Feste natalizie di cento anni fa

(Fabrizio Dassano)

La prima pagina del Risveglio Popolare del 23 dicembre 1920, in pieno ”biennio rosso” accoglie l’editoriale dal titolo “Buone Feste”, una riflessione sui tempi e sulla religiosità del Natale: “(…) Bisogna sognare e credere fermamente per non soccombere al dolore e alla nausea dell’esistenza. E anche oggi, per la nostra civiltà nevrotica, che pare così scettica ed è ancora così sentimentale, il sublime mistero della gelida notte di Betlemme è il più alto e appassionato trionfo di Cristo incarnato.

Creduli e increduli, nessuno può sottrarsi all’incanto della sua figura, nessun dolore ha rinunciato sinceramente al fascino della sua promessa. Se il cristianesimo, non è, secondo l’altera e puerile affermazione di Heghel, la religione definitiva dell’umanità, oggi ancora si mantiene la più universale e la più alta. Per chi nei problemi religiosi indaghi un pochino a fondo, non vi è dubbio che tutto o quasi è cristiano nel mondo moderno. Sotto le raffiche dell’incredulità, dentro l’espansione inebriante della ricchezza, fra la gloria e la potenza della nuova cultura, le anime tornano a sentire il disgusto del mondo.”

La chiusura è dedicata alla pace tra gli uomini nei torbidi politici: anziché incoraggiare “i gladiatori alla lotta come faceva nel circo romano la folla, assoceremo le nostre forze per combattere la sola battaglia che la civiltà cristiana comporti e promuova: l’amore fra gli uomini. Noi dobbiamo sperare che un’era di pace attenda questo vecchio genere umano, da tanti secoli pugnante e piangente. La storia tutta ci conforta nella fede che la crudele contesa non sia l’eterno destino dell’umanità. Pace dunque a tutti: amici e nemici, giovani e vecchi, poveri e ricchi. Questo è l’augurio appassionato del nostro Risveglio”.

Un bel componimento incorniciato adorna questa prima pagina del Risveglio. Si tratta di una poesia sul Natale di Dionisio Borra, nato a Albiano di Ivrea il 2l ottobre 1886 fu ordinato sacerdote il 29 giugno 1910, laureato all’Università di Torino in lettere, amico del poeta Guido Gozzano di cui pubblicò sul settimanale eporediese “Il Pensiero del Popolo” la recensione ai “Colloqui” pubblicati nel 1911. Era stato prima insegnante di lettere in Seminario e poi parroco della Cattedrale di Ivrea. Diventerà poi vescovo di Fossano in anni difficili. Consacrato a Ivrea il 29 giugno del 1943, giunse a Fossano il 22 agosto in treno, perché non erano possibili altri mezzi di trasporto.

È ricordato anche per la preziosa attività di mediatore durante l’occupazione nazista durata quasi due anni. Nel 1945 fu provvidenziale il suo intervento presso il comando germanico per evitare vendette da parte delle truppe in ritirata sulla popolazione, al culmine di una serie di azioni che andavano dagli ebrei, nascosti e salvati, ai detenuti delle carceri alla ricerca di un aiuto, a “La Fedeltà”, settimanale cattolico che cessò le pubblicazioni nel 1944, con il direttore, il canonico Panero ricercato dai nazifascisti, alla sua ripresa nel 1945 in clima distensivo e ricostruttivo della vita religiosa e civile all’insegna della libertà riconquistata.

Da Alice Castello si dava notizia dell’inaugurazione del monumento ai Caduti, 41, nella Prima guerra mondiale appena conclusa. Da Argentera Canavese la notizia del plauso alle attività del Circolo giovanile nell’opera di don Ruga Ignazio, insegnante di religione alle scuole serali. Da Chivasso la notizia che il “Consiglio comunale bolscevico tenne la sua prima seduta con la bandiera rossa esposta al municipio, sventolante nel buio della notte, quasi paurosa di se stessa e fra grande apparato di guardie rosse chiamate dalla vicina Torino” tra urla e invettive “enorme fu l’impressione destata nella cittadinanza tutta, dalla nomina del ferroviere Faga, nativo di Vische, a presidente dell’Ospedale, si dice sia sua intenzione di togliere le suore dallo Ospedale di Chivasso per contornarsi di infermiere proletarie!!!”.

Da Vestignè la celebrazione in musica di Santa Cecilia in occasione del centenario del Corpo musicale del paese. Dal Consiglio comunale di Ivrea si leggeva che nella seduta dei giorni 17 e 18 dicembre il sindaco commemorava la guardia civica Guglielmino Giuseppe “che sacrificò per la salvezza altrui la propria vita”. Il consigliere di minoranza Lorenzo Gillio stigmatizzava il brusco licenziamento dei dazieri, l’ingiusta imposizione di tasse e l’omessa sorveglianza alle campagne. Il consigliere di maggioranza Ceriana proponeva un “vibrato ordine del giorno contro il progetto di aumento del pane. Il Consiglio poi approvava sulla relazione dell’assessore Calciati: “il provvedimento d’urgenza emesso dalla Giunta per provvedere prontamente di locali e di materiale scolastico tre classi tecniche che per affluenza di alunni si dovettero in questi giorni sdoppiare”.

Dalla regia Pretura d’Ivrea si apprendeva la storia giudiziaria che aveva coinvolto un gruppo di giovanetti durante i festeggiamenti del 1° maggio scorso dove avevano abbondantemente celebrato e poi si erano scontrati con un lavoratore vero “il quale non aveva altro torto che l’essere assai modesto di statura e di intelligenza. Pure nacque una zuffa ed i baldi ragazzi avrebbero, secondo la privata accusa, ingiuriato e percosso, con pugni e con calci il misero paria.” In autunno la vittima ritrattò l’accusa su uno dei giovani perché nel frattempo il padre divenne sindaco di Ivrea. La cosa non piacque al pretore nella seduta del 15 dicembre che determinò così la questione: “(…) giudicò che non è bello né possibile pentirsi d’essersi pentito d’aver sporto querela e che, quando ci si mette sulla via del perdono è meglio percorrerla sino in fondo ed in confronto di tutti gli avversari, qualunque sia il loro nome”.

Nella solennità del Natale 1920 era prevista la grandiosa Missa Pontificalis di Perosi, diretta dal professor Borra ed è seguita all’organo dal maestro Burbatti. La regia Sottoprefettura comunicava che il Commissariato generale per gli approvvigionamenti e i consumi disponeva per le prossime feste natalizie, in deroga al Decreto commissariale del 21 ottobre 1920, la libertà di vendita al pubblico e del consumo nei pubblici esercizi, di qualsiasi specie di carne. Il presidente della Società Cooperativa di Consumo per la distribuzione di luce elettrica e forza motrice, ragionier Riva, indiceva la seconda convocazione dei soci al Teatro Civico per domenica 26 dicembre al 9 antimeridiane con l’ordine del giorno dedicato alla proroga della società.

Dopo la registrazione i soci potevano disporre della platea, l’ingresso ai palchi era vietato. La Filovia Ivrea-Cuorgnè invitava gli azionisti che volevano convertire i loro titoli dal Portatore a Nominativi per evitare la maggiori ritenute d’imposta previste dalla legge, il giorno 31 dicembre presso la sede sociale di Cuorgnè. Di oltre 5 milioni di lire era il patrimonio dell’esercizio 1920 pubblicato dalla Cassa Rurale di Prestiti di Caluso, quella che fu diretta fino al 1918 da don Guglielmo Gnavi, vittima di un assassino a Torino, di cui ci siamo occupati recentemente.

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