Sabina

(Filippo Ciantia)

La primogenita si chiamerà Sabina. Sarebbe stata certamente una femmina, lo sentivano. Amavano il nome e anche la santa martire del II secolo. Ma non arrivava, il tempo passava e la tristezza cresceva.

Nel mio box, nel centro vaccinale, entra una coppia di anziani “per la terza dose”, con una giovane donna dalla pelle bruna e dagli occhi intensi e nerissimi, messi in risalto dalla mascherina. Penso sia la badante. Li vedo tutti piuttosto circospetti e timorosi. Non mi sorprendo: è la norma! Faccio accomodare il terzetto e pongo le domande di rito. Completiamo le procedure e inoculiamo la signora. Poi mi rivolgo al marito, chiedendo, mentre si accomoda, se la badante fosse a posto con i vaccini. “Già vaccinata. Non è la badante, è nostra figlia!” Notando la mia sorpresa, aggiunge: “Adottata”! La signora e la figlia escono, mentre continuo con il marito.

Il mio “vaccinando” si illumina e cambia volto e atteggiamento. A fatica avevo strappato le risposte alle domande di prassi circa la sua salute, ma ora è un fiume in piena.

“Dottore, lei non sa che splendida persona è nostra figlia! Non riuscivamo ad avere figli e volevamo accogliere una bambina. Già avanti negli anni, abbiamo dovuto andare a Calcutta. Madre Teresa non l’abbiamo incontrata, ma una sua missionaria della carità ci ha accolti. Siamo entrati in un salone dove c’erano una decina di bambine! Alcune timide, rimanevano ad una certa distanza, altre si allacciavano alle nostre gambe. Ce n’era una che ci aveva colpiti subito con i suoi occhioni”.

Ma la suora li aveva fatti procedere – “Venite con me, questo gruppo non va bene” – e passare in tre o quattro stanze, dove, più o meno avviene la stessa scena. “Notiamo che ‘quella’ bambina dagli occhioni neri ci seguiva, stanza per stanza. Certamente la suora aveva già in mente una bambina per noi! Ecco la suora con in braccio una bella bambina! Poi, da dietro, spunta ancora ‘quella’ bambina. La suora sembra acconsentire all’insistenza e prende anche lei in braccio. Noi diciamo alla suora che sarebbe bello avere proprio lei”. “Si chiama Sabina” dice la suora.

“Dottore, Sabina ci aveva scelti, era lì ad aspettare noi, sin da quando l’abbiamo sognata e desiderata il giorno del nostro matrimonio. E che gioia ha portato nella nostra vita!

Non dimenticherò facilmente questa terza dose e la letizia di quei volti!

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