Tonsoriam artem

(Filippo Ciantia)

Una delle reazioni dopo il lockdown è stata la corsa di signore e signori da parrucchieri, barbieri ed estetiste. Per due settimane le code ai supermercati sono state solo un ricordo rispetto alla richiesta disperata di cura dei capelli: simbolo di forza e di bellezza, talora mezzo di seduzione e spesso specchio della personalità.

“Caon parrucchieri” di Angelo e Rosy e dei figli Niccolò e Federico nasce nel 1977 e da allora è al servizio dei preziosi capelli degli abitanti di Venegono, il mio paese.

Angelo fa parte della mia storia. I nostri genitori erano fedeli compagni di caccia. Papà, all’alba, si avviava verso la cascina Mirabello con i suoi cani per vivere l’avventura del bosco e della natura con i suoi amici Ugo, Bepi e Romeo. Angelo non voleva studiare e implorò papà Ugo di trovargli un lavoro! Come il santo protettore dei parrucchieri, Martin de Porres, anche Angelo fu affidato ad un barbiere perché imparasse il mestiere.

Scoppiò una passione per questa professione, che lo ha portato continuamente ad imparare e perfezionarsi. Ricordo che più di una volta mi usò come modello per le lezioni pratiche alla scuola di Varese!

Ai campionati per parrucchieri di Taranto del 1981, dove si laureò campione italiano, conobbe Rosy che lo affascinò per la sua bellezza e la sua serena risolutezza (nata da una fede profonda e radicata) e che lo riportò ad una intensa e fedele pratica religiosa venuta meno.

Il negozio del barbiere è spesso luogo del chiacchiericcio e della confessione, talmente è irresistibile la necessità di raccontarsi, di sentirsi ascoltato e di far sapere. Facile cedere al pettegolezzo. Ma per Angelo e Rosy la fede fa vedere il bene e non fa cercare il male. Il dialogo si rivela molto spesso occasione di aiuto e sostegno.

“Stimate la vostra professione anzitutto per questo: perché oltre la bravura, che richiede, oltre il contributo personale di buon gusto, che la rende anch’essa un’arte, è un ministero, un servizio … La vostra professione, per gli straordinari contatti umani ch’essa facilita, per le innegabili correnti di simpatia ch’essa stabilisce, può essere un singolare strumento di apostolato … non si tratta di pose: si tratta di essere cristiani sinceri, coerenti, consapevoli”.  (Paolo VI, novembre 1966)

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