Scuolabus di montagna: non se ne parla fin dopo il 9 settembre.

Dieci giorni fa i Parlamentari non parlavano d’altro che di scuolabus, in particolare nei comuni montani, affermando che da subito si doveva procedere alla modifica della norma vigente, la 63 del 2017, che vieta ai Comuni di cofinanziare con risorse di bilancio le tariffe pagate dalle famiglie per garantire lo scuolabus. Un tema caldissimo per migliaia di Comuni, in particolare i montani (visto che in città i pullman, i tram, la metro sono pagati in gran parte da Comuni e Regioni, portando anche i bilanci in rosso) dopo la sentenza della Corte dei Conti che vieta a questi Comuni l’integrazione di risorse per mantenere il trasporto studenti. Verso scuole peraltro, poste nei Comuni vicini, siano primarie o secondarie.

Numerosi Parlamentari avevano promesso di intervenire. E mentre alcuni Deputati e Senatori hanno annunciato solleciti al Miur per delle precisazioni firmate dal Ministro e indirizzate ai Comuni (senza tener presente che una legge si modifica solo e sempre in Parlamento con un’altra legge), altri hanno depositato proposte di legge, con emendamenti da inserire nel primo dispositivo utile. “Peccato che purtroppo niente in questo senso è stato fatto finora – commenta Marco Bussone, Presidente Uncem – La Camera dei Deputati è già in ferie fino al 9 settembre e il Senato lavora fino a mercoledì 7 agosto, con ddl Sicurezza bis, attività culturali, sport e Tav da discutere. Spazio per gli scuolabus e i bilanci comunali, fino a settembre non ne vedo molti – afferma Bussone – fino a settembre il Parlamento potrà fare ben poco e peccato che poi la scuola inizi e il trasporto studenti con gli scuolabus gialli sia da attivare. Se poi si pensa che basterà una circolare del Ministro dell’Istruzione, allora è un’altra storia. Confidiamo – sottolinea il Presidente Uncem – nell’impegno di tutti i Parlamentari”.

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