Foto generata con IA

L’estate, per chi studia, è pubblicizzata come anelato defaticamento. Ma le energie sono tante e il tempo libero ancora di più: così la si usa per coltivare ciò che ci piace. C’è chi, come mio fratello, lavora sodo per pagarsi il venturo anno universitario; chi gira il mondo (se può permetterselo); chi si gode famiglia, amici, il mare. E poi c’è chi a queste bellezze aggiunge una scelta più particolare: decide di fare il volontario.

Due settimane fa parlavamo dei centri estivi: gli animatori ne sono un bell’esempio. Spesso sono giovani che regalano tempo, creatività, presenza. In questo campo, me lo si conceda, la Chiesa ha ancora molto da dire: molti aiutano in Caritas o in realtà diocesane; altri partono per esperienze missionarie come i trenta giovani della diocesi di Ivrea che vanno in Brasile tra qualche giorno, altri alla volta del Corno d’Africa e chissà dove ancora in questo grande mondo.

Da pochi mesi per esempio, e questa è un’esperienza che similmente feci io a Lisbona, ci sono già volontari selezionati per passare un anno a Seoul, a preparare la Giornata Mondiale della Gioventù del 2027: 18–30 anni, formazione online e campus in loco, per accoglienza, logistica, comunicazione. Secondo l’Agenzia Fides, il Comitato organizzatore prevede circa 30mila volontari per la GMG, e sono già quasi 400 i volontari, coreani e internazionali, impegnati stabilmente nella preparazione dell’evento.

Tornando in Italia, secondo l’Istat, la partecipazione degli adolescenti al volontariato è quasi raddoppiata in due anni: dal 3,9% del 2021 al 7% dei 14–17enni attivi nel 2023. Secondo il Rapporto Caritas sul volontariato giovanile, solo tra i 16 e i 34 anni, ci sono 13mila732 giovani volontari: il 70% sono donne, l’83,5% si dichiara cattolico, quasi tutti donano più di cinque ore a settimana e il 98,5% è soddisfatto dell’esperienza. Secondo il Report IBO Italia 2024, i campi di volontariato estivi hanno coinvolto complessivamente 322 volontari – tra partecipanti ai campi in Italia, volontari italiani inviati all’estero e volontari stranieri accolti nel nostro Paese – di cui quasi il 60% aveva tra i 14 e i 17 anni e il 34% tra i 18 e i 24 anni.

Perché farlo? Secondo studi universitari italiani, il volontariato migliora il benessere, dà competenze, crea reti, forgia il carattere. È servizio, ma anche crescita e la loro testimonianza è preziosa. È la Chiesa nel mondo che ci piace: presenza, gratuità, speranza.