Il Vangelo di domenica 3 novembre

Il Figlio dell’uomo era venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto

XXXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

(Le Suore di Maria Stella del Mattino)

«Oggi la salvezza è entrata in questa casa.» Chi, fra di noi, non sarebbe contento di sentire queste parole di Gesù? Nella parola «salvezza» si trova la risposta di Dio a tutte le nostre aspirazioni più profonde, a tutti i desideri nascosti. Tutti abbiamo sete di questa salvezza, tutti, nel più profondo di noi, sperimentiamo il desiderio della vera felicità. Qual è il segreto, dove si trova la chiave che ci permette di sperimentare questa salvezza nel concreto della nostra vita, come una realtà palpabile, e non come una nostalgia, un ideale irraggiungibile? Dobbiamo interrogarci sul Vangelo di oggi. Zaccheo lo ha trovato! L’incontro con Gesù e stato per lui il grande evento che ha cambiato la sua vita in modo radicale.

Zaccheo «cercava di vedere quale fosse Gesù»; questo è un primo segreto. Voleva vederlo non per curiosità, ma nel desiderio di avere un vero incontro con lui; quando uno sa quello che vuole e lo vuole intensamente, trova il mezzo per giungere al suo scopo e diventa intelligente per sorpassare tutti gli ostacoli.

C’è un secondo segreto: non fermarsi alle difficoltà, non ripiegarci su noi stessi quando ci sentiamo come Zaccheo «piccoli di statura». Le nostre miserie non sono un ostacolo per incontrare Gesù, se sappiamo riconoscerle con umiltà e accettare che abbiamo bisogno della salvezza di Gesù. L’esperienza della nostra fragilità scava in noi un desiderio più grande di Dio e nello stesso tempo ci rende aperti a lasciarci incontrare da lui, a lasciarci amare come siamo….

«Questa è la nostra “statura”, questa è la nostra identità spirituale: siamo i figli amati di Dio, sempre», lo diceva papa Francesco ai giovani, nella giornata mondiale della gioventù, a Cracovia. Bisogna ricordarsi sempre, sempre, che prima di tutto, «Dio ci ama così come siamo, e nessun peccato, difetto o sbaglio gli farà cambiare idea. Per Gesù – ce lo mostra il Vangelo – nessuno è inferiore e distante, nessuno insignificante, ma tutti siamo prediletti e importanti: tu sei importante! E Dio conta su di te per quello che sei, non per ciò che hai» (papa Francesco).

E un terzo segreto, tanto importante: avere su di noi lo sguardo di Gesù, cercare di vivere di questo sguardo! Questo ci guarisce da ogni pensiero negativo su noi stessi e ci libera anche dallo sguardo degli altri. Per Zaccheo, l’unica cosa importante è incontrare Gesù e non si preoccupa affatto di tutto quello che gli altri pensano. Zaccheo come personaggio pubblico sapeva che, provando a salire sull’albero, sarebbe diventato ridicolo agli occhi di tutti; l’attrazione di Gesù era più forte!

La risposta di Gesù è straordinaria! Lui vede tutto quello che c’è di più profondo nel cuore di Zaccheo e nel nostro cuore: è quello che lo interessa! Sorpassa ogni aspettativa: si ferma, lo chiama, prende del tempo per rimanere con lui nella sua casa. L’iniziativa appartiene a Gesù: «l’iniziativa non è dell’uomo che vuole o che corre, ma di Dio che usa misericordia.» (Romani 9, 16). Non dobbiamo dimenticare mai: «In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati» (1 Giovanni 4, 10)

Questo Vangelo di domenica deve essere per noi un’occasione per farci questa domanda: io ho incontrato lo sguardo di Gesù? Mi lascio attirare da lui? Vediamo nei Vangeli come tutti coloro che hanno incontrato Gesù non hanno potuto resistere: sono stati affascinati a tal punto che hanno lasciato tutto e lo hanno seguito. Zaccheo ha cambiato totalmente la sua vita. Questo è particolarmente rilevante per farci comprendere che, prima di tutto, essere cristiani non significa fare delle cose; non significa seguire un progetto di santità secondo le nostre idee. La vita cristiana non è un ideale, ma una realtà! Qual è il segreto per essere un vero cristiano, il segreto della vera santità? È quello di lasciarci attirare, lasciarci prendere da questo amore di Dio e che questo amore di Dio prenda possesso interamente di noi.

(Lc 19,1-10) In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

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