Beghe nei partiti e maggioranze trasversali, troppi dossier fermi

La nuova fase della lotta alla pandemia vede i poteri pubblici incerti: il Governo centrale attua una linea soft, la Lombardia sceglie il coprifuoco alla francese, la Campania chiude le scuole, i Comuni si ribellano alle misure anti-movida…

L’opinione pubblica è disorientata e subito ne risente il gradimento del premier Conte, passato in pochi mesi dal 60 al 40% di fiducia. Né giova lo scontro Stato-Regioni sulle cause dei ritardi: mancano 1600 ventilatori. Dove sono finiti?

Il presidente del Consiglio, a sua volta, si è infilato in un vicolo cieco sul famoso Mes (il Meccanismo Europeo di Stabilità): si è pronunciato criticamente, sulla linea grillina, ottenendo il placet di Fratelli d’Italia e Lega, mentre Pd e Italia Viva sono per la scelta del finanziamento europeo di 37 miliardi alla sanità. In altre parole: una doppia maggioranza attorno a Conte, inconciliabile.

In tempi normali avremmo avuto un rimpasto o una crisi di Governo; ora si procede come se nulla fosse accaduto, perché manca l’alternativa e le elezioni sono quasi impossibili in tempi di Covid 19. Ma vivere alla giornata può essere molto negativo per il sistema politico.

Nella maggioranza, con gli Stati Generali del M5S ai primi di novembre, va definita la linea del primo partito in Parlamento perché lo scontro tra il governativo Di Maio e il movimentista contestatore Di Battista non può paralizzare il Paese, condizionando il premier; troppi dossier sono fermi in attesa delle Idi grilline.

Il Pd, sempre fermo al 20% nei sondaggi, non può ritenere la sua forza politica egemone della coalizione, anche per le sue divergenze interne: la linea Zingaretti di alleanza elettorale con il M5S è contestata a Torino, Milano, Bologna e ora a Roma c’è la novità della candidatura Calenda a sindaco, in aperta rottura con i grillini. Due linee politiche sono eccessive: a questo si aggiunga il dissenso del ministro del Tesoro Gualtieri dalla linea Zingaretti sul Mes e le divergenze sul cammino parlamentare della legge sulla omotransfobia tra il capogruppo Delrio e la sinistra del partito (cauto il primo, “arrabbiata” la seconda).

Non si possono poi ignorare i continui attacchi al Governo di Matteo Renzi e le impuntature programmatiche del ministro Speranza, leader della sinistra bersaniana. Una coalizione frastagliata, che richiede al premier un maggior ruolo “super partes” con l’individuazione di precisi obiettivi per il bene del Paese.

Ma anche il rapporto con l’opposizione va rivisto in un’ottica istituzionale: non ha senso snobbare Salvini-Meloni-Berlusconi e poi concedere ai governatori Fontana e Toti le misure richieste.
Nella Lega si accentua il dibattito sulle scelte future, cominciando dalla collocazione europea, dalla critica al radicalismo e al sovranismo, dalla disponibilità a intese parlamentari: perché favorire Salvini anziché Giorgetti? Altrettanto delicato il rapporto con Forza Italia, le cui scelte moderate possono ridurre lo scontro frontale tra maggioranza e opposizione.

Il calo di consensi al premier e al governo significa la richiesta politica di un esecutivo più attento agli interessi generali e meno alle esigenze delle sue forze politiche. Sul Mes si mettano sul tavolo tutte le cifre: le esigenze del sistema sanitario, il costo del prestito europeo rispetto a quelli di mercato, la rapidità dell’esecuzione…

La parola finale venga data dalle conclusioni degli eperti, non dagli ultimatum dell’on. Di Battista sulle sorti del governo e dei grillini. La stessa cosa deve valere per le priorità: la scuola, ad esempio, non può essere abbandonata alle incursioni del Governatore della Campania De Luca, sconfessato nelle sue scelte anche dai tecnici del Ministero della Sanità, che segnalano la scarsa diffusione del virus tra i giovanissimi.

Il Governo deve concretamente fare sua la linea dell’unità nazionale, coerentemente interpretata dal presidente Mattarella, unendo nord e sud, industriali e sindacati, partite Iva e lavoratori dipendenti, giovani e anziani.

I mesi di campagna elettorale non hanno giovato al Paese (la stessa cosa sta succedendo negli Usa), accentuando ritardi e un clima acceso. Una grande responsabilità attende il premier, ma anche i Governatori di Regione (potenziati dalle leggi D’Alema – Amato) devono interpretare le loro prerogative in termini di accresciuto servizio, senza la ricerca conflittuale dello scontro con lo Stato.

Oggi, più che mai, siamo tutti sulla stessa barca, maggioranza e opposizione, chiamati – come ci esorta Papa Francesco – ad essere “tutti fratelli”, attenti alle persone più deboli, fragili e indifese di fronte alla pandemia.

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