La premier Meloni appare sola alla guida del Governo, con due vice – Salvini e Tajani – che remano in senso contrario e un Esecutivo che, per la prima volta dall’insediamento, registra nei sondaggi 47 giudizi negativi e 42 positivi; ma il quadro politico non cambia rispetto al voto del settembre scorso perché la leader dell’opposizione Elly Schlein è ancora più sola alla direzione del Pd.

Meloni.

Il suo vero “avversario” è il leader della Lega che fa di tutto per smarcarsi; l’ultima sfida è sul versante europeo con l’invito a Marine Le Pen, leader dell’ultra-destra francese, a partecipare all’incontro di Pontida del Carroccio; in questo modo la Lega vuole bloccare l’avvicinamento dei Conservatori europei (guidati dalla Meloni) alla maggioranza di Ursula von der Leyen, lasciando FdI in mezzo al guado; all’opposto Tajani rilancia la linea europeista di Forza Italia, con un no secco alla Le Pen e ai tedeschi dell’Afd (filo-nazisti).

L’attacco del Governo al commissario italiano a Bruxelles, Gentiloni, appare un diversivo per non scegliere sui temi in discussione: il patto di stabilità, il Mes (meccanismo europeo di stabilità), PNRR (fondi europei), trasporti… Ma con questi nodi aperti la finanziaria 2024 sarà priva di mezzi e contenuti, mentre crescono le richieste contro l’inflazione, per la sanità, la scuola, il lavoro… A pochi mesi dal voto europeo appare tuttavia improbabile che la Presidente del Consiglio scelga tra governabilità e identità, tra Ursula von der Leyen e Salvini, nonostante l’elettorato dia segni evidenti di insoddisfazione per il cammino della compagine governativa. Per ora si è dedicata a rafforzare il controllo sul suo partito (FdI), prevedendo tempi difficili, anche per la congiuntura internazionale e il protrarsi del conflitto russo-ucraino.

Schlein.

L’onda favorevole delle primarie è finita e il Pd galleggia tra il 19-20 per cento, nonostante i problemi del destra-centro. La manifestazione più clamorosa del disagio dem è giunta dalla Festa nazionale de “l’Unità” a Ravenna: al comizio conclusivo della segretaria erano assenti non soltanto gli esponenti dell’area Bonaccini, ma i principali sostenitori della Schlein ai gazebo: gli ex ministri Boccia, Franceschini, Orlando, il capo della sinistra dem Provenzano; in precedenza l’ex segretario Zingaretti, già suo “sponsor”, aveva profetizzato per le europee un voto da minimo storico: 17%.

Alla nuova segretaria viene rimproverata una linea radicale, una rincorsa imprudente ai Pentastellati (intanto Conte esclude un’alleanza piena, solo intese caso per caso), un peso eccessivo al “movimentismo” e alla componente ex dalemiana di Articolo Uno, rientrata nel partito con Bersani e Speranza, dopo la scissione. In concreto manca l’amalgama tra radicali e riformisti, anzi la frattura si allarga (parole durissime contro la segretaria sono state espresse dall’ex segretario dei Ds, Fassino, che ha ricordato alla Schlein la sua recentissima adesione ai dem, alla vigilia delle primarie).

Bonetti.

Anche l’ex ministra della Famiglia è stata protagonista della rentrée politica perché, con un’intervista al “Corriere”, ha annunciato l’abbandono di Renzi per una partnership con Calenda, confermando nei fatti che i Centristi correranno alle Europee con due liste. L’on. Bonetti, non da oggi, era critica sulla gestione personalistica di Italia Viva, dove rappresentava la componente di area cattolico-democratica (l’area laica è invece guidata dall’ex ministra Boschi, che partecipa alle manifestazioni del movimento Lgbt con Elly Schlein).

Tra i temi aperti ha fatto sensazione il ddl presentato dal sen. Renzi sul “premierato elettivo”, in appoggio alla linea del Governo Meloni. Ma questa riforma costituzionale, se approvata, ridurrebbe sensibilmente i poteri del Presidente della Repubblica, nel momento in cui l’inquilino del Quirinale, secondo tutti i sondaggi, è l’unico politico apprezzato dalla larga maggioranza degli italiani. Per il direttore de La7, Mentana, Mattarella potrebbe anche dimettersi, nell’ipotesi di una contro-riforma istituzionale.

Il Paese, con tanti problemi aperti, non ha certo bisogno di avventure e i prossimi mesi non possono essere sprecati con il primato alla campagna elettorale. Anche per evitare che cresca la disaffezione alle urne, già evidenziata nel voto locale e regionale (a Torino la maggioranza dei cittadini non ha partecipato alla scelta del sindaco). L’opinione pubblica è consapevole dei limiti posti dalla congiuntura internazionale: è disposta a comprendere i sacrifici necessari per il bene di tutti gli italiani, ma non scelte dettate da esclusive logiche di parte.