“Ghosting”, “Orbiting” e “Zombeing”: quando le relazioni social non funzionano

(Cristina Terribili)

Scrivere di fantasmi in prossimità della notte di Ognissanti può trarre in errore. Non ci soffermeremo qui su zucche e scheletri, ma su una serie di fenomeni che, complice il mondo dei social, e della rete in generale, è facile incontrare, indicati con parole mutuate dalla lingua inglese. Da alcuni anni si parla infatti di “Ghosting”, “Orbiting”, “Zombeing”: sono i nuovi modi per troncare relazioni amicali, professionali o sentimentali.

Ognuno di noi può aver fatto l’esperienza di essersi allontanato repentinamente dalla vita di qualcuno (sparendo come un fantasma: “ghosting”), o esserne stato allontanato bruscamente (essere stato “gosthato”). Così come molti vedono persone che letteralmente “orbitano” intorno al mondo dei social, ma che poi sfuggono dai contatti diretti. Ci sono poi quelle persone che, dopo essere sparite, senza alcuna spiegazione apparente, riappaiono, da un giorno all’altro, con un messaggio come a dire “sono sempre qua” (“zombeing”).

Questi fenomeni non sono ad esclusivo appannaggio del mondo maschile o femminile, non tengono conto né dell’età né della geografia. Alcuni autori convergono sulla modalità di comunicazione passivo-aggressiva, che spinge “il fantasma” a causare dolore per una sparizione senza perché, per evitare di confrontarsi correttamente con le proprie emozioni ed accettare l’eventuale dolore dell’altro. Il “ghosting” sembra allora un sistema di protezione che la persona mette in atto per non soffrire, dimenticando che, come rovescio della medaglia, il “ghostato” potrebbe passare molto tempo ad interrogarsi su cosa ha fatto, detto o in che modo avrebbe urtato la sensibilità dell’altro, tanto da meritare di essere cancellato.

Nelle “relazioni” virtuali, in cui il contatto fisico è completamente nullo, dove la comunicazione avviene con faccine o cuoricini sorridenti, questo fenomeno sembra maggiormente presente e utilizzato per defilarsi. In altre situazioni si fa invece appello al disimpegno morale e a quelle condizioni secondo cui, attraverso una serie di giustificazioni, un individuo si deresponsabilizza dall’impegno con un’altra persona.

C’è da dire però che chi sparisce così repentinamente dalla vita di qualcun altro può talora essere depresso, oppure sentire (magari erroneamente) di non avere un valore per l’altro. Così, anche chi “orbita”, è sovente qualcuno che non sente di fare pienamente parte della vita di quell’altra persona. Spesso chi si allontana repentinamente non è sereno né contento di quello che fa, non è sempre e solo un narcisista poco empatico. Sovente è una persona che non sopporta le situazioni di conflitto, che prende le distanze per non rimanere oltremodo invischiato. Chi si rende “fantasma” deve convivere con un’altrettanto grave perdita di identità.

Se è doloroso quando un’unica persona esclude un’altra dalla propria vita senza un confronto, lo è ancora di più quando è il “branco” a tenere ai margini un altro. Mancando l’appoggio di tutto il gruppo, la persona è fuori da ogni forma di supporto, di conforto e di confronto.

L’individuo isolato è esposto ad ogni attacco, diventa preda per chiunque. In natura sappiamo essere un motivo per cui gli animali sono destinati ad una fine tragica. Per l’essere umano non è molto diverso.

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