Tenuta Roletto
Risvegliopopolare.it

giovedì 2 Luglio 2026

Reale mutua
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PARTITI DA CALUSO PER FARE LA STORIA DEL JAZZ ITALIANO. PER OSCAR LA CITTADINANZA ONORARIA NEL 1978

Valdambrini, padre e figlio, pionieri della “musica moderna”

Dai locali sotto la Mole negli anni ‘20, le incisioni e le esibizioni della fine anni ‘70

(di Doriano Felletti)

Foto: Oscar Valdambrini con Gianni Basso. Torino giocò un ruolo fondamentale nello sviluppo del...

MA ANCHE IL TRISTE RACCONTO DI UGOLINA CHE PERSE IL FUTURO MARITO IN UN NAUFRAGIO IN MARE

Vendette mancate e tradimenti sfumati

Storie vere ed inverosimili delle rivalità tra Vico e Brosso in Valchiusella

(di Andrea Tiloca)

L’attento lettore ricorderà la storia del giovane Remo, il quale essendo stato allontanato da un...

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DIETRO LO SCHERMO di GRAZIELLA CORTESE

Amarga Navidad

Donne sull’orlo di una crisi di nervi. Sono passati molti anni dalla celebre commedia che il...

SABATO SCORSO, AL “CARLETTI” DI CHIVASSO, UN INCONTRO DENSO DI SPUNTI, BILANCI E PROSPETTIVE

Assemblea di fine anno pastorale

L’8xmille alla Chiesa Cattolica alla prova della vivacità delle comunità ecclesiali

8xmille - 8xMILLE ALLA CHIESA CATTOLICA: È MOLTO PIÙ DI QUANTO CREDI

CHIVASSO – Sabato 6 giugno il Teatro dell’Oratorio Carletti di Chivasso ha ospitato...

GLI ANEDDOTI DELLA VALCHIUSELLA, LE RIVALITA’ TRA BROSSO E VICO IN CURIOSI RACCONTI DI FANTASIA

Vecchie storie valligiane

Tiloca: “divertimenti innocui, semplici, che non arrecavano sconvenienza ad alcuno”

 

Foto: Lencio (Lorenzo Prola), Lorenzo Marten Canavesio e Mario Favero Longo “È importante avere...

EDITORIALE – Non lasciamoli da soli…

Nella foto alcuni dei ragazzi che parteciperanno al viaggio in Brasile, durante la Veglia di Pentecoste in Cattedrale ad Ivrea.
A pag. 16 del giornale c’è un’intervista ad alcuni partecipanti al viaggio missionario di agosto in Brasile proposto e voluto dal vescovo Daniele per i giovani della diocesi. Partono in 7 accompagnatori e 27 giovani, e nessuno di questi sembra vivere l’esperienza come una semplice occasione per vedere luoghi nuovi o accumulare ricordi da raccontare al ritorno.
Nelle loro parole emerge il desiderio di lasciarsi interrogare, cambiare, persino mettere in discussione dall’incontro con persone e realtà molto diverse dalle proprie. Oggi, la scelta di “fare vacanza” in questo modo assume un significato che va ben oltre il viaggio stesso; è il segno di una Chiesa che continua a credere nell’incontro come strada privilegiata per costruire fraternità, scoprire vocazioni, che non si limita a parlare di comunione ma la vive concretamente mettendosi in cammino.
La missione è anche disponibilità ad ascoltare, ad accogliere, a riconoscere il valore altrui, a lasciarsi insegnare “diversamente” il Vangelo. In generale chi parte riceve più di quanto offre. Per questo il viaggio dei nostri giovani rappresenta una ricchezza per tutta la nostra comunità diocesana. Essi partono a nome della nostra Chiesa locale che desidera mantenere vivi i legami costruiti nel corso degli anni con quella terra di missione e che continua a considerare l’annuncio del Vangelo come un’esperienza di reciprocità e di scambio.
Attraverso i loro occhi e il loro racconto, anche noi potremo incontrare volti, storie e comunità che ci aiuteranno a guardare il mondo con maggiore ampiezza e profondità. Mentre si avvicina il giorno della partenza, l’invito per noi è di sentirci parte di questo cammino in terra straniera.
La missione non riguarda soltanto chi sale su un aereo e attraversa un oceano, riguarda ogni comunità che sceglie di uscire da sé stessa, di allargare lo sguardo, ampliare le conoscenze, andare oltre i confini e di riconoscere nell’altro un fratello. In questo senso, il viaggio dei giovani in Brasile è già iniziato ed è un’opportunità di crescita per l’intera diocesi che per loro ha già raccolto denari per alleggerire le spese, pregato, incontrato e ascoltato con fiducia, slancio e ammirazione.

Destra e sinistra già in campagna elettorale, ma la politica è ancora senza rotta

Con tre anni di anticipo la Meloni ha dato il via alla corsa per il Quirinale, con una netta virata a destra: il prossimo Capo dello Stato non dev’essere di centro-sinistra. A parte i riferimenti storici (De Nicola, Einaudi, Segni … non erano certamente dell’area progressista), l’uscita della premier conferma la difficoltà del destra-centro dopo la rottura con Trump e l’ascesa nei sondaggi del gen. Vannacci, ormai sopra la Lega. Perso l’aggancio con la destra mondiale, con “Maga” del Tycoon, Fratelli d’Italia non ha ancora elaborato il progetto politico alternativo, che superi il “sovranismo” e favorisca un nuovo ruolo in Europa; contestualmente la crisi della Lega mette in dubbio la tenuta della maggioranza, anche nelle urne; di qui la svolta verso Vannacci, per avere i suoi voti nella battaglia per il Colle in nome di un “candidato di destra”; inoltre la premier ha tentato una dubbia riabilitazione della “remigrazione”, cavallo di battaglia di “Futuro nazionale”, dimenticando il carattere punitivo verso gli immigrati di questa grave proposta politica.
Il radicalismo della Meloni pone anzitutto problemi all’area moderata della maggioranza, Forza Italia e la Lega del Nord, guidata da Zaia; secondo alcuni media Marina Berlusconi, per contrastare la corsa a destra, penserebbe ad un accordo politico tra i moderati di Forza Italia e i leghisti dissidenti, avendo come primo obiettivo il “no” ad ogni trattativa con Vannacci, anti-europeo, filo-Putin, nemico degli immigrati … In ogni caso la mossa della Meloni può dar luogo ad una fine anticipata della legislatura perché accresce lo scontro politico nel Paese (anche nella maggioranza), rinvia i temi più urgenti, dalle guerre aperte alle difficoltà economiche e sociali, incentra l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica sui temi elettorali. C’è poi, in sottofondo, una caduta di rispetto verso l’attuale inquilino del Quirinale, che in questi anni ha retto con equilibrio e imparzialità l’alta funzione istituzionale, sostenuto dalla larga maggioranza della popolazione (secondo i sondaggi è il più apprezzato tra i politici).
Il centro-sinistra ha contestato la scelta della premier, sfidandola, con il presidente del Pd Bonaccini, ad andare subito ad elezioni anticipate; ma nel campo largo diversi problemi politici restano aperti. Anzi-tutto fa discutere la scelta di una guida a quattro (Schlein, Conte, Bonelli, Fratoianni), con l’esclusione di riformisti e centristi (a cominciare da Renzi); questi potranno aggiungersi successivamente, con un ruolo ovviamente consultivo. Questa linea di sinistra, sostenuta nella direzione dem dal capogruppo al Senato Boccia, è stata contestata dal leader della componente catto-dem Delrio, che ha ricordato le origini pluraliste del partito, nato dalla confluenza di post-comunisti, popolari, ambientalisti. Ma Delrio è rimasto inascoltato, né è stato incoraggiato dalla partecipazione della Schlein al Gay-Pride di Milano ove, accanto alla giusta condanna dell’omofobia, la piattaforma programmatica prevedeva il matrimonio egualitario, la maternità surrogata, l’eutanasia (modello Associazione Coscioni), l’aborto “costituzionale” …
Il “campo largo”, con questa netta scelta a sinistra, sembra ripercorrere la strada di Occhetto, il segretario Ds che rifiutò nel 1994 l’alleanza con Martinazzoli (Popolari), convinto di farcela da solo. È infine sempre aperta la questione delle “primarie”: la Schlein ha chiesto l’appoggio di Prodi, Conte partecipa ai convegni con D’Alema, Renzi chiede la presenza di un riformista (la sindaca di Genova, Silvia Salis).
Manca nei due Poli, mentre si parla di elezioni, la proposta programmatica, il disegno di società. Emerge lo scontro bipolare destra-sinistra, come negli USA, con il prevalere dei leader, del personalismo “mediatico”.
La legislatura rischia un brusco declino senza un recupero della politica come servizio al Paese, con il “bene comune” prima degli interessi di partito.

EDITORIALE – Fear zone

A settembre 2025 un nostro editoriale era stato dedicato alla comfort zone: quel luogo, reale o simbolico, dove ci sentiamo al sicuro perché tutto è conosciuto, prevedibile, familiare; uno spazio rassicurante, difficile da abbandonare perché confortevole. Con il QRcode qui in fondo potrete andare a rileggerlo. Oggi ci chiediamo cosa succede se finalmente decidiamo di uscire dalla comfort zone? Succede che entriamo nella fear zone, la zona della paura. È il tratto di strada in cui iniziano i dubbi; saremo all’altezza? Abbiamo fatto la scelta giusta? Sarebbe stato meglio restare dove eravamo?
Nella fear zone la fiducia in noi stessi vacilla, ogni difficoltà sembra confermare che cambiare è stato un errore. È anche la fase in cui diventiamo particolarmente sensibili ai giudizi degli altri: un’opinione negativa, una critica possono farci rallentare il cammino. E allora arrivano le giustificazioni, le scuse, la tentazione di tornare indietro. Ma è qui che si gioca la partita più importante, perché il cambiamento non è l’assenza della paura, ma è la decisione di non lasciarsi governare dalla paura.
Nessuna trasformazione personale, familiare, lavorativa o sociale può compiersi senza attraversare questo passaggio. Restare immobili, solo perché ciò che conosciamo ci rassicura, rischia di diventare una scelta più rischiosa del cambiamento stesso. Chiunque abbia costruito qualcosa di nuovo ha conosciuto l’incertezza prima della serenità, e ogni cambiamento autentico inizia con un passo incerto. Ma è sempre quel primo passo, compiuto nonostante la paura, ad aprire la strada verso ciò che ancora non conosciamo e che, forse, un giorno chiameremo semplicemente crescita.
La fear zone non appartiene solo a chi esce dalla comfort zone; anche chi accoglie una novità attraversa la propria zona di paura: lasciare ciò che conosceva, fidarsi di chi ancora non conosce, concedere tempo a una relazione che deve ancora nascere; anche chi si trova davanti a una persona nuova deve vincere la tentazione del confronto, del pregiudizio e della nostalgia di ciò che conosceva.

Edizione 2 Luglio 2026

ANNO CVI – N° 26
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