A 50 anni dalla drammatica scomparsa di Don Antonio Nicolotti, parroco di Azeglio

(Fabrizio Dassano)

AZEGLIO – Nella Messa di domenica scorsa ad Azeglio il parroco don Genesio Berghino ha ricordato la figura di un suo predecessore, Don Antonio Nicolotti nel 50° anniversario della sua scomparsa.

Antonio Nicolotti era nato a Villareggia nel 1903 ed era stato ordinato sacerdote il 7 luglio 1929. Dapprima era stato viceparroco ad Agliè fino al 1936 e poi dal 15 settembre 1940 parroco ad Azeglio, poco tempo dopo l’ingresso del-l’Italia nella Seconda guerra mondiale. Esiste qualche rara copia di un documento dell’insediamento del parroco, un piego di foglio di 4 pagine dal titolo: “A tutti i miei carissimi parrocchiani – Don Antonio Nicolotti Parroco – 15 settembre 1940” una cronaca per immagini del fotografo Umberto Manfredi di stampatore ignoto.

Nella prima pagina vediamo una grande immagine del parroco, quindi nella pagina successiva un’automobile in mezzo alla gente da cui è sceso Don Nicolotti e si intravede Giuseppe Salamano in uniforme nera. La successiva immagine è scattata nella piazza della parrocchiale con una folla stipatissima. Don Nicolotti – sempre affiancato dal gerarca Salamano – con l’aria quasi sorpresa è attorniato da altri preti e accoglie il saluto delle ragazzine di Azeglio in uniforme di “Giovani italiane” e moltissima gente sulla rampa d’accesso del Castello d’Harcourt che fungeva da grande balconata agghindata per l’occasione. La successiva immagine, un controcampo della precedente è intitolata: “la consegna della stola”. La cerimonia avviene sulla soglia della Chiesa e gli azegliesi sfoggiano l’abito della festa, le signore graziosi cappellini da grandi occasioni. Nella successiva che immortala il corteo che esce dalla Chiesa e si dirige alla casa parrocchiale, si riconoscono l’immancabile Salamano affiancato alla bella figura della contessa Ada Rossi di Montelera, moglie del conte d’Harcourt, scarpe bianche e gonna chiara a pieghe, un golfino e un bel cappello alla moda del tempo. Don Nicolotti è sorridente e il podestà di Azeglio, il conte Alberto d’Harcourt, sorride mentre parla con altri prelati. A seguire un lungo serpentone di folla da cui spuntano bandiere e gagliardetti.

Un percorso che iniziava quel giorno e si sarebbe concluso alle 11 del mattino di quella fatidica domenica del 25 ottobre 1970. Il nostro Risveglio Popolare così descriveva il drammatico evento: “Ancora un lutto per il Clero diocesano. Ancora una morte improvvisa, fulminea. E ancora un popolo intero che resta tragicamente colpito e immerso nella desolazione. Ad Azeglio questa morte è stata illuminata da una luce patetica e tragica ad un tempo.”

Nel clima festoso della domenica la popolazione attendeva in festa il Vescovo: “I bambini nell’abito nuovo per la Cresima. Don Nicolotti è la sulla porta della Chiesa a porgere il saluto. Il Vescovo ringrazia e dice che gli risponderà nella predica. Poi si entra in Chiesa, nel presbiterio il clero prepara la funzione. Il Prevosto si accinge a porgere i paramenti al Vescovo perché se ne rivesta per la Messa, si avanza coll’amitto in mano. E subito crolla, di schianto. Pochi minuti: il tempo di sentire un’ estrema, concitata esortazione al pentimento, e di ricevere l’Olio degli infermi che il suo Vescovo gli amministra. Ed è la fine.”

Pochi minuti dopo accorrono i dottori Zurletti e Avetta che non possono fare altro che constatarne la morte. “Da-vanti ai bimbi, ai padrini, alle madrine, ai genitori, alla gente che gremisce la Chiesa”.

I funerali due giorni dopo, il martedi mattina del 27 ottobre, furono imponenti. Forte era stato lo shock e lo sconcerto collettivo della comunità azegliese e forte il legame di vicinanza con il proprio parroco: “La bara era portata a spalle da uomini e da giovani – continua il Canonico Michele Ferraris, cronista del Risveglio Popolare – i suoi giovani, quelli che, in un proprio annuncio funebre, avevano definito questo prete di 67 anni loro Padre e Amico. Un centinaio di sacerdoti diceva la stima e l’affetto che Don Nicolotti godeva fra il Clero diocesano. Con Mons. Bettazzi e un altro Vescovo, dei Padri Bianchi, autorità parlamentari e consiglieri provinciali. E poi tanta folla: tutta la sua gente.”

La minuta descrizione dell’evento descrive ancora il momento della sosta del corteo: “davanti all’Asilo, una delle ultime opere sociali che il Prevosto ha tanto voluto per il bene del paese. Nel silenzio impressionante di quell’attimo tutta la popolazione ha ripensato quanto Don Nico-lotti ha fatto per i bambini, e a quella morte così, davanti ai bambini della Cresima…”. Poi gli addii al cimitero del sindaco Dante Fassio e del professor Romano Tirassa a nome dei suoi giovani. La salma sarebbe stata posta nella cripta dei sacerdoti ma poi sarebbe stata traslata in terra in mezzo alle altre tombe, come voleva lui, tra la sua gente.

Su un quotidiano apparve il necrologio in cui “addolorati ricordano l’immatura perdita dell’amico Don Antonio Nicolotti”: Giovanni Avetta, Giuseppe Belviso, Franco Bertolino, Pietro Nicolotti, Michele Conti, Elmo ed Ezzelino Sàntina, Romano Tirassa, Giovanni Viale, Rino Zanuttini, la famiglia Rigaldo, Dante e Bianca Fassio, Nanni ed Ella d’Este, Giulio e Piera Delleani, Paolo e Cicci Bogatto. Anche La S.p.A. Compensati Toro prendeva parte al lutto di Azeglio.

Nel 1970 la tipografia Bardessono di Ivrea dava alle stampe un piccolo opuscolo dal titolo “In memoria di Don Antonio Nicolotti Prevosto di Azeglio” di 12 pagine dedicato alla figura di un prete molto amato dai suoi parrocchiani. Era stato curato dal Canonico Ilo Vignono, Cancelliere vescovile emerito e Cappel-lano dell’Ospedale di Ivrea nel Natale del 1970, importante figura di bibliotecario e studioso della Biblioteca Capitolare del Duomo d’Ivrea.

Il bollettino commemorativo nella prefazione del Canonico Vignono così narrava: “Mentre scrivo queste parole di presentazione, tutta la popolazione Azegliese è ancora in lutto (…) ma nello stesso tempo, tutti noi già ci prepariamo, con entusiasmo, ad accogliere il nuovo Parroco.” Il Canonico poi si scusava con i lettori: “Sono spiacente di non poter pubblicare il bellissimo discorso commemorativo che il Rev.mo Don Mario Coda, Arciprete di Castellamonte tenne alla Messa di Trigesima, perché la registrazione non è riuscita.”

E continuava ricordando le opere di Don Nicolottti: “Prima fra tutte è la Chiesa parrocchiale che Egli voleva bella, e per abbellirla trascurava persino la sua abitazione. Poi le altre Chiese di cui Azeglio è ricco: quella di S. Antonio che Don Nicolotti salvò dall’inesorabile e progressiva fatiscenza e riportò all’antico splendore, quelle di S. Carlo e delle Piane che con un’attenta e costante manutenzione conservò alla funzionalità e al decoro. L’Asilo è l’opera che più direttamente interessa la popolazione e interesserà le generazioni future. A quest’opera fecero seguito due altre molto importanti, il campo sportivo e il centro ricreativo, resterà sempre legato il nome di due grandi benefattori scomparsi: il Conte Alberto d’Harcourt e Don Antonio Nicolotti.”

Il canonico ringraziava pubblicamente il Vescovo d’Ivrea Mons. Luigi Bettazzi che concelebrò la Messa esequiale attorniato dal Clero di Azeglio e della Vicaria, Mons. Luigi Barbero, Vescovo di Vigevano, in presenza privata alla benedizione della salma. Dopo le autorità politiche don Vignono si rivolgeva al nuovo parroco: “Ed un ultimo caro ringraziamento, al caro e simpatico Don Giovanni Comoglio, che accettando l’invito del Vescovo prese sulle spalle il peso della Parrocchia di Azeglio.”

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