Ripensando il Centro Estivo

“Nulla sarà come prima”, un’occasione da non perdere

(Cristina Terribili)

L’emergenza Covid-19 ha richiesto il ripensamento di una serie di realtà e il motto “nulla sarà come prima” offre l’occasione di riflettere anche sulla organizzazione e gestione di tante attività, piccole o grandi che siano. Una malattia e il timore del contagio, hanno fatto ripensare agli spazi, ai rapporti interpersonali, alle attività, agli arredi anche dei centri estivi, la loro valenza, la loro organizzazione nelle diverse sedi, mettendo maggiormente al centro i bambini e i ragazzi con i loro bisogni.

Le “Linee guida per la gestione in sicurezza di opportunità organizzate di socialità e gioco per bambini ed adolescenti nella fase 2 dell’emergenza COVID-19” del Diparti-mento per le politiche della famiglia impongono il ripensamento dei rapporti tra l’operatore (che deve essere adulto) e il bambino.

Mi sembra importante, all’interno di tutto il documento, stringere l’attenzione sui punti che riguardano la creazione di piccoli gruppi di bambini e ragazzi, divisi secondo le età differenti e accompagnati da uno specifico numero di persone per gruppo.

Se siamo stati abituati a vedere decine di ragazzini di tutte le età, guardati più o meno a vista da altri ragazzini più grandi, ammassati su qualche campetto da calcio o in piscine più o meno improvvisate, dobbiamo tirare un respiro di sollievo. Questa cosa, almeno per quest’anno, non accadrà per motivi di distanza fisica, ma soprattutto perché bambini e ragazzi hanno patito fortemente le chiusure imposte per la riduzione del danno da Covid-19.

Spesso dimentichiamo che i bambini sono tali, li pensiamo come piccoli adulti in grado di gestire ogni cosa. Il piccolo gruppo imposto dalle linee guida è risorsa psicologica, educativa e sociale che permette di confrontarsi con una nuova forma di socializzazione, favorisce uno scambio più proficuo di idee, pensieri ed emozioni, permette la gestione e la realizzazione di altre attività in vista di nuove competenze o di quelle sperimentate nel nucleo familiare.

Un bambino che oggi si trova ad uscire dal nucleo familiare, ha bisogno di muovere dei primi nuovi passi e ha bisogno di tutta l’attenzione che altri adulti – educatori, insegnanti, altre figure professionali – possono offrire perché competenti.

Le linee guida prevedono la presenza anche di piccoli gruppi di adolescenti fino ai 17 anni. Spesso, i giovani che avevano terminato il primo ciclo della scuola secondaria di primo grado, si trovavano arruolati, come volontari, nelle attività dei più piccoli.

Oggi viene richiesta attenzione anche a loro, i grandi esclusi della pandemia. Anche loro adesso devono essere accuditi, accompagnati, non possono farsi carico delle cose degli altri, non possono essere economia sommersa. A loro si devono dedicare spazi, si deve permettere di avere la giusta considerazione e per loro i centri estivi si devono impegnare ancora di più, per favorire la loro crescita esistenziale.

Poi possiamo preoccuparci anche delle assicurazioni, delle responsabilità civili e penali, dei metri, delle mascherine. Tutto questo però potrà diventare mera burocrazia se focalizziamo la giusta attenzione nei confronti di chi dobbiamo proteggere.

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