Assedio al parcheggio

“Nell’agosto del 1614 si diede principio a fortificar le muraglie della città d’Ivrea dove vi era pericolo e fatto far le garitte, bastioni, rastelli, palissade e altri ripari necessari per potersi difendere dalli nemici. Nel settembre 1616 Sua altezza aveva fatto di nuovo riparar le garitte attorno alle fortificazioni della città”.
Si, stiamo parlando di Piazza del Rondolino, un bel bastione convertito nei tempi moderni in parcheggio. Pare che la piazza porti il nome del Rondolino perché il bastione fu progettato da Francesco Rondolino da Cavaglià, sopraintendente alle fortificazioni di Vercelli per il Duca Carlo Emanuele I, gratificato dal medesimo nel 1624. Fu capitano degli archibugeri a cavallo e maestro d’artiglieria, segnalandosi nell’assedio del 1636 a Vercelli.
Egli non poteva certo immaginare che il suo bastione sarebbe diventato un parcheggio asfaltato, ma i tempi cambiano per tutti. E cambiano tutto. Effettivamente il parcheggio sembra bombardato dalle artiglierie franco ispaniche ancora oggi. Percorrere il parcheggio è un’impresa non esente da rischi. Ma la cosa straordinaria è che il parcheggio di questo bastione è un parcheggio che non si paga! Se si ha l’accortezza di arrivarci entro le 7.45 del mattino. Un po’ come i ragionieri Fantozzi e Filini che prenotavano il campo da tennis alle 5 del mattino.
Certamente l’assedio delle piazzole a righe blu è imponente. Marciano allineate e combattono, come dei quadrati di picchieri svizzeri con i loro bei colori blu nitidi e densi a ricordare che devi pagare per parcheggiare! Ormai le piazzole bianche sono ridotte al lumicino, l’assedio stringe, sul bastione che ormai sta per capitolare si odono delle voci cantare “sul ponte sventola bandiera bianca!” Ma qui sta il genio urbano-cittadino: per meglio mimetizzarsi con l’asfalto le strisce bianche non sono più bianche, hanno abbandonato i loro colori da guerra. Sono appena percettibili tra una buca e l’altra, per snidarle dai loro stalli bisogna avere l’occhio fino del cecchino.
Certamente l’unica cosa che diventa quotidianamente un po’ complicata è parcheggiare. Le auto in sosta sono fuori controllo, si improvvisano schieramenti degni del peggior plotone di fanteria. qualcuno si inventa degli spazi virtuali interpretando i segni del bastione come i fondi del caffè. Unico punto di riferimento rimasto per orientarsi triangolando con gli astri della notte: le buche provocate dai cannoni franco-ispanici!

Fabrizio Dassano