L’inedita “notte prima degli esami” di un anno strano e indimenticabile

(Cristina Terribili)

Che strane emozioni si susseguono per l’esame di maturità di quest’anno! Sono un altalenarsi di preoccupazioni e di disinvestimenti. Il Covid-19 ha anestetizzato anche uno dei pochi riti rimasti ancora in piedi. Ha addormentato le aule degli istituti, i suoi abitanti e da ieri un curioso paese delle meraviglie si sta manifestando a chi deve accedere alla soglia della scuola per la vera ultima volta.

L’ansia era palese nei ragazzi che attendevano la pubblicazione della lettera dell’alfabeto che avrebbe decretato l’avvio degli orali. Chi è stato il primo – ieri – e chi si ritrova all’ultimo giorno. Invece di stare nel cortile dell’istituto, ognuno era a casa propria, con il telefonino in mano a controllare il registro elettronico.

La sensazione è che sia tutto così strano, le procedure, l’ora di discussione che mette a dura prova chi non sente di avere abilità oratorie, gli argomenti con cui riempire quell’ora, proprio adesso che le distanze e i messaggini hanno reso molti ragazzi ancora più silenziosi e più muti.

A Roma, quella voglia di rito comune, quel desiderio di ribadire che ce la si può fare è risuonata da un tetto. Così un ragazzo, che aveva già suonato durante la fase più dura del contagio, ha ripreso in mano la sua chitarra elettrica per incoraggiare che si prepara all’esame.

La musica di “Notte prima degli esami” di Antonello Venditti ha risuonato non solo dai tetti di una piazza Navona semi deserta, ma ha raccolto di nuovo tanti ragazzi insieme, li ha uniti e li ha fatti riconoscere per un’altra volta come un gruppo, un gruppo speciale, perché comunque quella sarebbe stata la notte prima degli esami. Ieri i primi sono andati davanti alla commissione, si sono ritrovati davanti, ma distanti, i loro professori.

Mancheranno i compagni di classe in fondo all’aula, il bisbiglio dei commenti e l’abbraccio finale, e forse qualcuno sarà anche più contento così, ma non manca e serpeggia sempre tanto la voglia di vacanza, di sentirsi grandi e liberi e di cavalcare il futuro, alla fine del percorso scolastico.

I giovani hanno di bello che superano le barriere, che ritrovano in qualche modo se stessi in ogni situazione, che si adattano, e riescono a trovare come inserirsi anche nel più piccolo anfratto della vita.

Alla fine della fiera, come direbbe qualcuno, saranno i testimoni di un anno speciale. Potranno dire ai loro figli che erano loro quei ragazzi là, i maturandi del 2020, quelli che hanno seguito le lezioni a distanza, che hanno dovuto mettere in mostra la propria camera, i fratelli invasori, i gatti e il genitore più o meno invadente. Quelli che hanno tolto l’audio mentre l’insegnante spiegava e quelli che hanno sentito che la scuola è e sarà sempre il posto più bello del mondo.

Ora avanti verso una nuova sfida perché nuove incertezze accolgono chi deve prepararsi agli esami di ammissione per le università; ma per questo c’è tempo, c’è l’estate.

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