Guala, dall’Eiar alla trappa

(Roberto Ricco)

MONTANARO – L’insieme dei nomi delle strade, piazze e di tutte le aree di circolazione di un centro abitato, rappresentano un importante strumento di conoscenza e di valorizzazione storico e culturale dei personaggi di una specifica comunità, sia essa Città o piccolo Comune. Non solo strade, anche spazi pubblici limitati quali: giardini, aiuole, rotatorie, o esigue aree di circolazione – fossero anche pedonali – possono ospitare una targa con nome cognome, data di nascita e di morte, qualifica e titolo di personaggi meritevoli di ricordo. Meglio sarebbe se la targa fosse accompagnata da un piccolo pannello esplicativo sulla figura celebrata, superando il rischio di anonimato che il trascorrere del tempo procura.

Due personaggi, entrambi sacerdoti legati a Montanaro – monsignor Vittorio Tos e padre Filiberto Guala -, sono entrati in modo autorevole nella società civile del loro tempo, nella quale si sono particolarmente distinti per le doti umanitarie, diplomatiche, imprenditoriali e gestionali, nonché per la loro discreta ma intransigente disciplina cristiana, che costituiva importante e comune bagaglio formativo. Tuttavia entrambi risultano ancora assenti dalla struttura odonomastica del paese: queste righe vogliono essere un appello agli amministratori comunali per colmare questa assenza.

Ingegnere padre Filiberto Guala (Torino, 18 dicembre 1907 – Albano, 24 dicembre 2000). Legato a Montanaro, avendovi vissuto in gioventù con la famiglia; con alcuni concittadini ebbe numerosi scambi epistolari nel corso della sua lunga esistenza, ritenendosi egli “idealmente montanarese di nascita”. Fu personalità complessa e poliedrica, si ispirò al beato Piergiorgio Frassati, fu amico di La Pira, Dossetti, Lazzati.

Si laureò in Ingegneria al Politecnico di Torino nel 1929. Membro della Fuci (Universitari cattolici) ebbe come direttore spirituale don Giovanni Battista Montini, futuro papa Paolo VI, al quale confidò la sua intenzione di diventare sacerdote: lo stesso lo dissuase, ritenendo la Chiesa avesse bisogno di buoni laici.

Ebbe numerosi incarichi professionali: alla Riv (poi Riv–Skf), alle ferrovie a Savona, occupandosi del raddoppio della funivia per il trasporto del carbone dal porto all’entroterra: lì ebbe modo di conoscere don Orione. Recitavano assieme il rosario in treno, nei pressi di Genova Bolzaneto, transitando accanto al santuario della Madonna della Guardia, per portarsi a Savona.
Il senatore Alfredo Frassati lo volle ai vertici della Società Acque Potabili di Torino, dal 1936 al 1941. Nel 1949, in qualità di ministro del Lavoro e della Previdenza sociale, Amintore Fanfani affidò a Guala l’incarico di direttore tecnico del piano di costruzioni Ina-Casa (noto anche come “Piano Fanfani”) per la realizzazione di abitazioni destinate ai lavoratori. La sua competenza, onestà e abilità manageriale nel disimpegnare questo difficile compito attirarono su di lui l’attenzione dei politici quando, nel 1954, si trattò di scegliere l’amministratore delegato della Rai.

Lo stesso Guala in un diario affermava in proposito: “Ad un certo momento, mi chiesero di assumere la direzione della Rai, un’impresa nuova e ardua, dove non sapevano chi mettere. Decisero di chiedere a me. L’onorevole Scelba mi chiamò, mi parlò un poco e io gli dissi: Guardi, lei lo sa, io penso di non essere preparato per fare questo… Ed egli replicò: Non c’è nessun altro di area cattolica che possiamo mettere! A queste parole, io mi sono rivisto, lì davanti, don Orione e le sue parole. E gli ho detto sì”. Fu proprio Guala a gestire il trasferimento a Roma delle strutture direzionali della Rai, fino ad allora collocate a Torino, sede storica dell’Eiar in via Arsenale, avviando l’acquisizione dei terreni per la costruzione del complesso di viale Mazzini, conscio che il vertice di una tv nazionale andava ubicato nella capitale. Ebbe l’intuizione di introdurre “energie nuove” tra il personale dell’emittente pubblica. Venne così bandito un concorso al quale parteciparono circa 30 mila concorrenti, per l’assunzione di 300 giovani laureati, tra i cui vincitori vi furono personaggi quali Furio Colombo, Umberto Eco, Gianni Vattimo, Mario Carpitella, Enrico Vaime, Piero Angela, Adriano De Zan, Emanuele Milano, Angelo Guglielmi, Folco Portinari, Gianfranco Bettetini, Raffaele Crovi, Riccardo Venturini, Romolo Runcini.

L’esperienza in Rai durò fino al 1956: tuttavia pur in tempi contenuti Guala dette un’impronta culturale enorme e durevole al servizio pubblico radiotelevisivo in Italia. Il critico televisivo Aldo Grasso ancora oggi lo definisce “Un regno di modesta durata, ma di grande rilievo per la task force di giovani laureati”. L’organizzazione di “Italia ’61” lo occupò per il dopo Rai, infine per un breve periodo ritornò all’Ina-Casa.

Nel 1960, a soli 53 anni, decise di farsi frate trappista (monaci Cistercensi riformati), scelta sempre rinviata per i molteplici incarichi professionali incombenti. Entrò nel convento delle Frattocchie a Roma; fece il noviziato dal 1962 al 1967, nello stesso anno venne ordinato sacerdote: “Montini non accolse bene la notizia”. Da monaco tuttavia non rinunciò a mettere a disposizione le sue competenze manageriali e spirituali, dispensando consigli e parole di conforto a numerosi imprenditori e uomini politici italiani che desideravano incontralo.

Il monaco-ingegnere si occuperà della ristrutturazioni di conventi: in particolare del monastero della “Madonna della Fiducia” a Morozzo nel monregalese, vivendovi poi alcuni anni da anacoreta, prima di tornare alle Frattocchie nel 1984 per motivi di salute. Essere monaco trappista significa vivere in modo austero e solitario: esattamente l’opposto dello sfavillio del mondo dello spettacolo della vita precedente.

Il 7 novembre 2000 – a pochi giorni dalla dipartita – la Città di Torino gli conferì la cittadinanza onoraria: non ci fu cerimonia di conferimento, la salute impedì un ultimo viaggio nel capoluogo piemontese.

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