Verso il sacerdozio. Don Davide Mazza racconta di sé e della sua vocazione

Davide Mazza è nato a Torino il 12 dicembre 1993, parrocchiano della Parrocchia San Giovanni Battista di Bosconero, dove vive con i genitori, Giovanni e Laura, e la sorella maggiore Valentina. Davide si è diplomato nell’anno 2012 presso l’ITIS “Aldo Moro” di Rivarolo Canavese, e nel settembre dello stesso anno è stato ammesso, all’anno di propedeutica, presso il Seminario di Ivrea. Ha concluso il cammino di studi di teologia il 18 giugno del 2018, conseguendo il Baccellierato in Teologia presso la Pontificia Università Salesiana di Torino.

Davide Mazza ha ricevuto il diaconato l’8 settembre 2018 e dal successivo mese di ottobre risiede a Roma, dove sta frequentando i corsi per la Licenza in Diritto Canonico.

In occasione della sua prossima ordinazione sacerdotale prevista sabato 7 settembre, gli abbiamo rivolto alcune domande.

Raccontaci di com’è nata la tua vocazione?
La vocazione, cioè l’invito che Dio rivolge ad amarLo e seguirLo quale Padre, è qualcosa di costitutivo alla stessa esistenza degli uomini, in quanto il Signore ci ha creati proprio perché potessimo amarLo e seguirLo, quindi si può dire che la mia vocazione, come quella di tutti, esiste da sempre, perché è nata prima dell’inizio dei tempi nella mente di Dio, e si è concretizzata quando ero un bambino, nel momento del Battesimo, che è il sacramento in cui l’essere Figli di Dio diventa per noi cristiani qualcosa di effettivo e operante nelle nostre anime. Parlando però di quando io abbia preso coscienza del desiderio di divenire sacerdote, segno della vocazione, posso dire che ho iniziato a pensarci all’incirca verso i 12 anni, e che ho maturato la decisione di seguire questo desiderio a 13 anni, durante il corso di catechismo della cresima parrocchiale. Ho poi conosciuto l’allora rettore del seminario diocesano, don Roberto Farinella, a 17 anni: lui mi ha accompagnato nell’ultimo anno di superiori e poi in seminario fino all’ordinazione diaconale, aiutandomi, insieme al padre spirituale don Camillo Meroni, a comprendere la mia vocazione a divenire sacerdote nella Diocesi di Ivrea.

In quali parrocchie hai prestato servizio negli anni di seminario?
Dopo l’anno di propedeutica, in cui sono stato nella mia parrocchia di origine a Bosconero con il parroco don Pierfranco Chiadò, ho svolto servizio pastorale prima dal 2013 al 2016 presso le parrocchie di San Giacomo e di San Michele a Rivarolo, con l’arciprete don Raffaele Roffino e il vicario parrocchiale don Maurizio Morella, e poi dal 2016 al 2018 presso la Parrocchia di San Solutore e San Michele a Strambino, con il commendatore monsignor Silvio Faga.

Come ti sei trovato in queste prime esperienze pastorali?
Mi sono trovato molto bene in questi servizi pastorali, facendo il catechista o aiutando quando necessario gli animatori negli oratori e nei campi estivi parrocchiali; nel contempo ho anche potuto osservare nei preti con cui ho collaborato le diverse modalità di missione che i sacerdoti della Chiesa che è in Ivrea sono chiamati ad esercitare, venendo edificato dalla dedizione alla cura d’anime che ho riscontrato in loro.

E questo primo anno a Roma, com’è stato?
Sono stato mandato a Roma per ottenere la Licenza di studi di Diritto Canonico, cioè la disciplina che studia e tutela la Giustizia ed il Diritto nella Chiesa e studia altresì le varie leggi emanate dall’autorità ecclesiastica per guidare il Popolo di Dio verso il suo fine ultimo, cioè la salvezza delle anime (obiettivo che è appunto la Legge Suprema nella Chiesa, come recita l’ultimo canone, il 1752, del Codice di Diritto Canonico, che è il testo legislativo più importante, per quanto non l’unico, della Chiesa). Questa disciplina mi sta piacendo molto; e non amo solo il suo studio: la città di Roma è ovviamente splendida, non solo per la sua storia civile e le sue opere d’arte, ma molto più per le testimonianze di fede di tanti santi che in essa hanno vissuto e operato ed il cui esempio, oltre alle loro preghiere, aiuta a vivere bene la propria vita cristiana, specialmente poi per la testimonianza portata fino all’effusione del sangue dell’Apostolo Pietro, grazie al quale Roma è divenuta la sede del Successore di Pietro, Vicario di Cristo e Guida visibile della Chiesa, il Papa, che oggi è Francesco. Sono quindi molto felice di quest’anno romano, desideroso di poter mettere, quando avrò terminato, le mie competenze al servizio della mia Diocesi.

Come stai vivendo questi mesi in attesa dell’ordinazione?
Devo dire che sono abbastanza sereno, grazie a Dio; a luglio sono impegnato al centro estivo parrocchiale di Strambino, mentre ad agosto, dopo il pellegrinaggio diocesano ad Oropa, andrò a fare la settimana di ritiro richiesta per gli ordinandi presbiteri, e poi dovrò organizzare per l’ordinazione e le prime S. Messe. Sono dunque moderatamente impegnato, ma appunto sereno, e soprattutto contento e grato per il dono che il Signore mi ha fatto con la vocazione. Io spero sempre e prego che tanti altri giovani, magari dalla parrocchie in cui ho fatto servizio, possano scoprire che Dio li chiama a seguirLo nella strada del sacerdozio, e che possano trovare in essa la gioia che ho trovato io, che non è tanto un’emozione soggettiva, quanto piuttosto una persona, Cristo Gesù.

c.m.z.

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