Tenuta Roletto
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sabato 21 Marzo 2026

Reale mutua
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LA DENOMINAZIONE DI UN LUOGO GEOGRAFICO, LO STUDIO DELLE ORIGINI PER CONOSCERNE LA STORIA

I toponimi (alcuni) della Valchiusella

Oggi in italiano derivano dal latino e prima ancora da nomi celti, romani, medioevali

(di Andrea Tiloca)

Quando ci si reca in un luogo e specialmente quando in esso si sceglie di vivere, è importante...

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Il Gran dji Bric della Collina Chivassese incontra il Pinerolese

Venerdì 13 marzo sì è svolta a Pinerolo una serata dedicata alla promozione delle filiere corte agricole e sui vantaggi per agricoltori, trasformatori e consumatori sottoscrivono contratti di filiera.
La serata, organizzata da Coldiretti Torino, è stata l’occasione per presentare l’esperienza della “Filiera del Gran dji Bric” e per la firma di un protocollo (foto) di fornitura della farina del Gran dji Bric che sarà utilizzata in tre esercizi del Pinerolese.
La filiera del Gran dji Bric è un esempio virtuoso di filiera agricola che raggruppa una ventina di agricoltori che seminano alcune varietà di grano tenero da panificazione e prodotti da forno adatte al territorio collinare, su una superficie di 100 ettari in 12 comuni (Casalborgone, Monteu da Po, Verrua Savoia, San Sebastiano da Po, Sciolze, San Raffaele Cimena, Rivalba, Lauriano, Cavagnolo, Castagneto Po, Brusasco, Brozolo).
Il grano viene trasformato in farina dal Mulino di Casalborgone da cui si riforniscono 4 panificatori e trasformatori del territorio che, con la farina del Gran dji Bric, sfornano varie tipologie di pane, biscotti, grissini. Nel corso della serata sono stati offerti assaggi di prodotti realizzati con ferina del Gran dji Bric (pizze gourmet con vari gusti, primi della cucina piemontese, dolci sfiziosi).

Il lutto per la morte di un figlio: chi ne è colpito necessita dell’ascolto e dell’aiuto di tutti

La notte degli Oscar ha premiato il film “Hamnet”, della regista Chloé Zhao, che tratta il tema del lutto per la morte di un figlio. Dalla pellicola alla vita reale: che cosa accade ad un genitore che sperimenta la perdita di un figlio?
Vivere un lutto è un’esperienza che richiede un profondo cambiamento interno, spesso influenzato da fattori sociali, dalla cultura di appartenenza, ma anche da come la persona e la comunità si modificano adattandosi intorno alla concretezza di una perdita.
Quando si perde un figlio non si perde solo un affetto, ma il pensiero di futuro e di speranza nell’avvenire generatisi con la nascita di un figlio. La vita si spezza in un prima e un dopo: nel “prima” c’era un progetto, il “dopo” appare buio e senza significato. I genitori che perdono un figlio sono consapevoli che il loro dolore non potrà mai essere pienamente compreso da chi non ha vissuto la stessa esperienza, piegati dal senso di innaturalità per essere sopravvissuti a chi, invece, avrebbe dovuto portare avanti la vita.
Il processo del lutto è sempre complesso e se ne riconoscono delle fasi che non necessariamente procedono secondo una linearità o tempi scanditi e definiti. Si passa da un senso di torpore e irrealtà, che si accompagna con profonda angoscia e rabbia, per poi sperimentare un sentimento di profonda ingiustizia e di impotenza per l’ineluttabilità dell’evento. Segue uno stato depressivo che quieta le reazioni di disperazione più drammatiche e permette di essere più consapevoli sia di quanto accaduto sia di quello che si delinea nel futuro per poi cominciare, nella fase finale di elaborazione del lutto, a riorganizzare sé stessi.
Il ruolo delle persone vicine a chi vive un lutto, e di tutta la comunità in generale, è essenziale nel percorso di elaborazione della perdita. La possibilità di accedere a gruppi di persone che hanno avuto la stessa esperienza permette di uscire da quel senso di isolamento e di incomprensione; la possibilità di avere qualcuno con cui parlare e che sia davvero capace (senza interrompere, banalizzare o imporre il proprio pensiero sulla necessità di una risoluzione rapida) di un ascolto profondo e prolungato di un’esperienza tanto dolorosa permette di dare voce a quei pensieri e quelle emozioni che se soffocati possono aggravare lo stato della persona.
Chi è vicino ad una persona che esperisce un dolore così importante deve tener conto che il lutto coinvolge tutti, anche chi sembra soffrirne meno o sopportare meglio quel vuoto, e che esiste una profonda paura nel cuore di ogni genitore: che il figlio morto potrebbe essere dimenticato se si riprende una vita “normale”. Aiutare a indirizzare pensieri ed energie per creare, costruire, generare qualcosa che rimanga “nel nome del figlio” sarà il dono più importante che si potrà porgere all’altro.

CANAVESE – Al cinema nel weekend

Cuorgnè, Cinema Margherita
Dal 20 al 23 marzo
NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI 3.0
Orario:  feriali 21.15; sabato 19-21.15; domenica 18.45-21
Sabato 21 e domenica 22 marzo
JUMPERS – UN SALTO TRA GLI ANIMALI
Orario: sabato 17; domenica 15-17
Due Città al Cinema
Martedì 24 marzo
I COLORI DEL TEMPO
Orario: 21.15
Ivrea, Cinema Politeama
Dal 20 al 23 marzo
UN BEL GIORNO
Orario: venerdì 20.30; sabato 17.15-21; domenica 15.45-20.30; lunedì 21
Dal 21 al 23 marzo
LADY NAZCA – LA SIGNORA DELLE LINEE
Orario: feriali 19; domenica 17.30
Martedì 24
IT’S NEVER OVER – Jeff Buckley
Orario: 18.00-21.00
Effetto Cinema
Mercoledì 25 e giovedì 26 marzo
JIMPA – LA CASA DEGLI AFFETTI
Orario: mercoledì 15-17.30-21; giovedì 19-21.30
Ivrea, Cinema Splendor Boaro
Giovedì 19 marzo
WILD DAYS
Orario: 21
Dal 20 al 23 marzo
JUMPERS – UN SALTO TRA GLI ANIMALI
Orario: feriali 18.30; sabato 17; domenica 15
HAMNET – NEL NOME DEL FIGLIO
Orario: feriali 21; sabato 19.15; domenica 17.15-21.30
Sabato 21 e domenica 22 marzo
IL BENE COMUNE
Orario: sabato 15-21.30; domenica 19.30
Cineclub
Martedì 24 e giovedì 26 marzo
LE CITTÀ DI PIANURA
Orario: martedì 15-17.10-19.20-21.30; giovedì 15.30-17.40
Valperga, Cinema Ambra
Giovedì 19 marzo
LA NOSTRA TERRA
Orario: 21
Dal 19 al 23 marzo
L’ULTIMA MISSIONE-PROJECT HAIL MARY
Orario: feriali 21; sabato e domenica 18-21
Dal 20 al 23 marzo
MASCHE – LE STREGHE DI LEVONE
Orario: feriali 21.30; sabato 21; domenica 17-21
JUMPERS – UN SALTO TRA GLI ANIMALI
Orario: feriali 19; sabato 16.30: domenica 15.30
UN BEL GIORNO
Orario: feriali 19; domenica 15-17
Sabato 21 marzo
SONIC – IL FILM
Orario: 15.30
Giovedì 26 marzo
SOPHIE LAVAUD – L’ULTIMA CIMA
Orario: 21

Jumpers (di Graziella Cortese)

Qualcuno penserà: che nostalgia i vecchi cartoon Disney, Cenerentola, Biancaneve, Dumbo… Oggi la casa di produzione Pixar, acquistata dalla Walt Disney Company, è molto attiva sul mercato e ben si adatta alle esigenze moderne: nuovi colori, nuove tecnologie, una strizzatina d’occhio all’Intel-ligenza Artificiale e alle scelte d’avanguardia. Ed è tempo così di fare una passeggiata nello Stato dell’Oregon (Usa) dove potremo esplorare inattesi paesaggi naturali.
Mabel Tanaka è una bimba ingegnosa e legatissima alla nonna materna con cui spesso si incontra per fare salutari passeggiate nella radura vicina a casa, dove abitano diversi castori, che sono sempre al lavoro, e molti altri animali. Il tempo passa e un giorno (quando la nonna non c’è più), il sindaco della cittadina Jerry Generazzo decide nientemeno di sostituire la verde radura con un’autostrada. E qui Mabel trova il modo di diventare un’attivista convinta contro l’insano progetto; essendo ormai una brillante studentessa universitaria, cerca di avere l’aiuto dei suoi compagni finchè scopre che la sua professoressa di biologia, Sam, ha sperimentato un modo per “saltare” nella mente e nel corpo di un animale selvatico.
Così Mabel sperimenta l’ardito progetto di trasformarsi e saltare dentro il corpo di un vero piccolo castoro, sperando di arrivare alla salvezza della sua radura verde e incontaminata; in questo modo, ripercorrendo le orme di Jeff Goldblum ne “La mosca”, l’esperimento riesce e il piccolo nuovo castorino può fuggire dal laboratorio per dirigersi al bosco e cercare di salvare i suoi amici. Sono importanti le tre leggi di cui si viene a conoscenza per poter sopravvivere all’interno del nuovo ambiente: conosci tutti, quando hai fame mangia, ricorda che siamo sotto lo stesso cielo. E valgono sia per i buffi animaletti che per gli esseri umani.
Jumpers
di Daniel Chong
paese: Usa 2026
genere: animazione
voci: Tecla Insolia-Piper Curda, Giorgio Panariello-Bobby Moynihan, Francesco Prando-Jon Hamm
durata: 1 ora e 45 minuti
giudizio Cei: consigliabile, semplice, dibattiti

Il desiderio di pace e lo smarrimento per il disfarsi di un mondo che non si sa come cambiare

Mi chiedo cosa facciano i giovani oggi per la pace, se esista davvero qualcosa di concreto, tangibile, con risultati palpabili che incidano sul caos del mondo. La risposta, di solito, suona come un’eco vuota. Le iniziative che pure emergono – presidi sporadici, striscioni urlati in piazze semideserte – non spengono conflitti millenari né disarmano gli arsenali; sfiorano i problemi con gesti simbolici, forse incapaci di invertire la rotta di un’umanità che ha perso se stessa. È quell’approccio puerile, da letterina a Babbo Natale – “Voglio la PlayStation e la pace nel mondo” – che si traduce in un disincanto corrosivo: ci convinciamo d’essere impotenti, guardando “il mondo da un oblò”.
Se mi si interrogasse su cosa io stia facendo per la pace, oltre a pregare, risponderei: niente. Il ragazzo della mia età spesso assorbe il mondo a brandelli dal feed incessante dei social o dal bagliore catodico di un televisore; scorrono frames di devastazione e quella sequela inesorabile genera un’ansia viscerale, alimentata dalla paura atavica dell’impotenza. Il mondo implode, incomprensibile, e noi lo guardiamo paralizzati, spettatori passivi di un dramma che ci sfugge.
Eppure, in questo deserto di inerzia, baluginano lampi di ribellione giovanile. Pochi giorni fa, a Torino, circa mille giovani attivisti al grido di “Vogliamo un futuro” concludevano un corteo immolando tra le fiamme una bandiera. Gesto estremo, provocatorio, ma poi? Pochi giorni prima studenti medi e universitari invadevano piazze in decine di città italiane contro il riarmo europeo e i progetti di leva obbligatoria; striscioni manoscritti dicevano “Disertiamo la guerra”, pretendendo sacrosantamente risorse per scuole e welfare anziché per missili e droni. Ci si prova quindi, a trasformare l’impotenza in azione concreta, seppur minima, tangibile.
Anche a Gerusalemme vecchia, la città santa per le tre religioni monoteiste, intoccabile e protetta dal buonsenso comune e dagli interessi di tutti, in questi giorni si vive la paura dell’impotenza. Forse quella bolla di protezione sta iniziando a cedere, quando i frammenti di missili cadono sui tetti e le notti si passano nelle cantine. Il sogno dei prossimi riti di Pasqua sembra svanire, e la porta del Santo Sepolcro è sprangata, nel silenzio delle sirene. Pure Cristo sembra irraggiungibile… magari sarà “interdetto”.

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