Laudato sii

(Filippo Ciantia)

Nonostante il lockdown, soprattutto nei paesini come il mio, è stato possibile fare brevi passeggiate. In una di queste ho scoperto che la casa della maestra Juanita (collega di mamma, ma ben più longeva: è scomparsa alla vigilia dei cent’anni) si è trasformata in un vero e proprio cantiere.

Il nipote Michele, con sua moglie Margherita, sposati da poco, ne stanno facendo la loro dimora. Li abbiamo sorpresi al lavoro, perché si tratta di gente che si dà da fare e non lascia tutto alle imprese di costruzioni. Un giorno sgomberano le macerie, l’altro fanno pulizia e sistemano il giardino.

Li abbiamo incontrati mentre stavano trasportando dei mobili e finalmente c’è stata un’occasione di scambiare qualche parola, naturalmente a distanza e con mascherina d’ordinanza.

Abbiamo scoperto che la nuova casa di Margherita e Michele, oltre ad avere un bel cappotto termico, non è collegata al sistema del gas metano, perché tutto è studiato per dipendere dai pannelli solari, che permettono l’autosufficienza energetica.

Il collegamento con la rete elettrica pubblica garantisce che non ci siano black out, non avendo voluto installare batterie, costose e inquinanti; nel tempo potranno anche vendere al gestore del sistema l’eventuale surplus di energia elettrica.

Rientrando mi accorgo che è il 24 maggio, il 5° anniversario della pubblicazione dell’enciclica Laudato sii di Papa Francesco: la prima enciclica sull’ambiente e anche la prima intitolata in italiano antico. Era Pentecoste quell’anno.

Mentre la prima ondata della pandemia sta lentamente affievolendosi nel nostro Paese, stiamo iniziando a pensare alla ricostruzione che dovremo affrontare tra grandi difficoltà con prospettive piene di incertezza. Dovremo ricostruire a partire dalla famiglia, come Margherita e Michele, dall’amore che li lega, con una voglia di nuovo, di attenzione non solo alla nostra piccola dimora, ma anche alla casa comune che ci è stata donata.

Da piccolo volevo fare il muratore. Appena potevo mi univo ai lavoratori nei cantieri, sulle strade o nella case dei vicini, con badile in mano e martello al fianco. Mi diedero un ruolo importante: raddrizzare i chiodi, perché nulla andava sprecato! Erano gli anni del boom economico, della vera ricostruzione del paese.

Nel compito che ci attende, occorrerà tanta cura e fantasia. A partire da un amore. Senza sprechi, neppure dei chiodi storti.

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