Guglielmo Berattino, “guardiano della memoria” eporediese

(Fabrizio Dassano)

Guglielmo Berattino, classe 1943, è una delle anime della cultura eporediese e canavesana. Poliedrico, dalla grande capacità di studio e ricerca unito ad un grande senso del recupero e della difesa del nostro patrimonio culturale: dal manoscritto dimenticato in un archivio alla chiesa di santa Croce, passando per la riapertura del Museo civico “Garda” e senza dimenticare le origini paterne in Valchiusella.

“Ho iniziato nel 1960 a 17 anni ad essere attratto e ad appassionarmi agli studi del nostro passato. Per me la curiosità era la molla che faceva piombare in me la passione per una ricerca storica e quindi naturalmente aderii subito al sodalizio con altre persone che come me avevano a cuore la propria storia e la volontà di preservarla e di difenderla. Il sodalizio era ed è rappresentato in Ivrea dall’Accademia di Storia e Arte Canavesana, sorta nel 1958, proseguimento di quella Società Canavesana di Arte, Storia e Archeologia fondata in città nel 1949. Aveva sede nel Palazzo degli Studi ed era diretta da personaggi come il professor Borbonese, Tullio Alemanni, il professor Corbello, preside del Liceo ‘Carlo Botta’ di allora, Vittorio Faletti, l’ingegner Ferrando, Giuseppe Ravera, il canonico Notario e Ugo Torra che farà poi parte della rinascita, con il professor Caligaris della Società Accademica di Storia e Arte Canavesana con un nuovo statuto che sarebbe scaduto nell’anno 2000, quando venne ricostituita nell’attuale Associazione di Storia e Arte Canavesana di cui fui persino presidente”.

In quegli anni l’associazione era la più importante a livello culturale della città e aveva raggiunto la ragguardevole cifra di 500 soci. “Secondo me uno degli aspetti fondamentali era la segnalazione delle emergenze archeologiche e monumentali, così come sensibilizzare non solo gli appassionati alla tutela dei beni culturali e per fare ciò abbiamo sempre, ormai storicamente, mantenuto un filo diretto con la Sovrintendenza e con le amministrazioni comunali, nel più ampio spirito di collaborazione. Cito solo il caso di Settimo Vittone e del suo complesso formato dalla pieve di San Lorenzo e dal battistero di San Giovanni Battista che oggi è fruibile – grazie al supporto di altre associazioni – al pubblico e agli studenti che fu “riscoperto” proprio grazie alle nostre azioni di molti anni fa.”

L’azione instancabile di Gugliemo Berattino, ex bancario oggi in pensione, si è svolta costantemente in differenti ambiti della ricerca e della tutela del bene storico e culturale; un ultimo atto è rappresentato dalla vicenda della confraternita e chiesa di Santa Croce in via Arduino: “Sì, quella è un’altra storia che ci ha coinvolto e che risale al 1979. Dunque, la città era alla ricerca di una sala conferenze e si pensava di utilizzare quella chiesa e la Sovrintendenza, prima di rilasciare il nulla osta, chiese uno studio che condusse Michela Di Macco, accademica e docente all’Univer-sità della Sapienza di Roma, conosciuta a Ivrea per il suo libro dal titolo ‘Il Salone degli affreschi nel Palazzo vescovile di Ivrea’, del 1997.

Il problema era che con i documenti forniti dalle nostre ricerche era risultato che ci trovavamo davanti ad un monumento troppo importante per essere trasformato in sala conferenze. Ecco perché la sala conferenze della città di Ivrea oggi è ubicata in Santa Marta, che non aveva più pregi artistici da preservare. A quel punto mi misi a cercare di capire la storia della confraternita, e mi misi in testa di rifondarla: scopersi che dopo 80 anni dalla morte dell’ultimo confratello, la confraternita veniva sciolta e i beni incamerati nell’asse diocesano. Allora, grazie a monsignor Bettazzi e ai suoi due decreti attuativi del 1980, riuscii a rifondarla e con gli amici a rifare il tetto, gli impianti elettrici, restaurare il portone e soprattutto aprirla al pubblico e a studiarla a fondo grazie anche al lavoro dell’ingegner Lauro Mattalucci. Abbiamo recentemente partecipato ad un bando della Compagnia di San Paolo e abbiamo appena saputo che su 76 istruttorie presentate per la richiesta di un finanziamento, solo 12 sono state approvate, tra cui la nostra!”.

Tra l’entusiasmo e l’impegno, Berattino ricorda la riapertura del Museo civico “Garda” e la sua ricerca del 2009 – “Alle origini del Museo P. A. Garda in Ivrea. Il Codice ‘Pinchia’. Un inedito manoscritto del sec. XVIII riguardante i reperti archeologici contenuti nel Caphaeus, volgarmente “tempietto di Giove” del conte Baldassarre Perrone, primo embrione della Collezione Archeologica del Museo P.A. Garda di Ivrea” – e il reperimento di numerosi oggetti, l’inseguimento e il tentativo di recuperare anche beni della città e del Canavese finiti sul mercato antiquario… insomma, un impegno davvero a tutto campo: fu anche il cofondatore del Gruppo Archeologico Canavesano nella primavera del 1973, e degli Amici del Museo. Ma la sua azione non si ferma ai confini del Canavese: nel suo ultimo studio pubblicato nel 2018 sulla biga etrusca di Monteleone di Spoleto ha illustrato i nuovi sviluppi sul trafugamento del “golden chariot” esposto al Metro-politan Museum of Art di New York che portano in Canavese.

Numerosi i suoi studi pubblicati nel sodalizio dell’Asac: andando a ritroso segnaliamo la storia della comunità di Quincinetto del 2017, il Convento di Sant’Agostino a Ivrea del 2014, le istanze del 1835 dell’abate Costanzo Gazzera al re Carlo Alberto sul riconoscimento del teatro romano di Eporedia nel 2007, una serie di diari canavesani inediti del ‘600, pubblicato nel 2004, il trasporto delle merci attraverso i valichi alpini valdostani nel ‘600, pubblicato nel 2003, la storia della comunità di Traversella in Val di Brosso (lavoro del 2002), località in cui Guglielmo Berattino ha ordinato l’archivio storico comunale, e dove l’anno precedente aveva pubblicato il suo intervento al convegno di studi internazionale di Saint-Georges-d’Hurtière nel 1998 (Le fer dans les Alpes du Moyen-Age au XIX siècle) dal titolo “Radicali trasformazioni socio-economiche nel terzo decennio del sec. XVIII per la scoperta di nuove vene di magnetite a Traversella”.

“Ricordo con piacere anche la genesi e la realizzazione dello studio ‘In Egitto prima di Napoleone’ con gli amici egittologi Alessandro Bongioanni e Giovanni Boaglio, la storia di una missione nel deserto finita male, dove le cronache risultavano totalmente disperse per un attacco finale dei predoni, ma che invece saltarono fuori perché dal 1719 al 1721 in quel viaggio in Palestina, Egitto e Sacro Monte Sinai c’era anche Pietro Lorenzo Pinchia, poi prevosto della Cattedrale d’Ivrea che lasciò le sue memorie.

Con il Risveglio Popolare ho sempre avuto un eccellente rapporto con don Michele Ferraris, don Ilo Vignono, Danilo Zaia. Anche se personalmente non ho mai scritto io direttamente degli articoli, è un giornale che è sempre stato naturalmente vicino alle nostre attività”.

Guglielmo Berattino ricorda ancora che dopo i 1000 anni del contrasto tra il vescovo di Ivrea Warmundo e il re Arduino, volle e riuscì insieme agli amici, a far collocare un’epigrafe per ricordare la riconciliazione avvenuta. Molti altri ancora sono gli studi e i lavori realizzati da Guglielmo Berattino e molti ancora in cantiere di questo autentico “guardiano della memoria”.
fabrizio dassano

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