“Videre Petrum” e globalizzare la cura

(Filippo Ciantia)

Perché siamo andati a Roma nel week end scorso? Per vedere il Papa. Ma perché abbiamo voluto vedere il Papa? Riconoscenti per vent’anni di Banco Farmaceutico e grati per il dono di migliaia di volontari e di farmacisti e per l’aiuto di decine di aziende farmaceutiche che anno dopo anno hanno permesso di fare tanto per chi non riesce a curarsi, a causa delle disgrazie della vita e/o dell’indigenza.

Nato nel 2000 a Milano, con una colletta che coinvolse 250 farmacie e 60 enti che offrivano cure per i poveri, Banco Farmaceutico è oggi presente in tutta Italia e anche in Spagna, Portogallo e Argentina.

Ho visto Pietro venire con passo affaticato, ma con un sorriso che riusciva ad abbracciare tutti e, con noi, tutti quelli che, negli anni, hanno reso possibile questo incontro.

“La Giornata di Raccolta del Farmaco è un esempio importante di come la generosità e la condivisione dei beni possono migliorare la nostra società e testimoniare quell’amore nella prossimità che ci viene richiesto dal Vangelo – ci ha detto Papa Francesco –. Conoscia-mo il pericolo della globalizzazione dell’indifferenza. Vi propongo invece di globalizzare la cura, cioè la possibilità di accesso a quei farmaci che potrebbero salvare tante vite per tutte le popolazioni… Per fare questo c’è bisogno di uno sforzo comune, di una convergenza che coinvolga tutti. E voi siete l’esempio di questo sforzo comune”, unendo ricerca scientifica e produzione delle aziende, farmacisti, volontari, cittadini, istituzioni e governanti.

Abbiamo portato in dono una riproduzione dell’Incoronazione di Spine di Bernardino Luini: l’affresco fu commissionato nel 1522 dalla Confraternita della Santa Corona, istituita da 12 nobili che scelsero di donare i loro beni per fornire gratuitamente ai poveri di Milano farmaci e prestazioni mediche. Un Banco Farmaceutico ante litteram che operò per quasi 3 secoli, anche creando una spezieria, l’antesignana della moderna farmacia.

Viviamo la coscienza di essere parte di un popolo che attraversa la storia: un’opera più grande, non nostra. I farmaci e i soldi che riceviamo in dono non sono per i poveri, ma sono dei poveri. Siamo semplici custodi, in spirito di servizio.

D’altra parte lo diceva già Paolo VI nel 1963: “Venendo a visitare il Papa, prendete coscienza di questa società, a cui voi stessi appartenete, e che si chiama la Chiesa”.

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