Scatole di Natale: il pensiero conta quanto il contenuto

(Cristina Terribili)

A Natale, si dice, si è tutti più buoni. È il periodo per essere solidali, e da sempre ci sono iniziative per raccogliere beni di prima necessità da consegnare a chi si trova in difficoltà. Il mondo del volontariato si prodiga per far arrivare un dono a chi è in carcere o in ospedale, o vive per strada… Pacchi alimentari, abiti, giocattoli.

Dall’anno scorso, un movimento, partito da Milano, ha organizzato la raccolta di “scatole” per Natale: nella sola Lombardia sono stati consegnati 50mila doni. Che cosa contraddistingue questa iniziativa da tante altre? Il biglietto che accompagna il pacco. Questa scatola desidera essere un vero dono e a un dono si accompagna sempre un augurio.

L’elemento centrale è dunque il pensiero, lo spirito che ha mosso la preparazione della scatola. La quale, chiedono gli organizzatori, non deve essere troppo grande (delle dimensione di quelle per un paio di scarpe) e deve contenere, oltre al messaggio gentile, una cosa che tiene caldo, un prodotto di bellezza, qualcosa di goloso e un passatempo. Dopo l’esperienza dell’anno passato, gli organizzatori si sono preoccupati di specificare meglio cosa deve essere messo nella scatola. Sanno bene che, a volte, è bene controllare per non trovare “spiacevoli sorprese”; cose usate o scadute, sporche o rotte, regali fatti col pensiero che chi non ha nulla si deve accontentare degli scarti di chi ha troppo. Non è tanto il costo del regalo ad essere importante, quanto l’attenzione e la cura con cui si pensa al destinatario.

Ogni scatola poi va impacchettata per bene e va indicato il destinatario – se uomo o donna, se giovane o anziano –, per far sì che il regalo giusto arrivi alla persona giusta. La scatola che va a un bambino deve essere sostanzialmente diversa da quella per un nonno. Non possiamo neanche donare lo stesso tipo di dolce a tutti: per un anziano che magari ha un po’ di diabete la cioccolata zuccherosa non va proprio bene, sarebbero più utili dei biscotti a basso contenuto di zucchero.

In alcune scuole, dove i bambini sono stati coinvolti nella preparazione delle scatole, è stato fatto un importante lavoro di conoscenza e consapevolezza sui bisogni altrui. Spesso diamo per scontate tutte le cose di cui disponiamo, facciamo fatica a desiderare veramente qualcosa perché abbiamo pressoché tutto: ci viene difficile immaginare che c’è chi non ha gas o elettricità e fa fatica a preparare qualcosa di caldo, oppure manca anche solo di una semplice saponetta o di uno spazzolino da denti col dentifricio.

È vero che hanno ripreso a riempirsi i carrelli solidali ma ricordiamo che ci sono tante persone che si vergognano delle loro ristrettezze, che si sentono in difficoltà a recarsi presso i centri preposti all’ascolto dei bisogni della persona o che non possono proprio uscire di casa. In tutte queste situazioni sarebbe carino trovare il modo di farsi aprire la porta e portare qualcosa in dono. Con delicatezza, si può aiutare chi è in difficoltà senza privarlo della dignità.

Bastano 5 minuti d’orologio per far sì che una relazione d’aiuto si possa riequilibrare e far sentire meno inutile l’altra persona.

Il “movimento delle scatole” ha terminato da tempo la raccolta per provvedere a recapitarle per tempo. Ma il Natale deve ancora arrivare e ognuno di noi può fare ancora molto. Poi, per fortuna, il Natale ritorna ogni anno, e per il prossimo ci possiamo preparare meglio e con più amore.

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