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domenica 8 Febbraio 2026

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NATO A CIRIE’, ABITO’ QUASI STABILMENTE AD ANDRATE, AFFASCINATO DALLA BELLEZZA DI QUEI LUOGHI

Romano Gazzera, il pittore dei “fiori giganti”

Costretto a studiare giurisprudenza, divenne caposcuola della pittura neo floreale

(di Doriano Felletti)

Foto: Da sinistra: Romano Gazzera, Giorgio De Chirico, Sergio Vacchi, Corrado Cagli, Renato...

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L’ex “Cena” va giù, che farne dello spazio vuoto? Risponde il Sindaco di Ivrea

Volendo riadattare la celebre “Canzon del Carnevale” di Ivrea, possiamo proclamare in coro: “Va cantando ogni rione: l’ex ‘Cena’ non c’è più!”.
Con qualche difficoltà si sta completando l’abbattimento della struttura, un tempo sede dell’Istituto per geometri, confinante con il Museo “Garda” e Piazza Ottinetti.
Nelle intenzioni dell’Amministrazione comunale si tratta di un importante passo avanti verso la realizzazione di quel polo culturale diffuso che da decenni è uno dei sogni delle Giunte che si sono succedute a Ivrea. Prossimamente avremo una grande spianata: per farci che cosa?
Sul giornale di oggi, giovedi 5 febbraio, trovate l’intervista al Sindaco di Ivrea sull’argomento.

Storico Carnevale di Ivrea. Iscrizione dei carri da getto alla Battaglia delle Arance – Edizione 2026

Sono 51 i Carri da getto che prenderanno parte alla Battaglia delle Arance del Carnevale di Ivrea 2026. Nei giorni 15 e 16 gennaio 2026 sono pervenute 52 domande di iscrizione di carri da getto a fronte dei 54 carri aventi diritto in seguito alla fase di pre-iscrizione.
Come previsto dal regolamento, la Fondazione ha svolto le necessarie verifiche sulla documentazione presentata, operando alla presenza dei rappresentanti dell’Associazione Aranceri dei Carri e dell’Associazione Albo Conducenti Carri da Getto e tenendo conto delle indicazioni fornite in relazione ai rispettivi associati. Ove necessario, sono state richieste specifiche integrazioni e ulteriori verifiche documentali. Non è stata invece accolta la domanda di iscrizione del Carro n. 33. Dall’analisi della documentazione è infatti emersa la mancanza del requisito previsto dall’art. 6, primo comma, del vigente Regolamento che stabilisce l’obbligo di iscrizione all’Associazione Albo Conducenti Carri da Getto per lo svolgimento del ruolo di conducente. Nessuno dei conducenti indicati nella domanda risulta iscritto all’Associazione, come confermato dal Presidente della stessa.

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Soemia, un nome raro, di origine romana, associato a forza di carattere, profondità e capacità di visione. Riflette bene il percorso personale e professionale fuori dall’ordinario di Soemia Sibillo, direttrice del Centro Aiuto alla Vita presso la Clinica Mangiagalli a Milano. Una figura di spicco nel mondo della protezione della vita, del sostegno alle madri e del volontariato.
Questi sono per lei giorni intensissimi: si celebra la Giornata per la Vita. Tutto è nato dall’incontro, inaspettato ed imprevedibile, con la fondatrice del più importante CAV d’Italia, Paola Bonzi. Una donna che ha lasciato un segno profondo nel modo di intendere l’accompagnamento alla maternità difficile.
Al centro del suo approccio il valore della verità, ma sempre dentro una relazione. Ripeteva infatti: “Dire la verità sempre – ma dentro una relazione di carità”. Non si tratta di addolcire i fatti né di usarli come arma: la verità deve essere vissuta in modo responsabile, perché “La verità senza carità ferisce. La carità senza verità inganna”. Questo orienta il colloquio con le mamme: niente pressioni, niente illusioni, ma nemmeno distacco freddo: “Non bisogna addolcire la realtà: bisogna accompagnarla”.
Anzitutto l’ascolto. “Prima si ascolta la persona, poi il problema”. Andava oltre la domanda immediata, perché “dietro ogni richiesta c’è una paura: bisogna incontrare quella”. Da lì il rifiuto di ogni giudizio superficiale: “Nessuna donna chiede aiuto per capriccio”.
Il sostegno deve essere concreto e fedele. “Le parole aiutano, ma i pannolini aiutano di più”. L’aiuto materiale e la presenza cambiano le condizioni in cui si decide: “Se togli la solitudine, metà della decisione cambia”. Ma serve presenza vera: “Non basta dire ‘ci sono’: bisogna esserci davvero”.
Soemia rimane folgorata dall’attenzione alla libertà: “La scelta deve essere libera – e per essere libera deve avere alternative reali”. Per questo Paola chiariva: “Noi non decidiamo per nessuno, ma non lasciamo nessuno da solo a decidere”. La speranza è diventata sperimentabile: “La speranza è un fatto concreto, non uno slogan”.
Dalla fondazione del CAV della Mangiagalli, non sono solo nati 27.020 bambini, ma soprattutto sono rinate 27.020 mamme.

“Sale della terra” e “Luce del mondo” – Commento al Vangelo di domenica 8 febbraio

“Voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo”. Gesù non dice “dovete diventare” o “sforzatevi di essere”, ma “siete”: lo siamo già! È una chiamata, un’identità che ci viene donata nel momento stesso in cui scegliamo di seguire Cristo.
Eppure, quanto è facile dimenticare questa vocazione. Quanto spesso viviamo come sale insipido, come lampade nascoste sotto il moggio della paura, della mediocrità, dell’indifferenza.
Il sale serve a dare sapore. Riflettiamo: quando cuciniamo, bastano pochi granelli per trasformare un cibo insipido in qualcosa di buono. Ma il sale deve dissolversi, deve scomparire per compiere la sua missione. Ecco la domanda che ci interpella: siamo disposti a “scioglierci” nella vita degli altri, a perdere la nostra forma per dare sapore all’esistenza di chi ci sta accanto? O preferiamo rimanere cristalli intatti, puri ma inutili, chiusi nella nostra religiosità sterile?
Le nostre opere devono parlare prima della nostra bocca. Ma quale sapore stiamo dando al mondo? Quello dell’egoismo mascherato da fede, o quello della carità autentica?
La luce poi… non possiamo nasconderla. Una città sul monte si vede da lontano, illumina il cammino dei viandanti. Ma attenzione: noi non siamo la fonte della luce, siamo riflesso della Luce vera che è Cristo. Come la luna brilla di luce riflessa dal sole, così noi brilliamo quando ci apriamo a Lui. La nostra vita riflette Cristo o oscura la Sua presenza? Quando gli altri ci guardano, vedono noi stessi o intravedono qualcosa di più grande?
Il profeta Isaia ci indica la strada: “Se aprirai il tuo cuore all’affamato, se sazierai l’afflitto di cuore, allora brillerà fra le tenebre la tua luce”. Non è nell’intimismo spirituale che diventiamo luce, ma nel dono concreto. Negli ultimi, nei soli, negli scartati dalla società riconosciamo il volto di Cristo e lì ci consumiamo come candele.
Domandiamoci: quando si saranno compiuti i giorni della nostra vita, avremo consumato la nostra vita come una candela che ha illuminato il cammino altrui, o l’avremo conservata intatta, spenta, inutile? Il sale che non sala viene calpestato; la lampada nascosta non serve a nulla.
Mt 5,13-16
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

Servizi Sociali, un sistema che deve essere smantellato o da ritarare e potenziare?

I servizi sociali, in Italia (ma lo stesso vale in Europa), non godono di una buona reputazione, anzi. Ci sono persone che si rifiutano di farvi ricorso per timore di possibili conseguenze negative a fronte di una richiesta d’aiuto.
La figura dell’assistente sociale sembra rappresentare un vero e proprio “demone” capace di dividere famiglie senza pietà, sottrarre bambini dal proprio nucleo familiare, mostrarsi insensibile ad ogni riflessione ed oltremodo capace di accanirsi verso quelle situazioni che appaiono più fragili, più bisognose di essere comprese in un quadro generale e dove, l’area degli affetti e dei legami dovrebbero essere tenute in maggiore conto.
I Media in generale, con l’enfasi che si estende ai social, mettono poi in rilievo sempre e solo gli interventi più critici, spesso con approfondimenti parziali sulla vicenda, ma capaci di stimolare emozioni forti e contrastanti tanto da esporre i servizi sociali a campagne denigratorie ed i propri operatori, ad episodi di violenza.
Ma è questo il lavoro dei servizi sociali? È un sistema che deve essere smantellato perché dannoso e deleterio o che va rimesso al centro di una serie di servizi che vanno tutti potenziati?
Premesso che il lavoro dei servizi sociali non si orienta esclusivamente sui minori ma comprende tantissime altre azioni ed incombenze in favore di altrettante categorie di persone, la riduzione della spesa pubblica dedicata all’operatività dei servizi sociali non favorisce il lavoro di rete e di intervento trasversale e veloce, utile anche alla comunità nel suo insieme.
In Piemonte gli utenti seguiti dai servizi sociali (report “I Servizi Sociali Territoriali in cifre”, edizione 2025 con dati riferiti al 2023) sono stati 290mila051; le sedi territoriali operative sono 179 e che, malgrado l’aumento di risorse economiche destinate al potenziamento dei servizi, sono presenti solo 9mila401 unità di personale dipendente e non dipendente e, sempre secondo il rapporto della Regione Piemonte, la sintesi del numero di abitanti per profili professionali registra 3mila457 abitanti per assistente sociale, 1359 abitanti per educatore professionale e 4mila053 abitanti per la categoria “altro personale” che comprende lo psicologo il pedagogista, il sociologo, il mediatore culturale, il terapista della riabilitazione e tanti altri professionisti.
Ridurre l’istituto e la tutela che i servizi sociali offrono è dannoso e i numeri presentati parlano da soli e la riduzione dei servizi non è auspicabile.

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