Tenuta Roletto
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domenica 12 Aprile 2026

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DIETRO LO SCHERMO di GRAZIELLA CORTESE

L’ultima missione

In questi giorni possiamo osservare le vicissitudini della missione spaziale Artemis (da Artemide,...

CAPPELLANO MILITARE, DOPO L’8 SETTEMBRE SI RIFIUTÒ DI SCHIERARSI CON I TEDESCHI E I REPUBBLICHINI

Don Tapparo, diari di guerra e prigionia

Saranno presentati giovedì 9 aprile a Ivrea, a cura della Giovane Montagna

Foto: Il tenente cappellano don Ernesto Tapparo, ritratto a Srebreno, in terra dalmata, ai confini...

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A Dio, amico carissimo (di Filippo Ciantia)

Roberto Arditti non cercava il centro della scena. Eppure era spesso lì, ospite nei TG e nei talk show, con uno sguardo lucido e una capacità rara di leggere le situazioni senza cedere alla semplificazione o alla sterile polemica. In un tempo di toni accesi, Roberto manteneva uno stile espositivo pacato e analitico, mai urlato.
Per me è stato un saggio collega negli anni di Expo Milano 2015. Contribuì a tenere insieme realtà e narrazione in un contesto inizialmente segnato da polemiche e scetticismo. Ripeteva che “la partita non si gioca solo dentro Expo”, sottolineando come un evento internazionale di tale portata doveva attivare energie più ampie nel Paese. Expo doveva dimostrare che l’Italia sa funzionare quando è chiamata a farlo. Non un ottimismo ingenuo, ma una fiducia esigente.
Un episodio racconta bene la sua libertà di giudizio: la visita al Meeting di Rimini del 2009. Ci arrivò, per la prima volta in carriera, scettico, ma ne uscì colpito. Alle 11 di sera uscendo dai padiglioni fieristici si accorse di una ragazza, seduta da sola su una piccola seggiola di plastica. Scrisse: “Mi saluta sorridendo e mi accompagna alla macchina. È addetta (volontaria, ndr) al parcheggio, capirai che privilegio! Sta lì, con la sua maglietta del Meeting, contenta di quello che fa”.
Da quei giorni una conclusione netta: quella realtà era “un nemico della solitudine di tanti giovani”. Laico com’era e fu fino all’ultimo, sapeva riconoscere i fatti: quella era una realtà cristiana viva, capace di rispondere a un bisogno profondo, quello della solitudine.
I giovani non cercavano né cercano soltanto divertimento o occasioni superficiali. Cercano senso, appartenenza, relazioni che tengano nel tempo. E quando incontrano un’esperienza concreta, fatta di gratuità, di lavoro condiviso, di comunità reale, sono capaci di riconoscerla per ciò che è, senza ridurla a schema ideologico.
Arditti stava nei sistemi, ma senza diventarne prigioniero. Aveva una voce controllata, uno stile asciutto, una chiarezza che rifuggiva l’enfasi. La sua eredità è nel metodo: guardare la realtà, riconoscere ciò che vale, e dirlo con misura. Senza rumore, ma, soprattutto, senza timore.
Te ne sei andato troppo presto. A Dio, Roberto!

La gioia vera nasce dall’incontro col Risorto – Commento al Vangelo di domenica 12 aprile

Immaginiamo quella sera. Le porte sono sprangate. Il buio è doppio: fuori, la notte di Gerusalemme; dentro, la notte della paura.
I discepoli si nascondono, come noi tante volte ci nascondiamo dalle nostre ferite, dai nostri fallimenti, da uno sguardo che temiamo possa giudicarci.
Ed ecco: Gesù passa attraverso le porte chiuse. Non sfonda, non rimprovera, non presenta il conto. Entra e dice: “Pace a voi!”. Non è un saluto qualunque. È un dono. È Lui stesso che si consegna. Quella pace che cerchiamo affannosamente – nel successo, nell’approvazione altrui, nel controllo della nostra vita – non la troveremo che in Lui.
E per noi, nel nostro quotidiano, quali sono le porte chiuse, quali paure ci tengono rinchiusi in noi stessi, lontano dagli altri e da Dio?
Gesù mostra le mani e il fianco: i segni delle piaghe, i segni dell’amore fino in fondo. Non li nasconde, come se fosse imbarazzante ricordare la passione. Al contrario: proprio lì sta la sua identità. Ci apparteniamo, siamo impressi sui suoi palmi. E i discepoli “gioirono”. Non si parla di sollievo, non si parla di stupore: si parla di gioia. La gioia vera nasce sempre dall’incontro con il Risorto.
Poi viene Tommaso. Povero Tommaso; quante volte lo abbiamo condannato troppo in fretta! Ma in fondo, chi di noi non ha mai attraversato una stagione in cui la fede era appesa a un filo, in cui si chiedeva: dov’è Dio in tutto questo?
Tommaso non vuole credere per sentito dire. Vuole toccare. E Gesù, con una tenerezza commovente, otto giorni dopo torna. Torna per uno solo. Tende le sue piaghe e dice: “Metti qui il tuo dito”.
E lì, in quel contatto con le piaghe, scatta la confessione più bella del Vangelo: “Mio Signore e mio Dio!”. Non basta capire con la testa. La fede nasce da un incontro, da una presenza che si lascia toccare. Anche oggi, Gesù si lascia toccare nel fratello povero, nel malato, nell’Eucaristia, e soprattutto nel sacramento della Riconciliazione, dove non è il sacerdote ma Cristo stesso che ci abbraccia e ci guarisce.
E noi, come Tommaso, quando ci siamo lasciati abbracciare dalla misericordia di Dio l’ultima volta? C’è qualcosa che ci impedisce di tornare a Lui con fiducia?
Dio non si stanca di perdonarci. Siamo noi a stancarci di chiedergli perdono. Non stanchiamoci. Le porte chiuse della nostra paura non fermano il Risorto.
Gv 20,19-31
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Ancora a proposito del raggiungimento della intenzionalità e responsabilità nei giovani (di Cristina Terribili)

A fronte dei tanti punti interrogativi nell’articolo della settimana scorsa sull’intenzionalità dei giovani, appare utile, attraverso lo studio delle neuroscienze, comprendere come si sviluppa il cervello e verso quali stimoli si orienta, per prendere decisioni che successivamente diventano azioni e comportamento.
Nell’adolescenza il cervello di un individuo subisce importanti trasformazioni ed è sicuramente ancora in una fase di sviluppo che si completerà intorno ai 25 anni, con il consolidamento della corteccia prefrontale, zona in cui risiedono le funzioni cognitive superiori che consentono la piena attivazione di abilità di pianificazione, di autoregolazione emotiva etc.
Nell’adolescenza dobbiamo però tener conto che il cervello è estremamente sensibile a quel sistema che gestisce la “ricompensa”, cioè che ricerca una gratificazione dai rinforzi positivi che possono esser materiali o sociali. I giovani, inoltre, raggiungono una gratificazione maggiore se ricevono l’approvazione attraverso il consenso del gruppo dei pari, dei coetanei.
Il gruppo, infatti, è talmente importante che la ricerca di connessione emotiva con gli altri potrebbe indurre i soggetti maggiormente isolati o fragili socialmente a mettere in atto comportamenti anche pericolosi, ma tali da ricevere approvazione. Se la ricerca di approvazione può generare comportamenti discutibili può, di contro, essere il volano di comportamenti altruistici e prosociali, ancora una volta se condivisi con il gruppo di coetanei.
Occorre comprendere come solo attraverso l’incoraggiamento, l’approvazione, il coinvolgimento in attività positive e offrendo opportunità in cui il giovane può sviluppare responsabilità sempre maggiori, sia possibile modificare un destino, orientare un percorso di sviluppo, creare un futuro gruppo di adulti socialmente ed emotivamente competenti.
Di contro, l’esposizione a modelli e contenuti non adeguati, la mancanza di dialogo come ponte per poter analizzare le proprie ed altrui emozioni, sono elementi che vanno ad incidere su quello sviluppo cerebrale che nel giovane si va completando.
Forse l’età dell’innocenza dovrebbe terminare con l’età della consapevolezza, con la capacità di sviluppare ipotesi, comprendere le conseguenze di un’azione, collegare situazioni allo stato emotivo provato da chi è direttamente coinvolto dai comportamenti messi in atto e quali sono i pensieri che a queste emozioni si associano. Lasciando dunque ai giuristi la possibilità di valutare quando si perde o si acquista la capacità di intendere e di volere, come comunità educante dobbiamo far tesoro di alcune conoscenze per affiancare i giovani verso un cammino di crescita verso l’autodeterminazione e la responsabilità.

CANAVESE – Al cinema nel weekend

Cuorgnè, Cinema Margherita
Dal 9 al 13 aprile
SUPER MARIO GALAXY
Orario: giovedì 18.30; venerdì 21.15; sab. 16.30-21.15; lun. 18.30-21.15; domenica 15-16.45-18.30
Dal 9 al 14 aprile (no lunedì 13)
THE DRAMA
Orario: giovedì e domenica 21.15; feriali 18.30
Mercoledì 15 aprile
PRIMA DELL’ALBA
Orario: 21.15
Due Città al Cinema
Martedì 14 aprile
HAMNET
Orario: 21.15
Ivrea, Cinema Politeama
Dal 10 al 14 aprile
SUPER MARIO GALAXY
Orario: feriali 18-21.15; sabato 17.15-19.15-21.15; domenica 15.30-17.25-19.20-21.15
Martedì 14 aprile
PORTE APERTE
Orario: 18-21
Effetto Cinema
Mercoledì 15 e giovedì 16 aprile
DUSE
Orario: mercoledì 15-17.30-21; giovedì 19-21.30
Ivrea, Cinema Splendor Boaro
Dal 9 al 13 aprile
FINCHÈ MORTE NON CI SEPARI 2
Orario: feriali 21; sabato 17-21.30; domenica 19.30-21.30
Dal 10 al 13 aprile
… CHE DIO PERDONA A TUTTI
Orario: feriali 18.30; sabato 19.15; domenica 15-17.15
Cineclub
Martedì 14 e giovedì 16 aprile
BUGONIA
Orario: martedì 15-17.10-19.20-21.30; giovedì 15.30-17.40
Valperga, Cinema Ambra
Giovedì 9 aprile
SKI – IL PIÙ GRANDE SKI TOUR DI SEMPRE
Orario: 21
Dal 9 al 13 aprile
FINCHÈ MORTE NON CI SEPARI 2
Orario: giovedì 21; venerdì 21.30; sabato 16.30-21.30; domenica 18.30-21.30; lunedì 19-21.30
Venerdì 10 aprile
BANANA
Orario: 17
Dal 10 al 13 aprile
SUPER MARIO GALAXY
Orario: venerdì 19-21; sabato 16.30-18.45-21; domenica 15-17.15-19.30-21; lunedì 19
Dall’11 al 13 aprile
… CHE DIO PERDONA A TUTTI
Orario: sabato 19; domenica 16; lunedì 21.30

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