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Una fermata  di troppo

E’ cosa buona e giusta che un amministratore si occupi del territorio e di come ci vivono i suoi cittadini. Quando lo fa, i cittadini possono dormire sonni tranquilli perché sviluppo, sicurezza, trasporti, ambiente, edilizia, scuola, infrastrutture – e tanto altro ancora – sono tutti tasselli al loro posto nella dinamica del funzionamento di un’amministrazione. La partecipazione attiva e costruttiva dei cittadini alla vita pubblica, poi, anche tramite l’associazionismo di vario genere, non può che contribuire al benessere di tutti.
La richiesta di una fermata a Chivasso del treno ad Alta Velocità Freccia Rossa sulla linea Torino-Milano (che da lì poi prosegue verso Venezia o verso Napoli) è una di quelle azioni che tanti amministratori della zona si sono presi a cuore, allo scopo di sviluppare il territorio. E lo hanno fatto con una tempestività, e con un dossier pieno di contenuti a sostegno della richiesta, che ha spiazzato tutti gli altri amministratori di città e comuni situati nelle immediate vicinanze di quella linea ferroviaria, e ai quali una fermata dell’AV andrebbe pure bene. Chi è rimasto indietro ha iniziato la rincorsa per rivendicare le ragioni ad avere una fermata a casa propria.
Già sul numero scorso abbiamo parlato di due incontri tenutisi a Roma, al Ministero e con funzionari di Rete Ferroviaria Italiana.

Un primo incontro voleva sostenere l’istituzione di una fermata dalle parti di Santhià e Carisio; il secondo richiedeva la fermata a Chivasso, in modo che – si legge in un comunicato dei sostenitori di questa opzione – i viaggiatori non debbano raggiungere Torino (ricordiamo che, oggi, la stazione di Porta Susa dista da Chivasso 16 minuti con un treno senza fermate intermedie e 26 minuti con quelli che fermano nelle 4 stazioni previste).
RFI in entrambi gli appuntamenti ha ribadito la disponibilità ad approfondire il tema partecipando a un tavolo tecnico con la Regione Piemonte ecc… Insomma, prendiamoci il giusto tempo, calmiamo gli animi e riflettiamo un po’ per benino. Mi pare saggia la posizione di RFI, perché ci intravvedo un tergiversare a fin di bene, una visione più ampia e globale che non disdegna i territori ma li colloca su una scacchiera dove non prevale l’interesse particolare ma generale.
Nel frattempo si è aperto il toto-fermate; chi dice Vercelli, chi Carisio, chi Chivasso, chi Novara, chi Biandrate… Alta è la velocità del Freccia Rossa e alta dovrebbe essere anche la visione del problema, perché in alternativa c’è solo l’esplodere del “particolare” che non rima con il “vero” interesse del territorio per quanto pensino e si diano da fare gli amministratori. Se la prima fermata del Freccia Rossa è dopo 10 minuti dalla partenza non è più una freccia e non parliamo più di Alta Velocità. Sulla linea Torino – Milano l’unica fermata logica, per quella che è nata e deve restare Alta Velocità, è Novara anche, ma non solo, perché è connessa con le reti transfrontaliere. E’ condivisibile il bisogno di sviluppo e di uscire dall’isolamento che le proposte fin qui messe sotto il naso del Ministero e di RFI hanno espresso; è logico pensare all’interconnessione dei territori periferici con le grandi città, ma non declassando l’AV a treno locale.
Tutte le città lungo l’asse ferroviario Torino – Milano hanno un interesse loro e un interesse per le zone che stanno a monte o a valle: Chivasso pensa al Canavese e alla Valle d’Aosta oltreché al Casalese; Santhià al Biellese e alla Valsesia; Vercelli alla Pianura; Novara pensa a 360 gradi come vero snodo nord regionale. L’unico che non ha nulla a cui pensare è Carisio, in mezzo al nulla. Allora, forse, il vero interesse di questi territori non è rallentare l’AV e farla fermare qui o là, ma la vera rivoluzione deve riguardare le reti regionali e le reti locali di cui da anni si parla e che versano in situazioni penose. Non si scappa da questa necessità!
Quanto costa elettrificare la Ivrea-Aosta sull’esempio dell’annunciata elettrificazione della Biella-Santhià? Quanto serve per velocizzare la Biella-Novara, per ripristinare la Santhià-Arona (per cui una marcia sui binari si è tenuta il 10 marzo scorso), e la Novara-Varallo e la Vercelli-Casale? Eccetera. Eccetera. E’ proprio impossibile rivedere gli orari dei regionali Milano-Torino per evitare attese negli snodi principali?
Riconosciamoci tutti, dunque, nella volontà di rompere l’isolamento in cui versano i nostri territori interni: al massimo chiediamo a RFI di far fermare il Freccia Rossa a Novara ma soprattutto chiediamo che si impegni seriamente – nero su bianco, non come nel passato – a sviluppare i trasporti nei territori con la logica dell’interconnessione sensata tra piccoli e grandi centri, con orari utili ai viaggiatori, una velocità degna dei tempi moderni, treni nuovi, costi adeguati e la puntualità di rigore.
Mi pare questa la vera sfida territoriale, a dimensione addirittura semi-regionale, decisamente superiore e più redditizia – anche in termini elettorali – di una fermata qui o là.

Carlo Maria Zorzi

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