Il Vangelo della domenica si fa preghiera

24 marzo 2019
Domenica III di Quaresima

Mosè, uomo in terra straniera, in fuga, in una situazione di prostrazione e umiliazione, riceve da Te la vocazione e la missione di liberare il tuo popolo: ormai spoglio di sé può far spazio alla tua manifestazione e intraprendere un cammino di nuova storia. Uomini in tumulto durante un pellegrinaggio a Gerusalemme ed altri in transito sotto una torre finiscono di essere. All’improvviso la fiamma che incendia senza distruggere, all’improvviso l’istante ultimo, tra violenza umana ed imprevedibile disastro.

Roveto ardente e morte: non un premio per meriti, non una condanna per colpe. Il tuo amore continua a parlare, ad essere crepitio di fuoco inestinguibile, salvezza anche tra scontri e macerie, tra tragedie provocate e civiltà che schiaccia coloro che la costruiscono. La più grande disgrazia è non sentirti, fidarmi delle sole mie forze, rimanere travolto dagli eventi.

Il crollo degli equilibri tra persone e delle cose mi racconta l’urgente bisogno di salvezza. Quanta mia precarietà, quale tua pazienza! Con due episodi di cronaca fai filtrare la Verità che sei, fai raccontare all’oggi il rischio della fine, la prossimità del giudizio per ciò che sono non per quanto gli altri mi hanno fatto o mi è successo. La conversione è la risposta necessaria a questa sollecitazione che parte dal profondo, un cambiamento che trasforma il mio cammino di fede e sulle vie del mondo, dandomi la misura giusta del vivere. L’attenzione a Te,
diventa benedizione per me, tempo nuovo dilatato al mistero del regno come dono di amore. Ogni istante ha bisogno di questa vigile consapevolezza.

Tu hai cura di me con la sollecitudine che il contadino ha per l’albero improduttivo, non ti arrendi, non mi abbandoni alla mia arida e spesso indifferente umanità, attendi che fruttifichi nel bene. Supplichi il Padre per me, gli chiedi ulteriore possibilità di lavorare il terreno dove affondano le mie radici, di zapparmi intorno con la forza della tua morte e risurrezione, di mettere ancora il concime della tua grazia.

Mio giardiniere che per darmi vigore poti, riscatta i miei giorni per abbondanza di frutti in ogni stagione.
Insegnami a procedere oltre gli avvenimenti, al di là delle tensioni e delle incertezze.

Fammi uscire da mentalità ristretta, da miope giudizio; sii Tu la sicura liberazione da chiusure e durezze, comprensione nuova della realtà, del senso ed impegno del vivere.

Già si muore quando Tu, sole senza tramonto, non rischiari l’orizzonte della nostra miseria! Solo in te è la sorgente della vita, solo «alla tua luce vediamo la luce» .
Quel «ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo» scuote e fa ricordare il «se non crederete, non avrete stabilità». Tutto passa, rimane solo ciò che ti appartiene.
«Tu sei buono e fai il bene…Fammi capire e imparerò…
Le tue misericordie sono grandi, Signore».
Non vuoi la morte del peccatore ma che si converta e viva. Dimmi ancora: «Sono io la tua salvezza».
Ti risponderò: «Eccomi» e mi toglierò i calzari
sulla terra benedetta dal tuo incontro.

Lc 13,1-9: In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

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