Storia di un castello di sabbia, di una palla e di un’altalena

(Cristina Terribili)

Era il 1968 e negli Stati Uniti era appena morto Martin Luther King. Una maestra si chiedeva come fosse possibile migliorare le relazioni tra bianchi e neri. Scrisse ad artisti ed intellettuali; soprattutto scrisse a Charles Schulz, l’inventore dei Peanuts. Il disegnatore non si riteneva adatto ad intervenire su un tema così scottante, ma non interruppe mai la corrispondenza con la maestra, che nel frattempo raccoglieva consensi tra i suoi amici che desideravano un rapporto di amicizia tra bianchi e neri.

E così il 31 luglio 1968 uscì la prima striscia con un bambino nero (non senza che che Schulz incontrasse molte difficoltà anche al suo giornale, al punto che sembra sia arrivato a dover dire qualcosa come: “O Franklin o me”). Schulz fece incontrare Charlie Brown e Franklin sulla spiaggia, in vacanza, in modo molto naturale, con la scusa del ritrovamento di un pallone e con il piacere di costruire un castello di sabbia insieme.

Le polemiche non finirono per il disegnatore ma, forse con un coraggio che neanche lui si aspettava, dopo l’ennesima lettera di protesta, decise di inserire Franklin nella stessa classe di Charlie Brown, facendolo accomodare proprio dietro Piperita Patty. Franklin è stato sempre gentile con tutti, un bambino bravo e studioso, saggio e responsabile, perché a volte i bambini sono anche così.

È il 2019 e l’artista Ronald Rael ha installato delle altalene orizzontali sulla palizzata di confine tra il Messico e gli Stati Uniti e i bambini hanno subito cominciato ad utilizzarle. Naturale salire su un’altalena, cominciare a dondolare con chi sta dall’altra parte. Una trovata tanto semplice quanto geniale per dire che alcuni confini, che sembrano albergare nella testa dei politici, non sono gli stessi per tutti e che un limite si può trasformare creativamente in un’opportunità.

In questi giorni in cui è stato varato il piano di sicurezza bis, in cui sembra marcarsi sempre di più la differenza tra esseri umani, mi sembra ci sia bisogno di chi sappia andare contro corrente, di chi sappia avvicinarsi ad un altro con naturalezza.

Permettiamoci il lusso dei bambini di cominciare dalle interazioni, trovare una scusa qualunque per mettersi a giocare con un altro. Possiamo trovare un qualsiasi mezzo per riappropriarci di un’umanità che ci viene sottratta attraverso leggi che impongono comportamenti che non ci appartengono.

A causa del mare agitato alcune persone sconosciute tra loro, hanno formato una catena umana per salvare dalle acque chi si trovava in difficoltà. Forse dobbiamo ritornare a pensare che dei comportamenti di aiuto, degli atti compassionevoli, il provare a fare qualcosa per l’altro è quello che ci appartiene e ci distingue.

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