Liberazione, strage e gratitudine

(Filippo Ciantia)

Nella settimana che ha preceduto il 25 aprile, festa della nostra liberazione dal nazifascismo e dell’inizio del faticoso cammino della ricostruzione, i media hanno portato davanti ai nostri occhi le immagini dei corpi dei migranti annegati nel canale di Sicilia.

Da due giorni si sapeva dei tre barconi: tra indifferenza, disorganizzazione, colpevole burocrazia e cinismo criminale, si è consumato un nuovo massacro. Come quelli della guerra mondiale, la cui conclusione ricordiamo con senso di tristezza per i suoi tremendi costi umani, sociali ed economici. Anche oggi occorre resistere di fronte a tanto male, causato dall’uomo e dalla natura, che continuamente si ripropone, senza requie!

Nel 1994 partecipai alla tragica operazione di recupero dei corpi delle vittime del genocidio in Ruanda. Iniziò in aprile. Molte vittime dell’odio, buttate nel fiume Kagera, arrivavano nel lago Vittoria. Le correnti portavano i cadaveri straziati da pesci, coccodrilli e ippopotami sulle rive ugandesi, dove si dava l’onore, almeno, di una sepoltura a quelle povere persone. Tra disgusto e lacrime si pensava alle speranze e ai sogni di quei padri e madri e bambini. Accadeva ieri, in un paese lontano; riaccade oggi nel Mare Nostrum.

Quanto dobbiamo a chi ha dovuto abbandonare la propria patria e cercare rifugio e libertà in terra straniera! Come i loro fratelli e sorelle sepolti nelle acque del Mediterraneo, scacciati dalle loro case, mossi dal desiderio di un futuro migliore per sé e i propri cari, hanno superato confini, mari, oceani, e vincendo pregiudizi e insensibilità, hanno contribuito a cambiare la nostra vita.

Abram Saperstejn, nato a Bialystok, allora parte dell’impero russo, oggi Polonia, fu costretto a migrare negli Stati Uniti dove cambiò il cognome in Sabin. A lui dobbiamo la scoperta del vaccino che ha sconfitto la Poliomielite. Il grande scienziato rifiutò i diritti del brevetto e donò a tutti noi il frutto del suo genio. Garantendo così un prezzo bassissimo al vaccino, ne permise l’ampia diffusione e continuò a vivere del suo salario di professore.

Le SS gli uccisero due nipotine. La sua vendetta fu salvare i bambini di tutta l’Europa.

“Io credo che l’uomo più potente sia quello che riesce a trasformare il nemico in un fratello“

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