La pesca nelle valli è ferma così come tutto l’indotto turistico

La pesca nelle valli è ferma. Perché la normativa nazionale prevede che sulle acque superficiali si possano immettere soltanto più specie ittiche autoctone, al fine di preservare la qualità biologica dei corsi d’acqua ed evitare l’immissione di specie che rischiano di alterare gli ecosistemi acquatici di fiumi, laghi e torrenti in alta quota.

“La normativa, che vede in ultimo l’emanazione di un Decreto Direttoriale dell’allora Ministero dell’Ambiente del 2 aprile 2020, demanda poi l’applicazione della regola sulle immissioni dell’ittio-fauna, peraltro condivisibile nella sua ratio, sostiene Uncem – a livello regionale. Le Province, a cascata, recependo il Piano di gestione regionale, dovrebbero infine autorizzare le immissioni.

È stato frenato il processo “a cascata” di applicazione della norma e moltissime riserve di pesca, situate specialmente nei Comuni montani, restano chiuse in un contesto regionale che vede una situazione a macchia di leopardo, con alcune aree provviste di autorizzazioni e altre senza. Tra queste ultime quelle appartenenti alla Città Metropolitana di Torino. Tutto fermo nei torrenti torinesi.

Uncem Piemonte che, su sollecito di numerose Amministrazioni locali e operatori del settore ha da alcune settimane approfondito la questione, denuncia le differenze con le quali le Province stanno monitorando la situazione e rilasciando le autorizzazioni, nonché le disparità che oggi emergono tra una Valle e l’altra, magari a pochi chilometri di distanza l’una dall’altra.

“Occorre evitare disparità di trattamento tra una Provincia e l’altra – afferma il Presidente Roberto Colombero – e giungere alla definizione nel più breve tempo possibile del Piano di gestione regionale. Altre Regioni sono più avanti. Il Piemonte oggi sconta qualche mese di ritardo sulla questione. La pesca è fondamentale per l’economia montana che proprio ora vedrebbe qualche spiraglio di ripresa con l’allentamento delle restrizioni anti-Covid. Non è soltanto attività ludica o sportiva.

In alcuni contesti montani piemontesi è motore di micro-economie che noi riteniamo poter coesistere con l’indifferibile esigenza di salvaguardia ambientale” conclude il Presidente di Uncem.

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