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venerdì 27 Febbraio 2026

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Elettrificazione Rivarolo–Pont: i lavori saranno conclusi entro il 2026

I lavori di elettrificazione della linea ferroviaria Rivarolo – Pont saranno conclusi entro il 2026 mentre proseguiranno gli interventi di soppressione di diversi passaggi a livello lungo il percorso. È quanto emerso nel corso dell’incontro di aggiornamento tra Regione, Rfi e i sindaci del territorio, tenutosi nel Palazzo della Regione Piemonte a Torino.
Rfi ha illustrato il cronoprogramma del cantiere di elettrificazione, mentre il confronto si è poi concentrato sul tema del futuro esercizio ferroviario, strettamente legato alla presenza dei numerosi passaggi a livello lungo la linea. Regione e Comuni stanno lavorando dal 2020 a un piano di soppressione progressiva di alcuni attraversamenti.
Resta tuttavia aperto il nodo della sincronizzazione dei passaggi a livello: in assenza di un adeguamento tecnologico, si profilerebbe lo scenario di chiusure contemporanee fino a 40 minuti per ogni corsa del treno, con ricadute significative sulla viabilità locale.
Su questo punto è emersa una piena convergenza tra i sindaci e la Regione rispetto alla proposta progettuale presentata da Rfi, che prevede un ulteriore e già pianificato investimento, realizzabile nel 2027, per superare definitivamente la criticità.

CANAVESE – Al cinema nel weekend

Cuorgnè, Cinema Margherita
Dal 26 febbraio al 2 marzo
LA GIOIA
Orario:  feriali 21.15; sabato e lunedì 18.30; domenica 15.30-17.30
Dal 27 febbraio al 2 marzo
CIME TEMPESTOSE
Orario: venerdì 18.30; feriali 21.15; domenica 21
Sabato 28 febbraio, domenica 1° marzo
GOAT – SOGNA IN GRANDE
Orario: sabato 16.45; domenica 19.15
Due Città al Cinema
Martedì 3 marzo
UN SEMPLICE INCIDENTE
Orario: 21.15
Ivrea, Cinema Politeama
Dal 27 febbraio al 2 marzo
CIME TEMPESTOSE
Orario: feriali 20.45; domenica 18.15
Sabato 28 febbraio, domenica 1° marzo
IL MAGO DEL CREMLINO
Orario: sabato 18; domenica 15.30-20.45
Effetto Cinema
Mercoledì 4 e giovedì 5 marzo
È PICCERELLA
Orario: mercoledì 15-17.30-21; giovedì 19-21.30
Ivrea, Cinema Splendor Boaro
Giovedì 26 febbraio
IL MIO CAMMINO
Orario: 21
Dal 27 febbraio al 2 marzo
RENTAL FAMILY
Orario: feriali 18.30-21; sabato 15-21.30; domenica 17.15-21.30
Sabato 28 febbraio e domenica 1° marzo
LAVOREREMO DA GRANDI
Orario: sabato 17.15; domenica 19.30
LE COSE NON DETTE
Orario: sabato 19.15; domenica 15
Cineclub
Martedì 3 e giovedì 5 marzo
LA RAGAZZA DEL CORO
Orario: martedì 15-17.10-19.20-21.30; giovedì 15.30-17.40
Valperga, Cinema Ambra
Dal 26 febbraio al 2 marzo
SCREAM 7
Orario: giovedì 21; feriali 19-21.30; sabato 18.30-21; domenica 17.15-21.30
RENTAL FAMILY
Orario: giovedì 21; feriali 21.30; sabato 16-21; domenica 15.30-21
Dal 27 febbraio al 2 marzo
CIME TEMPESTOSE
Orario: feriali 19; sabato e domenica 18
Sabato 28 febbraio
200% LUPO
Orario: 15.30
Domenica 1° marzo
GOAT – SOGNA IN GRANDE
Orario: 15.30
LAVOREREMO DA GRANDI
Orario: 19.30

La mattina scrivo (di Graziella Cortese)

La biografia di un grande scrittore come Fëdor Dostoevskij racconta come non siano stati semplici gli esordi della sua attività letteraria: la famiglia viveva all’interno dell’ospedale dei poveri (dove il padre prestava servizio), ma la capacità e lo stile del narratore lo porteranno presto ai primi romanzi. Nel film di questa settimana il mondo è quello attuale e molte cose sono cambiate, ma l’antico afflato dell’arte ogni tanto si presenta, in modo perentorio.
Parigi, oggi. Paul Marquet ha 42 anni, è un fotografo di successo e la sua esistenza sta scorrendo tranquilla, quando una serie di eventi gli fanno cambiare idea su molte cose e su quelle che si definiscono “le certezze della vita”. La moglie lo abbandona per andare a vivere in Canada, e trasferendosi porta con sé i due figli ormai grandi; quasi contemporaneamente Paul decide di lasciare la propria professione; per poter mangiare cerca lavori sulle rubriche del giornale e qui scopre il mondo della precarietà e del disagio: è un uomo libero, ma è una libertà che costa cara.
Da sempre desidera intraprendere la carriera di scrittore, ma anche questa si rivela una scelta difficile. Paul si trova di fronte molte persone che non si fidano di lui e, inoltre, inaspettatamente scopre che la società è diventata violenta e indifferente. La famiglia di origine è ora molto critica nei suoi confronti: come si può lasciare un lavoro stabile per inseguire un sogno quasi irrealizzabile?
Il protagonista non si perde d’animo e soprattutto non cambia il proprio atteggiamento nei confronti della vita, rimane se stesso conservando la propria gentilezza. La regista ha affermato che Bouillon ha interpretato il personaggio in modo perfetto, come aveva in mente da tempo. La pellicola è basata sul romanzo di Franck Courtès e ha vinto il premio per la miglior sceneggiatura alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2025.
La mattina scrivo
di Valérie Donzelli
paese: Francia 2026
genere: drammatico
interpreti: Bastien Bouillon, André Marcon, Virginie Ledoyen, Adrien Barazzone
durata: 1 ora e 32 minuti
giudizio Cei: consigliabile, problematico, per dibattiti
 

Battiato e l’arte di “andare oltre” nella ricerca della trascendenza (di Lorenzo Iorfino)

Foto generata con IA
L’arte di oggi e il desiderio di andare oltre. E quando penso a questo “oltre”, il nome di Franco Battiato torna con forza. A inizio mese è uscito nelle sale Il lungo viaggio, di Renato De Maria. Sono andato a vederlo con curiosità, quasi con timore, perché raccontare Battiato non è mai semplice. Il film è lineare, essenziale. Parte dall’infanzia e da un trauma che lo segna: quel naso rotto da piccolo, vissuto come difetto ingombrante. Guardandolo ho pensato a quante volte un limite diventa soglia. Nel film non ho visto tanto la costruzione di un personaggio, quanto il tentativo ostinato di diventare sé stesso.
Sulla dimensione della trascendenza, però, la mia impressione è più sfumata. Vedere Battiato senza la sua tensione spirituale è impossibile: sarebbe un ritratto mutilato. E infatti nel film questa dimensione c’è. Ma ho avuto la sensazione che venga evocata quasi per necessità, come un passaggio dovuto. Non per superficialità, piuttosto per limite strutturale. La ricerca interiore non fa cronaca, non costruisce intrecci, non genera azione. È un uomo che si guarda allo specchio, che scava dentro di sé, che alza gli occhi al cielo e insieme lo posa sugli altri uomini. Tutto questo è profondissimo, ma difficilmente “raccontabile” nei tempi e nei linguaggi di un film destinato anche alla televisione.
Così quella che potrei chiamare un’infarinatura della sua dimensione spirituale resta in superficie, accennata più che attraversata. Frasi come “Sto andando verso qualcosa di diverso da tutto” o “vorrei tendere all’essenziale” emergono come lampi veri, ma non diventano l’ossatura del racconto. E forse non potevano nemmeno diventarlo, al cinema sarebbe stato difficile.
Sono andato anche al MAXXI di Roma, dove è allestita la mostra Un’altra vita, curata da Giorgio Calcara. Anche qui il taglio è biografico. Ho trovato prezioso vedere i suoi strumenti, i sintetizzatori, e il legame con il compositore Stockhausen, di cui è presente una dedica amanuense fatta al cantautore siciliano, e puntualmente ignorata da tutti i visitatori. Ma soprattutto mi ha colpito il grande tavolo con i libri della sua biblioteca: testi orientali e monastici, ma pure lo spazio, spesso dimenticato da chi lo ascolta oggi, dedicato a volumi su Cristo e sulla contemplazione cristiana.
È lì che ho sentito più chiaramente ciò che il film può solo sfiorare: la serietà di una ricerca. L’eredità che Battiato lascia a noi giovani, oggi, è questa possibilità concreta e umana di cercare Dio. Le risposte possono essere diverse; ciò che rende vera la sua musica è questo anelito, questo desiderio ostinato di infinito. Per me… di Dio, appunto.

Meloni alle prese col dilemma Trump, il “campo-largo” in cerca di un leader terzo

Mentre esplode lo scontro sul referendum, i due Poli sono impegnati su due temi politici essenziali: il destra-centro nel ridisegnare il rapporto con Trump dopo la sconfessione sui dazi della Suprema Corte USA; il “campo largo” nella ricerca di un terzo nome per la leadership, per porre fine alla “guerra” intestina Conte-Schlein.
Meloni-Trump. La premier, alleata del movimento MAGA che governa gli Stati Uniti, è messa a dura prova dalla sentenza dei 9 giudici “supremi”: il “no” ai dazi non entra nel merito specifico del provvedimento, ma censura Trump perché ha esorbitato dai suoi poteri, legiferando senza il voto del Congresso e quindi violando la Costituzione americana che divide le funzioni del Governo, del Parlamento e della Magistratura. In altre parole, l’inquilino della Casa Bianca ha compiuto un atto arbitrario e autoritario, contrario allo spirito liberal-democratico della Carta a stelle e strisce. Come può la Meloni, presidente di un Paese di tradizioni liberal-democratiche, restare alleata “silenziosa” del Tycoon? Come può accettare questa linea autoritaria?
L’attacco ai “principi” da parte della Casa Bianca ha conseguenze ben visibili in politica estera: la nascita del “Board of peace” presieduto da Trump è in aperta concorrenza con l’ONU e si caratterizza per l’assenza dei Palestinesi e per i poteri di veto concessi in esclusiva alla Casa Bianca; la Santa Sede, fedele al multilateralismo e all’eguaglianza di tutti i popoli, non ha aderito, diversamente dall’Italia (seppure come “osservatore”). Washington ha protestato per l’assenza del Papa “americano”, con una gaffe diplomatica che ricorda l’infortunio dell’URSS sulla chiesa di Pio XII: “Quante divisioni ha?”.
Il decisionismo di Trump ha in particolare effetti molto negativi sul conflitto russo-ucraino per la posizione filo-Putin con la richiesta di resa a Kiev (mentre il Papa continua a sollecitare per il martoriato popolo ucraino una pace giusta e duratura). La Meloni può stare con Kiev e al tempo stesso con Trump? Come può fare campagna elettorale per l’ungherese Orban, che blocca gli aiuti dell’Europa all’Ucraina bombardata e affamata?
Campo largo. Non si risolve il conflitto Schlein-Conte per la guida del centro-sinistra e la candidatura a Palazzo Chigi nel 2027. Alla segretaria Dem si addebita una linea radicale e movimentista, lontana dalla tradizione Ds e popolare, vicina alla Cgil di Landini sui temi sociali, all’Associazione Coscioni (erede di Pannella) sui nodi etici, ai Verdi sull’economia. A sua volta Conte è ritenuto poco “progressista” per l’esperienza del Governo giallo-verde con Salvini e Di Maio (ostili agli immigrati), incerto sulla politica estera per la “neutralità” sulla guerra Mosca-Kiev.
In questo stallo il “Quotidiano Nazionale” ha pubblicato un sondaggio autorevole sulle preferenze per Palazzo Chigi nel centro-sinistra: a sorpresa emerge la sindaca di Genova Silvia Salis (55%), dell’area riformista, che si dichiara “madre, moglie, cattolica”; staccati Conte (40%), Landini (39%) e Schlein (33%). La Salis, proposta inizialmente dall’ex premier Renzi (già co-autore della candidatura Mattarella al Quirinale), ha allargato i suoi consensi con una forte scelta “europeista”, rilanciando contestualmente il ruolo dei corpi intermedi e delle autonomie locali.
In altre parole riemerge il modello Prodi, con un’intesa tra sinistra e centro, superando lo schema bipolare destra-sinistra. Tra le componenti riformiste del “campo largo” sono presenti anche le eventuali candidature dell’ex premier Paolo Gentiloni e dell’ex capo della Polizia Franco Gabrielli (vicino a Draghi, di cui fu sottosegretario alla Presidenza del Consiglio).
Intanto il Governo sta preparando una riforma della legge elettorale, che darebbe la maggioranza assoluta alla coalizione che superi il 40% dei voti espressi. Il cammino parlamentare delle nuove norme non si presenta facile, anche per il ruolo di due forze che si sono orientate a presentarsi da sole: “Azione” del centrista Calenda (ex ministro) e “Futuro nazionale” dell’ex leghista Vannacci, estrema destra. Resta poi la valutazione di ordine costituzionale del Capo dello Stato che, come si è visto nella vicenda referendaria, è rigoroso nella difesa della Carta.

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