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domenica 1 Febbraio 2026

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"La parola di Cristo abiti tra voi" - 

BORGO REVELNella Giornata della Parola di Dio, la Comunità diventa Laboratorio di catechesi - 

Consegna dei Vangeli e degli Atti degli Apostoli ai bambini della catechesi dell'Iniziazione cristiana  - Ai Lettore della comunità parrocchiale affidati Antico e Nuovo Testamento 

(elisabetta acide)  – La  giornata liturgica voluta da Papa Francesco della “Domenica della...

EDITORIALE

Una domanda...

Una domanda è posta alla fine dell’articolo di pagina 11, circa l’arrivo di altri due centri...

IVREA - PRESENTE IL VESCOVO DANIELE CON SINDACO, PRIORI E AUTORITÀ

Benedizione degli animali

Cavalli protagonisti della festa di Sant’Antonio

Articolo completo su Il Risveglio Popolare di giovedì’ 22 gennaio Foto di Vincenzo...

Ferrovia Pinerolo-Torino-Chivasso: “situazione insostenibile”. Nuova linea Cuneo-Saluzzo-Savigliano: un anno di buoni risultati

Di fronte ai gravi e ripetuti disservizi ferroviari che stanno colpendo in particolare la linea Pinerolo-Torino-Chivasso, l’assessore regionale ai Trasporti Marco Gabusi ha convocato una riunione urgente con i vertici di Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana. L’obiettivo dell’incontro, che si terrà venerdì mattina nel Grattacielo della Regione, è ottenere un quadro chiaro delle criticità, comprendere le cause di ritardi e soppressioni, definire azioni urgenti per il ripristino di un servizio ferroviario affidabile e dignitoso.
“I disagi che stanno vivendo pendolari, lavoratori e studenti non sono più accettabili – sottolinea Gabusi – La Regione ha pianificato investimenti sul materiale rotabile e ha sostenuto i numerosi interventi del Pnrr sulla rete che certamente condizionano le performance in questo periodo. Per questo motivo non può accettare che ogni giorno su questa linea si viva nell’incertezza”.
Un successo invece, ad un anno dalla ripartenza, per la linea ferroviaria Cuneo-Saluzzo-Savigliano, riattivata dalla Regione Piemonte, con il servizio affidato ad Arenaways. Nel corso del primo anno di attività fino a 142 treni alla settimana, con 24 collegamenti al giorno nei giorni feriali, di cui 14 lungo tutto il percorso Cuneo-Saluzzo-Savigliano e 10 nella tratta Saluzzo-Savigliano. Ad oggi sono stati operati più di 5.600 treni, per un totale di 226mila766 Km percorsi e circa 90mila passeggeri. 11mila passeggeri del solo mese di ottobre (+46%). Puntualità al 95% entro i 5 minuti che sale al 97% entro i 10 minuti.

Storico Carnevale di Ivrea. Iscrizione dei carri da getto alla Battaglia delle Arance – Edizione 2026

Sono 51 i Carri da getto che prenderanno parte alla Battaglia delle Arance del Carnevale di Ivrea 2026. Nei giorni 15 e 16 gennaio 2026 sono pervenute 52 domande di iscrizione di carri da getto a fronte dei 54 carri aventi diritto in seguito alla fase di pre-iscrizione.
Come previsto dal regolamento, la Fondazione ha svolto le necessarie verifiche sulla documentazione presentata, operando alla presenza dei rappresentanti dell’Associazione Aranceri dei Carri e dell’Associazione Albo Conducenti Carri da Getto e tenendo conto delle indicazioni fornite in relazione ai rispettivi associati. Ove necessario, sono state richieste specifiche integrazioni e ulteriori verifiche documentali. Non è stata invece accolta la domanda di iscrizione del Carro n. 33. Dall’analisi della documentazione è infatti emersa la mancanza del requisito previsto dall’art. 6, primo comma, del vigente Regolamento che stabilisce l’obbligo di iscrizione all’Associazione Albo Conducenti Carri da Getto per lo svolgimento del ruolo di conducente. Nessuno dei conducenti indicati nella domanda risulta iscritto all’Associazione, come confermato dal Presidente della stessa.

Don Bosco “risponde” alla mia lettera… (di Filippo Ciantia)

Sono rimasto turbato dai recenti fatti di violenza, soprattutto tra giovani e giovanissimi. Ho pensato di scrivere a San Giovanni Bosco. Mi ha risposto!
Carissimo Filippo,
ho ricevuto la tua lettera e ho ben compreso l’angoscia che ti muove nel considerare i gravi disordini che oggi si manifestano tra i giovani. Sono mali che, sebbene assumano forme diverse col mutare dei tempi, affliggono ogni generazione e mettono a dura prova coloro che hanno la delicata missione di educare.
Permettimi di dirti anzitutto che l’educazione dei giovani è opera difficilissima e richiede grande prudenza e ancor più grande carità. Talvolta si rende necessaria la punizione, ma “si ricorra al castigo solo quando ogni altro mezzo sia riuscito inefficace”. Il castigo non deve mai essere il primo rimedio, ma l’ultimo, e sempre accompagnato dal desiderio sincero del bene del giovane.
“Non si punisca mai mentre si è agitati dall’ira”. Quando l’educatore perde la calma, difficilmente saprà conservare la giustizia. È quindi assai meglio rimandare la correzione che farla sotto l’impulso della passione, poiché in tal caso essa non giova, ma nuoce.
Raccomando di evitare con ogni cura le punizioni pubbliche e quelle che umiliano. Feriscono l’amor proprio e chiudono il cuore del giovane, rendendo vano ogni buon proposito. La correzione, quando è necessaria, sia fatta in privato, con parole misurate e con volto sereno, lasciando sempre al giovane la speranza del perdono.
Non perdere mai di vista il principio fondamentale di tutta l’opera educativa: “Che i giovani non solo siano amati, ma che essi stessi conoscano di essere amati”. Senza questa certezza, ogni regola pesa e ogni castigo diventa motivo di amarezza. Dove invece il giovane si sente amato, anche le correzioni più severe vengono accettate e portano frutto.
In tempi difficili come i tuoi, è necessaria la presenza continua dell’educatore, la vigilanza paterna, l’assistenza amorevole. È più facile punire che prevenire, ma la prevenzione è assai più efficace. Ricorda sempre che l’educazione è cosa di cuore, e solo chi riesce a conquistare il cuore dei giovani potrà davvero guidarli al bene.
Non ti scoraggiare. Anche nel giovane più difficile vi è sempre un punto accessibile al bene. Felice quell’educatore che sa scoprirlo e coltivarlo con pazienza e fiducia.
Tuo aff.mo
Sac. Gio. Bosco

Le beatitudini, “carta d’identità” del cristiano – Commento al Vangelo di domenica 1° febbraio

Gesù sale sul monte, come Mosè sul Sinai, e proclama non una legge che opprime, ma una parola che libera. Le Beatitudini sono la “carta d’identità” di chi vuole seguire il Maestro.
Ma che cosa sovversiva ci dice Gesù! Beati i poveri, beati gli afflitti, beati i perseguitati. Il mondo ride di queste parole. Noi usiamo dire: “Beato chi ha successo, chi è potente, chi non manca di nulla“. Eppure, guardiamoci intorno: quanta infelicità nascosta dietro il benessere! Quanta solitudine dietro l’apparenza!
La prima beatitudine è la chiave: “Beati i poveri in spirito“. Chi è il povero in spirito? È colui che si riconosce mendicante davanti a Dio. È chi non si fida delle proprie forze, ma della grazia del Padre. È l’opposto dell’orgoglioso che dice: “Io basto a me stesso“. Il povero in spirito sa di aver bisogno di Dio, degli altri, dell’amore.
Gesù non benedice la miseria che umilia, ma la povertà che libera. Non glorifica il dolore, ma promette consolazione a chi piange.
Le Beatitudini non sono un elogio della sofferenza, ma l’annuncio che Dio trasforma ogni croce in resurrezione.
Dio vuole la nostra felicità! Ma non quella effimera del mondo, che passa come rugiada al sole. Vuole darci la gioia profonda, quella che nessuno può toglierci. Per questo ci indica una strada diversa, quella del dono, della mitezza, della misericordia.
Davanti alla pagina delle Beatitudini proviamo ad interrogarci: dove cerchiamo la felicità? Nelle cose che passano o in Dio che resta? Sappiamo riconoscerci poveri, bisognosi della sua grazia? Viviamo la gratuità o il possesso? Siamo capace di misericordia o chiudiamo il cuore?
Le Beatitudini sono promessa già realizzata: “Di essi è il regno dei cieli“, dice Gesù al presente! Il Regno inizia ora, quando scegliamo la logica di Dio.
Mt 5,1-12
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Manca più sicurezza o più educazione nel contesto sociale dei nostri giovani? (di Cristina Terribili)

Diamo continuità a quanto abbiamo pubblicato la settimana scorsa in questa rubrica. Tema: c’è un problema di sicurezza o un problema di educazione? O entrambe? Ma quale viene prima?
Il punto di partenza rimane sempre il terribile episodio di La Spezia dove uno studente ne ha accoltellato a morte un altro per probabili motivi sentimentali. Quando accadono situazioni come queste immediatamente viene fatto riferimento subito alla scuola e alla famiglia. Proviamo oggi ad osservare questo evento nel contesto più ampio dei linguaggi, che la stessa politica usa, e del valore del rispetto dell’altro, che la nostra società riconosce.
Perché in quella storia non ci sono solo due giovani: c’è un modello, c’è una sorta di messaggio a cui sembra ci si stia assuefacendo, che appartiene al mettere al centro solo i propri bisogni ed il proprio egoismo. Assistiamo sovente ad episodi in cui “qualcuno” decide di prendersi o accaparrarsi con la forza qualcosa che definisce utile ai propri fini. Che sia una ragazza o la Groenlandia non c’è molta differenza. Il concetto che ne è alla base è lo stesso: “io lo voglio, io me lo prendo e se tu me lo impedisci, io ti distruggo”.
Il contesto sociale attuale, in Italia, registra disuguaglianze profonde, in cui il benessere e una qualità della vita soddisfacente non sono garantiti a tutti. Ci sono persone che vivono in condizioni di povertà e di precarietà insostenibile, soprattutto in un contesto sociale in cui l’apparire prende il sopravvento, in cui si dimostra di valere solo se si è in grado di “sfoggiare” gli status del momento. Avere o non avere diventa il limite su cui spesso proprio i giovani valutano la propria persona, cercano il proprio posto nel mondo, si identificano e si sentono realizzati o meno.
Se il mondo che ci circonda ci invita ad avere a tutti i costi o ci illude di poter pretendere quello di cui riteniamo di aver bisogno senza preoccuparci dell’altro, chiunque esso sia, non ci dobbiamo stupire se osserviamo, proprio nei giovani, comportamenti inappropriati, dannosi e con conseguenze criminali. Tutte le politiche che si basano su messaggi del tipo “prima…”, oppure “dobbiamo riprenderci quello che appartiene…”, che cercano a tutti i costi un nemico da combattere, che ampliano la distanza tra i cittadini, sono responsabili dell’aumento dei casi di violenza. Tutte le politiche che alzano barricate, che investono sulla repressione anziché sull’educazione e sulla autoeducazione, che non sono capaci di rivedere se stesse alla luce delle conseguenze che generano, obbligano tutti a vivere in un contesto di chiusura, di paura e di grettezza mentale.
Le due vite che si sono spezzate in quell’istituto scolastico di La Spezia raccontano di essere figlie delle differenze sociali e culturali, delle idee di esclusione e della mancanza di integrazione, di tutte quelle risposte impulsive, non meditate, di tutti gli slogan gridati, di tutta la fragilità di un sistema che genera disuguaglianze.
 

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