Biometano, a Rondissone Comitato pronto alla mobilitazione

di annarita scalvenzo

Com’era prevedibile, la decisione di Città metropolitana di autorizzare l’impianto per la produzione di biometano e compost al confine fra Rondissone e Verolengo sta suscitando non pochi malumori. Uno dei punti su cui il Comitato cittadino si era battuto – e certamente continuerà a battersi – è legato alla presenza di strutture adibite a residenza privata all’interno della zona industriale: anomalia che nei tempi dovuti non era stata corretta, e che porta però con sé notevoli criticità, dal momento che quei cittadini rondissonesi lì residenti (insieme comunque ai molti lavoratori che ogni giorno affollano la zona industriale “2001”) si troveranno molto vicini all’impianto.

A ciò va ad aggiungersi la presenza del Centro Giovani comunale, che oggi ha sede nello spazio un tempo occupato dal chiosco, all’interno dell’area verde compresa fra i palazzi residenziali e i capannoni delle aziende.

Il parere positivo di Città metropolitana – che per mesi ha chiesto modifiche e posto paletti precisi alla realizzazione del progetto – è giunto nei giorni scorsi, quando durante l’ennesima conferenza dei servizi i tecnici hanno constatato che la ditta proponente, la Ferplant, aveva ottemperato a tutte le richieste. La decisione dell’ex Provincia si scontra nettamente con la posizione espressa lo scorso luglio dal Consiglio comunale di Rondissone (nella foto), che aveva detto “no” all’impianto, così come ai pareri negativi di Torrazza e Verolengo, ufficializzati durante le conferenze dei servizi.
La questione maggiormente dibattuta è quella delle esalazioni odorose, molto poco prevedibili nonostante i correttivi messi in atto, sulla carta, dalla Ferplant.

Per non dire dei potenziali rischi di incidenti, in un luogo vicino a una zona con alta presenza di persone. Il vicesindaco di Città metropolitana, Marco Marocco, ha evidenziato come il problema non stia tanto nell’autorizzazione di un impianto che ha ottemperato a tutte le richieste tecniche, ma alla presenza anomala di case in una zona industriale: un “errore” nel Piano regolatore che continua a persistere.

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