“Dalle Alpi ai Ghati”

PROSEGUE IL RESOCONTO DI VIAGGIO DEI TRE SALESIANI DEL CAGLIERO

(decima puntata)

Giovedì, 29 Agosto 1935. Port Said
L’alba è spuntata da molto tempo; il sole anche, ma Colombo dorme ancora sodo: fino a che Villa e Uboldi lo svegliano per domandargli conto mille volte dell’alba, della luna, e di altre cose… Ma Colombo che capisce le loro… perverse intenzioni, fa il pacifico, e una volta tanto ci riesce. Ora ecco che il “Victoria” è in procinto di partire per Aden. In questo punto due monelli egiziani fanno delle acrobazie nell’acqua, reclamando da noi qualche regalo. Noi, come quelli cui piace di veder le novità, e sono completamente al verde, rispondiamo niente… Ma quelli comprendono alla fine la machiavellica, e scompaiono.

Ecco ora il solito boato o segnale della sirena: sono le 7 e il Victoria parte per Aden: notiamo l’imbocco del Canale di Suez; poco dopo le prime sabbie del deserto e la ferrovia parallela del Canale. Uno spettacolo poi singolare è il cavallone d’acqua, che staccandosi dalla prua della nave va a lambire le due sponde: esso si alza sopra il livello dell’acqua per l’altezza di un metro, formando così come un grande gradino che segue la Nave alla sua stessa velocità: si ha la sensazione che il Victoria misuri in larghezza la stessa dimensione del Canale; insomma la nostra nave da grande che era sembra ora colossale! Da prima notiamo che la nave porta la bandiera egiziana; questo avviene tutte le volte che una nave qualunque passa il Canale, durante questo passaggio si trova anche a bordo un ufficiale della Capitaneria di Port Said…

Lasciamo infine il nostro posto d’osservazione e ci ritroviamo senza volerlo con tutti i nostri compagni di viaggio, cioè i Missionari delle Missioni estere di Milano ed i Padri Gesuiti… S’accende una animata discussione tra i primi. Uno d’essi, Padre Russello, siciliano, dice che la lingua siciliana è la più bella di tutte, dopo (meno male) la fiorentina; e nella foga d’esporre le sue ragioni, ne dice delle grosse; per esempio dice che dal suo paese al tal altro suo paese ci sono tanti KALOMETRI; e che poi là si trova una chiesa con diversi bei PALASTRI (volendo solamente parlar di kilometri e di pilastri). Non l’avesse mai detto! Un subisso di applausi ironici accoglie la sua sortita: il povero Padre è proprio sconfitto! Malgrado l’allegria, Colombo non ne può più, e dimenticando il proverbio che dice “Chi dorme non piglia pesci” si ritira in cabina.

Ma ecco, neanche farlo apposta, per ristorare un po’ i passeggeri e rifarli dal caldo opprimente, viene annunciato il tanto desiderato concerto da parte della valente orchestrina di bordo: piano; violino primo e secondo, violoncello e contrabbasso… Proprio, proprio non si indovina mai!

Verso le 17 arriviamo a Suez: notiamo il cantiere navale e il carattere eminentemente industriale della città; inoltre il lungomare foltamente alberato, novità veramente notevole in questa terra desertica… Le acque del golfo sono poi d’un bel colore verde, limpidissime… Pochi minuti dopo oltrepassiamo il canale, e siamo nel mar Rosso: ci accorgiamo subito del clima diverso, molto più caldo, pesante; il quale diventerà addirittura molesto questa notte!

Sulla via di Aden

Venerdì, 30 Agosto 1935.
Volendo almeno una volta godere d’un tanto spettacolo, Colombo si alza né alle 5, né alle 4, ma alle 3… Santa pace! Si ha da vedere l’alba sul serio… La nave è deserta, cioè i ponti delle diverse classi; il discreto tremore però prodotto dai motori in continua azione, nonché le sale sempre illuminate sono i segni della vita a bordo… Sopra coperta però è un’altra cosa: nella massa scura e irrequieta delle acque, questo bianco Victoria dalle linee snelle e lanciate; sempre, discretamente illuminato; e, sopra, la volta bluastra del cielo con una miriade di tremule, bianchissime stelle… Preludio degno di ciò che segue: l’alba, l’aurora, e il sorger del sole.

Verso l’ora consueta, le 6, abbiamo il bene di recitare le nostre preghiere, di assistere alla santa Messa e di ricevere Gesù Benedetto nel nostro cuore. Trascorriamo la mattinata nel leggere, scrivere o conversare, e verso mezzogiorno abbiamo la lezione di Inglese (chè il pranzo ha luogo alle 13). Ma ecco che una sorpresa ci attende… Ecco. Dopo pranzo andiamo in cabina per il nostro… (scusate se dobbiamo dirvi la verità) il nostro sorsetto, ma ci accorgiamo, anzi constatiamo ce il fiasco del vino fa stavolta fiasco sul serio: FINIS FINISQUE!

Allora infliggiamo loro le sanzioni: gli facciamo prendere la scarlighetta e li scaraventiamo nel mare, Rosso per giunta, imparino così a darci una tanta delusione! E prendiamo subito energici provvedimenti: limitiamo cioè la razione del cognac e del vermouth ad un microscopico bicchierino… Ma dopo qualche momento cediamo alla tentazione, e facciamo un gran vuoto nella bottiglia del vermouth, del cognac, del marsala, della limonata e nel pacchetto anche del cioccolato… Abbiamo come una sensazione di averla fatta grossa, ma in compenso siamo una volta tanto proprio soddisfatti… Milesi, poverino, dice che per penitenza beve il caffè amaro…

Difatti, mentre si accinge a berlo, ha in bocca soltanto tre zollette di zucchero, mentre nella chicchera ne mette soltanto altre sei: poverino, quanta amaritudine!! In questo punto si nota un grande affanno in ciascuno di noi, un gran bisogno di passeggiare: è il gran caldo, che ha ragione dei nostri sensi, della nostra pazienza; per cui uno comincia a soffiare, l’altro a sbuffare e bofonchiare: ognuno insomma si lamenta (che sia un po’ per la nostra intemperanza di poco fa?). In aggiunta un molesto prurito, che aumenta di momento in momento, fino a che: OMNES SE FRICANT! Tuttavia non perdiamo per questo la nostra giovialità, tanto più che davanti, a prua, andando incontro a un po’ di brezza sentiamo qualche sollievo.

E allora ci dimentichiamo subito del malessere passato, e recitiamo un bel Rosario alla nostra cara Mamma Ausiliatrice, la quale ci segue in ogni nostro istante…

(prosegue sul prossimo numero)

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