di ricordare la figura di Mons. Bettazzi: un ricordo, come potrebbe dirsi parafrasando il titolo di un noto libro scritto da Giulio Andreotti, di chi si è “visto da vicino”.

Anzi, di più: il ricordo di una persona con la quale si sono condivise esperienze pastorali, si sono affrontati insieme i problemi di guida della Diocesi. Il ricordo che mette al centro la preoccupazione, mai abbandonata, per una coerenza esigente. Perché la pace che “nasce da un cuore nuovo”, non si può “esportare”, tanto meno “insegnare”, se prima non si riesca a promuovere, tutelare, fare amare a cominciare dalla propria famiglia.

Così – ricorda l’ex Vicario Generale – per Mons. Bettazzi era imprescindibile l’armonia e la concordia tra i fedeli, i sacerdoti, i laici.

Né fu mai accantonato – anche in anni assai difficili dal punto di vista delle tensioni sociali – da Mons. Luigi quello che avvertiva come il dovere di essere vicino ai lavoratori.

Ma le nostre parole non possono certo sostituire quelle di Mons. Debernardi, che il Lettore potrà ascoltare direttamente, in tutta la loro persuasiva dolcezza, nel video che proponiamo qui.

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Al termine della celebrazione, la pioggia che era caduta insistente fino a poco prima, ha ceduto (per poco, in verità, ma quel tanto che è bastato) spazio a un sole timido e così si è potuta snodare la tradizionale processione.

Infine, anche se lo hanno già fatto sia il Parroco, sia il Vescovo ed il Cardinale, il ringraziamento per tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita di questa giornata: i Volontari, in particolare con la Signora Susanna Bovio, la Cantoria di Sparone, la Banda “Filarmonica Sparonese”.

Ed un grazie anche a nome dei Lettori.

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