Tenuta Roletto
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venerdì 13 Febbraio 2026

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Cercate il Signore voi tutti, poveri della terra

PAROLA DI DIO - Letture dalla Liturgia nella IV Domenica del Tempo Ordinario - Commento a cura della prof.ssa Acide Elisabetta - Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli

Ma quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti

Prima Lettura Dal libro del profeta Sofonìa Sof 2,3; 3,12-13 Cercate il Signore voi tutti, poveri...

DIETRO LO SCHERMO di GRAZIELLA CORTESE

Marty Supreme

Ci ha pensato Donald Trump a uccidere il sogno americano. Però ci rimangono le antiche utopie,...

Il fascino del Carnevale, tempo leggero che precede quello della profondità (di Lorenzo Iorfino)

Qui a Roma il Carnevale passa quasi in sordina. Me ne accorgo ogni anno quando nei forni compaiono le frappe, leggere e fragili, coperte di zucchero a velo. Le chiamano così. Io faccio fatica: per me restano chiacchiere, o bugie, come dice mia nonna da Pettinengo con un sorriso che sa di infanzia. Sono le bellezze delle nostre regioni, che cambiano nome alle cose e le rendono più intime.
In collegio nessuno prepara la valigia per il Carnevale; ho provato a proporre una fagiolata comunitaria, ma l’idea non ha attecchito. Le lezioni vanno avanti, gli esami pure. La vita resta ordinaria, quasi distratta.
Poi penso a un mio amico di Ivrea. Lui ha già programmato il ritorno a casa. Per lui è un appuntamento inciso in agenda mesi prima. C’è un’attesa che lo attraversa, una fedeltà alle sue radici, a una città che in quei giorni si riconosce in simboli condivisi e in riti che tengono insieme le generazioni.
E qui, lo ammetto con un filo di vergogna, da biellese al Carnevale di Ivrea non ho mai partecipato. Ne ho sentito parlare con quell’entusiasmo che ha i tratti epici e gli occhi lucidi. Ho visto immagini, letto racconti, ascoltato descrizioni accese. Ma non sono mai stato lì, in mezzo alla piazza, dentro quella storia che si ripete e si rinnova. Forse anche per questo mi affascina. Ha un sapore diverso… Avrò modo di recuperare.
Il Carnevale, in fondo, è un tempo che rompe il ritmo e concede uno spazio diverso. Ci si maschera. Si gioca. Si esagera un poco. È una sospensione delle parti rigide della vita.
Per noi giovani, abituati a costruire un’immagine e a difenderla, indossare una maschera può diventare un gesto liberante. Per qualche ora ci si permette di esplorare lati nascosti, desideri, paure. Si prende fiato.
Dentro questa leggerezza avverto anche una traccia più profonda. Il Carnevale precede la Quaresima. Viene prima di un tempo essenziale, sobrio, spoglio. La tradizione cristiana conosce il cuore umano: abbiamo bisogno di festa e di silenzio, di piazza e di deserto. La gioia condivisa prepara alla ricerca interiore. Il riso apre alla verità.
Io resto a Roma, spiluccando qualche frappa; il mio amico torna a Ivrea. Due strade diverse negli stessi giorni. In mezzo, una certezza semplice: la festa, quando è vera, ricorda a ciascuno che la vita è più ampia delle nostre maschere. E che dopo il colore e la spensieratezza viene sempre un tempo opportuno per andare in profondità.

Referendum sulla giustizia: sì e no quasi in pareggio, e Vannacci costringe il Governo al voto di fiducia

I sondaggi registrano un sostanziale pareggio nel prossimo referendum sulla giustizia (38 a 37 per il sì, secondo “La7” di Enrico Mentana, con una vasta fascia di incerti e il 50% di astenuti). Ma i toni della campagna elettorale sono preoccupanti ed hanno indotto il Quirinale, garante rigoroso delle istituzioni democratiche, ad un duplice passo: da un lato ha confermato la data del voto (22-23 marzo) proposta dal Governo, dall’altro ha esortato la premier al rispetto della funzione della Corte di Cassazione.
In altre parole, Mattarella vuole evitare una rottura istituzionale tra due poteri dello Stato, Esecutivo e Giudiziario, impedendo che il referendum si trasformi in un processo alla Magistratura, anziché un voto sui temi specifici della legge Nordio.
Da settimane ogni decisione “sgradita” ai partiti di Governo si trasforma in un atto d’accusa “generale” al sistema giudiziario, dalla Corte dei Conti sul Ponte di Messina alla Cassazione, dai giudici di Torino su Askatasuna alla “famiglia del bosco”… Certamente anche i magistrati possono sbagliare, ma non si possono “mortificare” ottomila persone che in questi decenni sono state in prima fila contro il terrorismo, la mafia, la corruzione …, anche con vittime illustri.
Nelle democrazie liberali, contestualmente, l’autonomia della Magistratura evita il potere discrezionale dell’Esecutivo a garanzia di tutti i cittadini (anche perché le maggioranze, nel tempo, cambiano). Non a caso, negli Stati Uniti, l’interventismo di Trump in ogni ambito sta preoccupando anche settori significativi del suo elettorato, contrari ad una gestione partitica o peggio ancora personalistica della Giustizia.
Mattarella ha sostanzialmente richiamato tutti ad una gestione corretta del referendum, nello spirito della Costituzione. Allo stesso modo, sul tema altrettanto delicato della sicurezza e dell’ordine pubblico, ha riconosciuto il diritto della maggioranza a legiferare, ma ha inserito nei provvedimenti clausole precise, nei limiti della Carta Costituzionale. Dal Colle un faro di luce sullo Stato di diritto.
Un altro tema politico delicato è il sostegno dell’Ucraina, dopo quattro anni di invasione russa (è invece sorprendente a fronte di tale dramma il tempo che i leader dedicano al Festival di Sanremo!).
Il Governo, per la prima volta, è stato costretto a porre la fiducia sul decreto di aiuti, anche militari, a Kiev per fronteggiare la dissidenza di tre parlamentari del nuovo partito, filo-russo, del generale Vannacci.
La mossa di “Futuro nazionale” ha colpito soprattutto la Lega, notoriamente in buoni rapporti con Mosca.
Ma anche il “campo largo” è stato toccato per le diverse posizioni di PD e centristi (filo-Kiev) da un lato, M5S e AVS (neutralisti) dall’altro.
Il Corriere della Sera ha sottolineato con preoccupazione le divisioni interne ai due poli sul versante decisivo della politica estera. L’ex premier Renzi, esperto di tattiche parlamentari (ha fatto cadere alcuni governi, oltre il suo), ha colto nella secessione del generale Vannacci un pericolo serio per il cammino del governo Meloni: con sondaggi al 3-4 per cento “Futuro nazionale” può determinare un pareggio tra i due Poli, con Meloni e Schlein (o Conte) senza maggioranza, con la scelta post elezioni del nuovo premier rimessa pienamente al Quirinale.
La novità Vannacci e le incertezze sulle scelte di Calenda (Azione) hanno indotto i due poli a sospendere le trattative “riservate” sulla nuova legge elettorale: il previsto quorum del 45% per ottenere la maggioranza dei seggi parlamentari non appare raggiungibile per le attuali coalizioni. C’è poi l’attesa per le scelte dei riformisti del Pd, dopo i nuovi scontri in direzione con la Schlein. Dopo il referendum sulla Giustizia ci sarà un accordo o la strada è ormai tracciata per la rinascita della Margherita, quarta gamba del “campo largo”?
Ad un anno dalle politiche c’è fermento nei partiti, anche per l’effetto del ciclone Trump, non favorevole ai suoi alleati.

EDITORIALE – Camminare e crescere

Dedichiamo quattro pagine per festeggiare il primo anno di episcopato ad Ivrea di monsignor Daniele Salera. Non un tributo alla persona, non un esercizio di encomio, ma il riconoscimento di una missione che si è fatta strada nel tessuto vivo della nostra Chiesa locale e della nostra comunità civile.
Un vescovo non è mai un protagonista solitario. È un pastore: lo si riconosce e lo si misura dal cammino che aiuta a intraprendere, dalla direzione che indica, dalla capacità di ascoltare. Dalle cronache del nostro giornale, e da quelle altrui, emerge che il vescovo Daniele ha dato un’impronta chiara al suo ministero, una linea pastorale fondata sull’ascolto, sulla prossimità, sulla corresponsabilità… e sulla riconciliazione. Tema centrale della sua Lettera Pastorale.
Nei contributi che abbiamo raccolto emerge che le sue visite a parrocchie, istituzioni, associazioni, l’attenzione ai sacerdoti, il dialogo con i laici impegnati nelle comunità, l’incoraggiamento ai giovani e alle famiglie hanno delineato una Chiesa che non si chiude in se stessa, ma si interroga, si mette in discussione, lavora e cresce.
Ma sarebbe riduttivo limitare lo sguardo ai soli confini ecclesiali. Le testimonianze ci raccontano di un vescovo interessato alla vita della comunità civile; le ferite sociali, le difficoltà economiche, le solitudini accostate con una presenza sobria e dialogante, impegnata a trovare soluzioni. Da qui abbiamo imparato che la comunità ecclesiale non vive accanto a città e paesi, ma dentro di essi.
Il nostro giornale sceglie di sottolineare questo primo anniversario perché crede nel valore pubblico della missione episcopale. Non si tratta di un fatto interno alla sola comunità credente. Quando un vescovo interpreta il suo ruolo come servizio, quando promuove coesione, responsabilità e speranza, il beneficio si riflette sull’intero territorio. Non celebriamo dunque un uomo, ma il ministero che gli è stato affidato. Non esaltiamo una figura, ma un cammino condiviso. Il primo anno di monsignor Daniele Salera tra noi è stato un tempo di semina; e il senso di un anniversario non sta nell’arrivo, bensì nel rinnovare, insieme, la decisione di camminare.

Edizione 12 Febbraio 2026

ANNO CVI – N° 6
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