Il Vangelo di domenica 10 novembre

Dio non è dei morti, ma dei viventi

XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

(Le Suore di Maria Stella del Mattino)

Il vangelo di questa domenica ci mette nella luce del grande mistero della risurrezione, siamo fatti per la vita, per questa vittoria completa dell’amore sul male, la morte, la sofferenza. Ogni domenica, festeggiamo questo mistero che è il nostro mistero, Gesù è il primo risorto, ha sofferto per amore per noi, per darci questa vittoria, la nostra risurrezione sarà all’immagine della sua, risurrezione di tutta la nostra persona, anima e corpo.

La domanda dei sadducèi sembra un po’ astratta, lontana da questo mistero così grande, e così bello, troppo umana, nella risurrezione non si vive più come sulla terra. Capiamo il loro interrogativo, perché è un mistero immenso che sorpassa i nostri pensieri.

La risposta di Gesù è molto bella, siamo “figli della risurrezione, figli di Dio”. Siamo chiamati a questa vita da Dio, il Padre vuole condividere con noi la sua propria vita di luce, di amore, e attraverso Gesù diventiamo anche noi figli del Padre. Gesù non vuole diminuire la grandezza del sacramento del matrimonio, vuole soltanto aiutarci a guardare le realtà “di lassù”, elevare il nostro sguardo per contemplare questo mistero della risurrezione che è per noi. In questo dialogo, si vede la misericordia di Gesù che accetta di rispondere per aiutare i sadducèi ad entrare nel mistero di Dio, della sua volontà, la salvezza di tutti gli uomini.

“Dio non è dei morti, ma dei viventi”, è molto importante questa affermazione di Gesù, la vita deve essere sempre vittoriosa in noi, in tutte le situazione, anche le più difficili, Dio è vicino e trasmette la sua vita più forte di tutte le morti. Siamo dei viventi, testimoni della risurrezione, della speranza, della gioia, siamo viventi nel nostro cuore, nella nostra intelligenza, in tutto il nostro spirito, “siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati.”

La vita di Dio è già iniziata in noi su questa terra grazie alla fede, la speranza e la carità, e questa vita è chiamata a crescere ogni giorno fino al cielo. Cerchiamo di essere sempre più attenti a questa fonte di vita divina in noi, per essere veri figli di Dio, della risurrezione.

(Lc 20,27-38) In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».

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