Un grande italiano

(Filippo Ciantia)

Pochi giorni fa, sono stati ricordati i 50 anni dalla scomparsa di Giulio Pastore, grande sindacalista e politico del dopoguerra.

In quel lontano autunno del 1969, i deputati democristiani erano riuniti per decidere come onorare la memoria di Pastore, quando un commesso annunciò ad Andreotti l’arrivo di un vescovo africano. Si trattava di Cipriano Kihangire della diocesi di Gulu nel nord Uganda. Il vescovo cercava aiuto per i suoi fedeli, poverissimi. La coincidenza fu particolarmente felice, come riconosce lo stesso Andreotti nel suo libro “Visti da vicino”, quando tratteggia il profilo del dittatore Amin Dada. La proposta mise tutti d’accordo e certamente il costo dell’opera fu molto più basso di ogni altra proposta presentata nella riunione. Ancora una volta la provvidenza aiutava Andreotti!

Quando arrivai a Kitgum, poco distante da casa mia, sorgeva un piccolo e sobrio asilo che fiancheggiava la chiesa di Cristo Re. I parrocchiani, anche quelli poveri, potevano portarvi i bambini, custoditi da insegnanti molto motivati, anche stranieri.

Così, pur non essendo un fatto registrato negli annali storici, Andreotti, approfittando della necessità di recarsi in Uganda per frenare la volontà del dittatore Amin di espellere tutti gli italiani, compresi i missionari, che costituivano la colonna portante di scuole e ospedali nel poverissimo nord del paese, nel gennaio del 1974 si recò a Kitgum per inaugurare ufficialmente l’asilo “Giulio Pastore”.

Ancor oggi la struttura rimane una delle istituzioni più note della cittadina, trasformatasi in una scuola primaria, che aiuta il paese a rispondere al grande bisogno di istruzione e educazione. Quando Andreotti visitò il paese gli Ugandesi erano poco più di 10 milioni, oggi sono 44 milioni, di cui il 50% sotto i 15 anni.

La piccola scuola, nel cuore dell’Africa, ricorda ancora oggi il centro del pensiero di Pastore. Egli volle che nella “sua” CISL non solo i quadri, ma tutti i lavoratori tornassero o andassero a scuola. Organizzò sul territorio i “campi-scuola” e le settimane di riflessione per tutti i dirigenti, certo che l’educazione fosse la chiave per un ruolo politico e civile dei lavoratori.
Che bello poter ricordare, anche lontano dalla nostra patria, un grande italiano!

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