XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Tutti mangiarono e furono saziati

(Elisa Moro)

Un’intensa pagina eucaristica, quella comunemente nota come il “Miracolo dei pani e dei pesci”, che il Vangelo propone per la XVIII domenica del Tempo Ordinario.

Il sospendere l’ordinarietà dell’annuncio e della predicazione dopo la morte del Battista, dedicandosi al riposo e alla preghiera, il rimanere con il Maestro sulla barca “in disparte, in un luogo solitario” (Mc. 6, 31): sembra un invito a prendersi una pausa, un tempo di pace e quiete, segno non solo di riconoscimento dei limiti umani e di desiderio di tranquillità, ma anche di avere l’umiltà, il coraggio di riposare.

Il riposo, tuttavia, non è disincarnato dal contesto, ma tempo disponibile; pronto ad essere interrotto da quel contatto “con la moltitudine di poveri e smarriti di cuore che domanda il pane dell’amore” (Canopi, “Fame di Dio”).

Il Signore ha compassione, e partecipa in modo “viscerale”, come insegna Sant’Agostino “alla infelicità degli altri perché con essa, se è possibile, si è spinti ad andare loro incontro” (De Civitate Dei, IX, 5)”; si lascia sensibilmente raggiungere dalla sofferenza, dalla fatica, dallo smarrimento, dalla ricerca di senso di quelle persone, che invocano, come i discepoli di Emmaus “Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto” (Lc. 24, 29).

Di fronte alle esigenze pratiche che i discepoli dichiarano, Gesù risponde in modo sconcertante: “Voi stessi date loro da mangiare” (Mt. 14, 16), fatevi cibo, vita spezzata, vita donata, per dirla con Sant’Ignazio di Antiochia “frumento di Dio…pane puro di Cristo” (Lettera ai Romani, Capp. 4, 1-2), accogliendo il Mistero con la stessa vita.

Di fronte ad una risposta così assurda per la logica umana, Gesù insiste, alza gli occhi al cielo, benedice e spezza i pani… Sono i gesti dell’Eucarestia, che Gesù anticipa, ma che sono ripetuti in ogni Santa Messa, proprio nelle parole che precedono la Consacrazione e che nei mesi scorsi, a causa dell’epidemia, i fedeli non hanno sempre potuto ascoltare e vivere.

Questo passo del Vangelo induce però ad una riflessione più intensa: qual è la vera fame e sete di amore nell’uomo? Quali disagi si è disposti ad accettare per cercare il Signore, quelli della folla?

Nel riconoscersi folla di poveri, nell’identificare l’esistenza con quei “pochi pani e pesci” e solo ponendosi nelle Sue mani, il Signore può compiere i prodigi della Sua Grazia fino a rendere l’uomo “creatura nuova” (2Cor. 5,17).

(Mt 14,13-21) In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati. Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui». E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.